Generalmente sono i film ad essere tratti da libri. L’acclamatissimo La forma dell’acqua costituisce un’eccezione. È infatti appena uscito il romanzo che riprende la storia raccontata nel film. L’eccezionalità ben si confà a Guillermo Del Toro, artista dallo stile e temi non convenzionali.

Guillermo dal Toro

Ne La forma dell’acqua ritroviamo tutto ciò. Del Toro ha infatti creato ancora una volta una favola velata di orrore. La storia narrata riguarda l’emarginazione e la solitudine di creature diverse. In particolare quella di un mostro. Per poi scoprire che il vero mostro sono certi esseri umani.

Il romanzo, scritto a quattro mani da Del Toro e Daniel Kraus, riprende e amplia la favola raccontata nel film. Quella della storia d’amore tra due emarginati. Elisa, la principessa muta che, sopravvive in una vita sempre uguale. L’uomo-anfibio, una mitologica creatura acquatica.

Elisa vive a Baltimora, in un appartamento sopra un cinema. La sua vita è un susseguirsi di giornate scandite dal lavoro come donna delle pulizie presso un laboratorio scientifico governativo. I suoi unici legami sono quelli con il vicino Giles, anziano illustratore di pubblicità, e la collega Zelda. A entrambi la lega la condizione di emarginati, essendo Giles gay e Zelda afroamericana che combatte per i diritti civili.

Se in chiave favolistica Giles e Zelda assurgono alla funzione di aiutanti della protagonista, ovviamente non possono mancare gli antagonisti. Li incarnano il colonnello Strickland e il generale Hoyt. Il primo è a capo della spedizione che vuole trovare l’uomo anfibio, e risponde agli ordini del secondo. Una volta catturato l’uomo anfibio viene trasportato negli Stati Uniti d’America, proprio nel laboratorio dove lavora Elisa. Qui Strickland ne farà oggetto di esperimenti sanguinari.

Mentre Elisa rimasta affascinata dalla creatura anfibia comincerà a fargli visita di nascosto. Gli porterà cibo, cercherà di tenergli compagnia e gli insegnerà a comunicare con il linguaggio dei segni. Scoperti questi incontri a rimanere affascinato è anche lo scienziato Hoffstetler. Il quale è in realtà una spia russa, e tenterà di convincere sia gli americani che, i russi a tenere in vita la creatura. Ma riceverà rifiuti da entrambe le parti. Anzi Hoyt ordinerà a Strickland di vivisezionare l’uomo-anfibio. Elisa deciderà quindi di liberare la creatura.

La liberazione avverrà grazie all’aiuto di Hoffstetler e di Zelda, ed Elisa porta l’uomo-anfibio a casa sua. Dove lo tiene in vita, nella vasca da bagno, grazie ai consigli di Hof

Daniel Kraus

fstetler. Il rapporto tra i protagonisti cresce, con coinvolgimenti anche sessuali. Elisa con Giles pianifica di liberare l’uomo-anfibio dopo qualche giorno. Grazie alle piogge che, allagheranno un canale, dal quale l’uomo-anfibio potrà raggiungere il mare. Nonostante Elisa si sta innamorando dell’uomo-anfibio capirà di doverlo lasciare andare se vuole salvarlo.

Tuttavia Strickland, grazie alle torture, farà parlare prima Hoffstetler e poi il marito di Zelda. Così raggiungerà Elisa, Giles e l’uomo-anfibio. Messo fuori combattimento Giles, Strickland sparerà agli altri due. Tuttavia l’uomo-anfibio auto-guaritosi, ferisce gravemente il colonnello. Mentre la polizia sopraggiunge, l’uomo-anfibio presa Elisa con sé si tuffa in acqua. Trasforma le cicatrici della ragazza in branchie, cosicché possano vivere insieme per sempre.

La storia narrata che ,come film ha avuto un ottimo riscontro,  è non solo originale ma, anche ben raccontata. Caratteristiche mantenute anche nel romanzo. La favola della storia d’amore, non preclude elementi più “dark”. A voler ricordare che la vita non è solo positiva. Come anche l’amore nasconda ombre e difficoltà da affrontare se si vuole tenerlo vivo. Del Toro e Kraus lo raccontano mettendo in luce la condizione degli emarginati, di varia natura e tipo. Di come vengano spesso considerati inferiori. Addirittura mostri,mentre la mostruosità è insita in certi esseri umani, che vorrebbero sfruttare e assoggettare questi cosiddetti “mostri”. Originale è anche aver ambientato una storia d’amore così particolare, durante la Guerra Fredda.

La reciproca comprensione e feeling immediato dei protagonisti è un riflesso di quanto accaduto artisticamente ai due autori. La storia è infatti il frutto di uno scambio di idee tra i due. Guillermo Del Toro pensava a questa storia da quando a sei anni vide “Il Mostro della Laguna Nera”. Sperava il mostro e la ragazza finissero insieme, ma così non fu. Quando Daniel Kraus gli parlò di un’idea che, ebbe a quindici anni, scoprì che era molto simile alla sua. Del Toro, dando forma narrativa all’idea di Kraus, capì sin da subito la portata del progetto sia in forma di libro che di film. I risultati gli hanno dato ragione. “La forma dell’acqua” è un vero capolavoro narrativo.

Una favola, realistica in cui l’amore e i sentimenti salvano dall’emarginazione, in cui c’è spazio per far riflettere su: razzismo, xenofobia, sessismo e maschilismo. Una favola moderna che, alla fine ci ricorda che, a prezzo del coraggio l’amore, è possibile. Quello vero, quello che è tutto intorno.


FONTI
Guillermo Del Toro – Daniel Kraus. “La forma dell’acqua”. Marzo 2018. Tre60 – TEA.