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28 maggio 2018

SIMONE MORO “IL GRANDE ALPINISTA”

SIMONE MORO “IL GRANDE ALPINISTA”

Un’altra grande impresa si aggiunge alla lista dei successi dell’alpinista bergamasco Simone Moro.

E’ il 22 gennaio quando Simone Moro, con la sua fedele partner di montagna Tamara Lunger parte per una nuova impresa, una delle più gelide e pericolose che ci sia: raggiungere la vetta del Pik Pobeda, 3003 metri di ghiaccio e roccia in Siberia. Gli appassionati di montagna (e non solo) sanno bene che questa, di certo, non è la montagna più alta vinta da Simone Moro; bensì, al primo posto si colloca l’Everest con i suoi 8.848 metri, scalata ben quattro volte. A rendere però la vetta Siberiana una delle imprese più ardue e faticose sono le sue difficili condizioni climatiche: una delle zone più fredde della terra che, di inverno, anche a causa delle poche ore di luce, ha toccato i -71, 3°C in uno dei pochi centri abitati, temperatura destinata ad abbassarsi ulteriormente lungo le cime della montagna. Ad allarmare i due alpinisti già prima della partenza sono state proprio le rigide temperature con le quali avrebbero dovuto confrontarsi a breve: “Non oso pensare come sarà sulla granitica montagna che vogliamo scalare nella stagione più fredda dell’anno”, sono state proprio queste le parole di Simone Moro. In queste circostanze non è soltanto necessario un adeguato allenamento fisico, bensì bisogna essere preparati anche mentalmente, poiché, al puro fine di sopravvivere, è necessario dormire e ripararsi in buche scavate nelle neve. Insomma, il tempo (e non solo meterologico) in queste circostanze è fondamentale. Un’impresa tutta il velocità, una corsa contro il tempo durata 7 ore per poter raggiungere la vetta ed ammirare, solo per qualche minuto, l’idilliaco panorama, giusto il tempo di qualche foto per non rischiare di subire troppo le rigide temperature. In 11 ore il loro sogno è stato non solo conquistato, ma anche portato a termine con pazienza e perseveranza. A rendere possibile questa “avvenutra” è stato anche il team (composto dal reporter Filippo Valoti Alebardi e il fotografo Matteo Zanga) pronto ad affiancare i due alpinisti.

Ma quali sono alcune delle più grandi imprese che hanno visto protagonista il bergamasco Simone Moro? 

  • il Nanga Parbat, altrimenti detto “il mangiauomini”. E’ il 2016 quando l’alpinista, all’età di 49 anni, scala 8126 metri in invernale, una vicenda straordinaria compiuta in 10 ore, ad una temperatura di -40°C. Un’impresa alla quale, Simone aveva dovuto rinunciare due volte per le difficili condizioni meterologiche e la paura di non farcela, paura che gli ha salvato la vita.
  • Il Nanga Parbat, però, non è tra i soli ottomila ad essere conquistati in invernale, bensì, al suo fianco, si aggiungono lo Shisha Pangma (8027), il Makalu (8463) e il Gasher-brum (8035).
  • Tra tutte queste conquiste, il K2, però, rimane solo un sogno. Rinunciare a questo nuovo possibile ed unico successo è l’elevato rischio, affiancato da una promessa fatta alla moglie per un negativo presagio.
  • Tra le imprese di Moro, non ci sono solo vette raggiunte, ma bensì anche salvataggi, in particolare quella a Tom Moores:
    “Non sopportavo l’idea di lasciare morire una persona senza nemmeno fare un tentativo, anche inutile, di salvargli la vita. Allora ho detto a Denis di tenermi d’occhio che sarei andato a cercare di recuperarlo. Quando l’ho raggiunto ho capito subito che salvarlo sarebbe stato una brutta faccenda. Era in un posto pericolosissimo per le valanghe, senza guanti, senza pila e cosa ancor più grave senza ramponi.  Mi ha detto di andarmene e di lasciarlo li a morire. In dialetto bergamasco gli ho risposto che con tutta la fatica che avevo fatto per arrivare fino a lì, me lo sarei portato via anche in groppa. E così ho fatto. Era senza ramponi e messo male, per cui non c’era a altra alternativa che caricarselo in spalla e trascinarlo. Senza ossigeno l’ho riportato alla mia tenda, salendo per circa duecento metri di dislivello prima di rientrare alla mia tenda per evitare un tratto troppo pericoloso per le valanghe. È stato uno sforzo tremendo”

Quanto dovremo aspettare per un’altra incredibile e straordinaria impresa dell’alpinista?

 

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