Essere genitori è considerato il mestiere più difficile. La decisione di avere un figlio ha in effetti avuto sempre una certa importanza e negli ultimi anni la difficoltà è aumentata a causa di motivazioni sociali. Le donne si trovano costrette troppo spesso a sacrificare il lavoro per la famiglia. O viceversa. Non esistono facilitazioni sul lavoro e a volte l’ostacolo è proprio la mancanza del lavoro stesso. Mancano anche delle politiche sociali volte a sostenere le famiglie, un esempio su tutti è rappresentato dal problema di trovare un asilo nido. Giulia Gianni in Stiamo tutti bene ce lo racconta in prima persona, narrando la storia di una “famiglia arcobaleno“.

Giulia Gianni, Stiamo tutti bene, La nave di Teseo, 2017.

Con uno stile diretto e coinvolgente l’autrice ci racconta tutto dal principio. Dei tentennamenti dopo l’idea espressa su una spiaggia spagnola, idea non concretizzata a lungo per i timori della stessa Giulia. Della paura di dare alla luce un figlio in un mondo troppo imperfetto e in una società troppo orribile per far crescere un bambino. Dei timori che aumentano se gli aspiranti genitori sono omosessuali. Questo è il timore più grande della Gianni, un’ansia cui si aggiunge quella legata ai diritti delle coppie di fatto. L’autrice si domanda cosa ne sarà del “nanetto” se dovesse succederle qualcosa. “La bionda”, come chiama la sua compagna, non avrebbe nessun diritto. Il bambino finirebbe in un istituto di suore baffute su biciclette olandesi.

Così l’autrice decide di constatare quanto possa essere pronto il mondo. Inizialmente decide di farlo leggendo i commenti sul web a notizie legate ai diritti omosessuali. Così nel mare magnum dell’omofobia, scopre anche la categoria degli “omafobi”. Quest’ultimi si distinguono dalla frase “non ho nulla contro gli omosessuali ma…”. In seguito allo scambio di opinioni con una di essi, decide di sottoporre un test alle persone che conosce: la prova consiste semplicemente nel dare alla persona la notizia del voler diventare genitore e osservare la reazione.

Avrà così sorprese sia in positivo che in negativo, reazioni che la lasceranno sbigottita e le faranno capire che lei stessa aveva dei pregiudizi. Giulia finalmente si decide, e ci racconta della fecondazione assistita, della gravidanza, il parto, e l’arrivo del piccolo Milo. Proprio durante i primi mesi del bambino inizia ciò che porterà a Stiamo tutti bene. E’ in quel periodo che Giulia decide infatti di scrivere perché un giorno Milo sappia dell’amore che le sue madri hanno messo nel cercarlo, perché un giorno abbia un appiglio a cui aggrapparsi quando la vita si farà dura.

Dapprima Giulia racconta questa storia sotto forma di blog. Un blog, tuttora esistente, che ha ben presto successo. Finchè non viene notato da Elisabetta Sgarbi, la quale chiede a Giulia di scrivere un libro. Così è nato Stiamo tutti bene. Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto. E’ il primo di Giulia Gianni, che lavora nel mondo del cinema e tv, tuttavia si presenta come un possibile successo. Proprio come il blog grazie forse al tono ironico che pur non toglie la possibilità di riflessione sui temi trattati. Per far capire che i bambini stanno bene dove c’è amore, famiglia tradizionale o  famiglia arcobaleno che sia.


FONTI
Giulia Gianni “Stiamo tutti bene. Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto”. La nave di Teseo. Collana Oceani. 20 aprile 2017