Marina Ivanovna Cvetaeva nasce a Mosca nel 1892 da una famiglia molto colta e fortemente impegnata nel mondo dell’arte. Il suo talento nella scrittura di poesie si manifesta precocemente: Marina compone i suoi primi versi alla tenera età di sei anni e fin da subito dimostra uno spiccato talento per l’apprendimento delle lingue.

Dotata di un carattere ribelle e fortemente indipendente, ebbe sempre una vita fuori dagli schemi e incline ai trasferimenti. Si sposò a soli vent’anni con Sergej Efron, ma il matrimonio con lui fu molto burrascoso: lei, donna dalla forte e affascinante personalità, aveva molti amanti, sia donne che uomini, mentre lui, ufficiale dell’armata bianca, era spesso costretto a spostarsi per lavoro.  Tra i due tuttavia rimase sempre una forte amicizia e stima reciproca, che li portò a non optare mai per il divorzio.

Marina Tsvetaeva with husband (Sergei Efron) and children (Georgij and Ariadna), Prague, 1925.
Marina Cvetaeva, Sergej Efron e i figli della coppia

L’enorme talento poetico della Cvetaeva viene inizialmente compreso dai suoi contemporanei, ma poi il consenso verso le sue opere va scemando. Le cause di una così cattiva ricezione da parte del suo pubblico sono da ricercare nel suo isolamento (visse per molti anni come emigrata), nella sua personalità orgogliosa che si rifiutava decisamente di schierarsi sia a favore che contro la rivoluzione, e nello stile da lei adottato.

Il suo stile poetico si rivela scarno e austero, continuamente spezzettato da lineette e punti esclamativi, è tuttavia ricchissimo di pathos e di passione. La sua grande familiarità con la storia, la Bibbia e la mitologia si rivela in continui richiami che si intrecciano con le più violente forze primordiali.

Di seguito si riportano due esempi di poesia della Cvetaeva.

La mia strada non passa accanto alla casa – la tua.
La mia casa non passa accanto alla casa – di nessuno.
E tuttavia smarrisco il cammino,
(soprattutto – in primavera!)
e tuttavia mi struggo in mezzo alla gente
come un cane sotto la luna.

Ospite ovunque gradita!
Non faccio dormire nessuno!
Gioco col nonno ai dadi
e col nipote – canto.

Le mogli non sono gelose di me:
io – voce e sguardo.
E per me nessun innamorato
ha costruito un palazzo.

Mi fanno ridere le vostre
grazie non richieste, mercanti!
Innalzo da sola in una notte
ponti e regge.

(Ma quello che dico – non lo ascoltare!
Tutte chiacchiere – di donne!)
Io stessa al mattino distruggerò
la mia creazione.

Palazzi – come un covone di paglia – nulla!
La mia strada non passa accanto alla casa – la tua.

In questo secondo componimento la poetessa riflette sulla connessione fra il suo nome di battesimo, la sua personalità e tutto ciò che è legato al mare.

Chi è fatto di pietra, chi è fatto d’argilla –
Io invece sono fatta d’argento e brillo!
La mia occupazione – è il tradimento, il mio nome – Marina,
io – sono l’effimera spuma del mare.

Chi è fatto d’argilla, chi è fatto di carne –
a costoro la bara e le lastre tombali …
-battezzata nella fonte marina – e nel mio
volo continuamente infranta!

Attraverso ogni cuore, attraverso ogni rete
batte il mio arbitrio.
Io – vedi questi ricci scomposti? –
non sono fatta del sale della terra.

Mi frango sulle vostre granitiche ginocchia
e da ogni onda – risuscito!
Evviva la schiuma – l’allegra schiuma –
l’alta schiuma del mare!

Tsvetaeva


FONTI
Letteratura russa, Silvana de Vidovich. Vallardi, Milano, 2011.
Poesie, Marina cvetaeva, a cura di Pietro A. Zveteremich. Feltrinelli, Milano, 2014.