La Scozia è terra nota per i suoi spazi verdi e selvaggi, i castelli pittoreschi bagnati dalla pioggia frequente, i laghi misteriosi e le leggende folkloristiche di fantasmi e fate. Qualcuno potrebbe pensare ai kilt e ai tartan, qualche altro alle cornamuse, al whisky e agli scones… D’ora in avanti, oltre a tutto ciò la Scozia diventerà celebre anche per i suoi dinosauri.

Ebbene sì, secondo un nuovo studio pubblicato sullo Scottish Journal of Geology il 2 Aprile 2018, l’Università di Edimburgo in collaborazione con l’Accademia Cinese delle Scienze ha scoperto 50 nuove impronte risalenti a 170 milioni di anni fa sull’Isola di Skye, a nordovest della Scozia. Le prime impronte di questo gruppo erano già state portate alla luce nel 2016, ma questa volta l’ampliamento della scoperta ha importanza ancora maggiore perché appartengono a due dinosauri – un sauropode dal collo lungo, erbivoro, e un teropode, carnivoro, una specie di “cugino” del Tirannosaurus Rex – che aiuterebbero gli studiosi a approfondire la geolocalizzazione nel tempo e le relazioni tra dinosauri durante il Giurassico.
La scoperta non è importante soltanto per questo aspetto, ma anche perché rivela impronte giganti ritrovate in quella che precedentemente era una laguna, e dunque una zona inusuale in cui i dinosauri erano soliti muoversi, e perché ci sono molte poche tracce di dinosauri risalenti a quel determinato periodo.

Ad alcuni, ora, forse sarà venuto alla mente Nessie, il leggendario “mostro” (forse un plesiosaurus o un elasmosauro sopravvissuto all’estinzione?) divenuto simbolo della Scozia che abiterebbe il Loch Ness, non lontano dalla città di Inverness. La questione se Nessie esista effettivamente o meno è ancora lungamente dibattuta – alcune fotografie che lo ritrarrebbero sono state provate essere dei falsi – ma è anche vero che avvistamenti e notizie su questo particolarissimo essere vivente risalgono persino al VI secolo.

La leggenda del mostro di Loch Ness e le scoperte sempre più importanti degli ultimi anni relative proprio ai dinosauri sono ora una spinta diffusa per il turismo in Scozia, tanto che nel tempo sono state persino organizzate delle conferenze riguardanti l’impatto che Nessie ha sul territorio dal punto di vista turistico ed economico. Si è calcolato che, ogni anno, circa un milione di persone si affaccia sul lago e nella zona circostante a esso attratte dal mito del mostro di Loch Ness, per un fatturato annuo per l’economia locale tra i 25 e i 30 milioni di sterline.

Il turismo però ha anche lati negativi tangibili: già nel 2011 l’Isola di Skye era stata bersaglio di alcuni ladri che avevano razziato tonnellate di roccia dalle scogliere di Bearreraig Bay alla ricerca di fossili di valore, mentre verso la fine del 2016 alcune impronte erano state danneggiate da dei turisti con dell’intonaco.
Sia Nessie sia i dinosauri possono essere utili come fenomeno di marketing per migliorare l’economia e rilanciare un paese, certo: tuttavia non bisogna dimenticare l’importanza del rispetto dell’ambiente, soprattutto quando questo può rivelarsi utile per approfondire un discorso storico e culturale che ha ancora molte lacune. Senza dimenticare che miti e leggende, di solito, hanno un qualche fondamento di verità.

 

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