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22 ottobre 2018

GLI STATI D’ANIMO COME SOGGETTI DELL’OPERA: ‘LA RISATA’ DI BOCCIONI

GLI STATI D’ANIMO COME SOGGETTI DELL’OPERA: ‘LA RISATA’ DI BOCCIONI

La prima domenica di maggio è la Giornata Mondiale della Risata, istituita nel 1998 per ricordare il senso di solidarietà e leggerezza che si crea tra persone di ogni provenienza, sesso ed età, tramite una risata.

Una famosissima tela intitolata proprio La risata è stata realizzata da Umberto Boccioni (1882-1916) tra il 1910 e il 1911.

La risata, 1910-11, olio su tela, New York, MoMA

Se la ricorrenza mondiale si propone di celebrare il senso di vicinanza che si crea grazie al riso, la tela del pittore futurista ha uno scopo diverso: Boccioni era interessato, in quel periodo, a realizzare una trascrizione emozionale di un sentimento umano, utilizzando linee e colori. Dipingendo La risata non intendeva celebrare la felicità in quanto tale, ma piuttosto concentrarsi sulla pittura di stati d’animo, i quali diventano i veri e unici soggetti della tela.

Nel 1911 Boccioni ha ventinove anni, è un artista di origini calabresi, cresciuto a Roma e formatosi tra la capitale e Milano, dove si sposta nel 1907. A Roma ha conosciuto Gino Severini e Giacomo Balla che lo hanno introdotto alla pittura divisionista. A Milano conosce, tra gli altri, Luigi Russolo e Carlo Carrà, con i quali redige e firma nel 1910 il Manifesto dei Pittori futuristi.

Il 1911 è un anno fondamentale per il Boccioni: il suo stile si modifica velocemente. Dalle pennellate divisioniste allungate, si sposta verso un linguaggio e temi che meglio rispecchiano le idee futuriste: la forza delle macchine, della tecnologia e della città, la velocità con cui la città va a sostituirsi alla campagna – e Boccioni ha un posto d’onore come spettatore, dalla finestra della sua abitazione in Porta Romana,- il dinamismo e il cambiamento repentino dei tempi.
Tutti questi temi confluiscono nel Manifesto e nella pittura futurista.

Boccioni è da un lato interessato a queste tematiche, e dall’altro segue un percorso personale, incentrato sulla pittura degli stati d’animo.
Entrambi questi obbiettivi confluiscono nel suo primo trittico pittorico, di cui La risata fa parte.
È il primo di una serie che si concentra sulla resa pittorica delle emozioni umane, e comprende Il lavoro (La città sale), realizzato tra il 1910-1911; Il lutto, del 1910, e in chiusura c’è La risata, realizzata tra il 1910 e il 1911.
Le date di creazione sono fondamentali: alla fine del 1910 Boccioni compie un viaggio a Parigi, che rivoluziona il suo occhio, la sua mano, la sua pennellata e la sua concezione di pittura futurista. A Parigi vede Picasso e assorbe la scomposizione cubista, di cui fa grande tesoro.

Una volta tornato in Italia riprende alcuni lavori, come La risata, e nel portarli a termine ne rinnova il linguaggio: aggiunge piani scomposti, visioni simultanee di più punti di vista dello stesso soggetto, e l’unica parte che non rispecchia il linguaggio cubista è il volto della protagonista. Se il corpo della donna e l’intera ambientazione sono tagliati da piani e linee, il volto è realistico, perfettamente riconoscibile. Gli altri personaggi che la circondano sono tutti cubisti, coloratissimi come il resto della composizione, in rosso, giallo, blu e verde.
I disegni preparatori all’opera mostrano quanto il viaggio parigino abbia modificato la tela, da ciò che era prima, a ciò che Boccioni l’ha portata ad essere.

Studio per La risata, 1910-1911, matita su carta, New York, MoMA

Attorno alla protagonista si apre la Milano che Boccioni ama e celebra: la Milano della vita notturna, con i tavoli dei locali gremiti di avventori, i bicchieri e le bottiglie di vino scomposte come quelle di Picasso, le luci dei bar come faretti ad occhio di bue che illuminano i palcoscenici dei teatri. La tela è una celebrazione di questa città e della Città futurista.

È anche una prima espressione dello studio di quella poetica degli stati d’animo che vedrà il suo apice con i due trittici del 1911 e del 1912 composti da Gli addii, Quelli che vannoe Quelli che restano.

La risata si concentra sull’emozione dirompente che investe la protagonista e che da lei si dirama a macchia d’olio verso tutti gli altri personaggi. È una forza trascinante, contagiosa, che si appropria di chiunque incontri. L’artista si concentra su questa forza, che rende tramite la composizione ad andamento concentrico, che si apre e si chiude sul volto ridente della donna.
Nella tela sono stati utilizzati soprattutto i colori primari e il verde, tutti in tonalità molto accese e squillanti: l’atmosfera è gioiosa, euforica, quasi delirante.

La risata e il trittico di cui fa parte sono un primo passo verso quella pittura fatta di linee e colori espressionisti che hanno il pieno controllo dell’opera e del suo significato: sono loro che ne esprimono il messaggio, la sensazione e lo stato d’animo.
Sono loro che pochi mesi dopo la realizzazione di questa tela, daranno vita agli altri due trittici rappresentanti le emozioni schiaccianti de Gli addi, Quelli che vanno e Quelli che restano.


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