Anche nel profondo sud degli Stati Uniti d’America, nell’Alabama degli anni Trenta, le famiglie perfette non esistevano, come del resto non sono mai esistite. Infatti è proprio questa la cornice della famiglia Finch, protagonista de Il buio oltre la siepe: Atticus, avvocato della piccola cittadina di Maycomb, è un padre che cresce da solo i suoi due bambini, Jeremy, detto Jem, di dieci anni e Jean-Louise, detta Scout, di otto.

Atticus ha perso la moglie pochi mesi dopo la nascita della sua secondogenita e non si è mai più risposato, dovendo così gestire l’educazione dei propri figli solo con l’aiuto della premurosa e severa governante afroamericana Calpurnia. Questa sua scelta non ha certo mancato di attirare le critiche di tutta la cittadina, per lo più permeata di una mentalità chiusa e retrograda, che accusa l’avvocato di crescere i suoi figli come dei selvaggi. Le critiche si scatenano soprattutto per l’aspetto e le abitudini di Scout: la bambina Finch, infatti, non si mette vestitini da femmina ma preferisce stare in tuta per poter giocare comodamente con suo fratello e il loro amico Dill, e Scout non butta via nessuna occasione per azzuffarsi con coloro che si prendono gioco di lei recando ad Atticus parecchie preoccupazioni.

Atticus, però, per tutta la vicenda narrata nel romanzo, non si preoccupa troppo di tutto ciò e ignora le voci della gente cercando di restare concentrato sui valori e sui principi che vuole trasmettere ai suoi figli e comportandosi sempre come un esempio per loro. Non manca mai di insegnargli l’educazione e il rispetto verso il prossimo, sia loro simpatico o meno, l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, siano bianchi o neri, e l’importanza della lettura.

L’impegno di questo padre single ante litteram riesce a regalare ai lettori dei piccoli personaggi fantastici e specialmente Scout diventa una delle più simpatiche bambine che la letteratura ci ha donato. Perché la storia di questa famiglia ci racconta e ci dimostra come non importa come sia la propria famiglia; ognuno ha i propri drammi e le proprie differenze da sopportare, l’importante è il bene che ci si vuole e l’educazione che si dà ai propri figli, come lo stesso Atticus ricorda in una delle ultime pagine del libro:

“A volte penso di essere un totale fallimento come genitore, ma io sono tutto quello che loro hanno. Prima che Jem guardi a qualcun altro, lui guarda a me, e ho provato a vivere in modo da poterlo guardare onestamente… Se cospirassi a qualcosa del genere, francamente non potrei più guardarlo negli occhi, e il giorno in cui non potrò più farlo saprò di averlo perso. Non voglio perdere lui e Scout, perché sono tutto ciò che ho”.


FONTI
Harper Lee, Il buio oltre la siepe, Milano, Feltrinelli, 1960.