Il 28 aprile 2018 è scomparsa all’età di 97 anni la stilista Judith Leiber.

Chi era Judith Leiber?

Judith Leiber è nata a Budapest nel 1921 con il nome di Judith Peto, in una famiglia di buona estrazione sociale. Fin da subito appassionata di bellezza, ha iniziato a studiare chimica al King’s College di Londra, con l’intenzione di lavorare nel mondo della cosmetica; purtroppo a causa della guerra, questa sua aspirazione è stata accantonata. Nel ’39, rientrata in Ungheria per le vacanze estive, non ha più potuto lasciare il paese perché ormai la Seconda Guerra mondiale era scoppiata e non voleva abbandonare la sua famiglia. Grazie ad alcune conoscenze è riuscita a diventare la prima apprendista donna di Pessl, un noto fabbricante di borse, da cui ha imparato i segreti del mestiere, capendo come tagliare e modellare la pelle. Il suo talento era tale da essere la prima donna ad entrare nella corporazione dell’artigianato della sua città.

Negli anni della guerra la famiglia Leiber, di religione ebraica, si è frammentata: alcuni zii di Judith sono stati uccisi, altri parenti deportati nei campi di concentramento e persino suo padre è stato portato in un campo di lavoro. Nascosti in un appartamento protetto perché sotto la giurisdizione svizzera, Judith è stata costretta a vivere rinchiusa in uno spazio angusto con altre venticinque persone. Questa situazione non è durata molto: una volta scoperti lei e i suoi familiari sono stati rinchiusi in un ghetto, sotto la minaccia di essere mandati in un campo di concentramento. Solo la liberazione russa ha impedito che si compisse questa fine. In tutto questo durissimo periodo, Judith ha continuato ad immaginare e a disegnare nella sua mente nuovi modelli di borse, per distrarsi dalla terribile situazione in cui viveva e per mantenere la sua sanità mentale.

“I designed handbags in my head to get through the misery”
“Disegno le mie borse nella testa per superare la sofferenza.”

Dopo l’arrivo degli americani, grazie ad un amico di famiglia, ha iniziato a produrre borse per loro, guadagnando dollari con cui pagava gli alimenti e i beni di prima necessità per mantenere la sua famiglia. In quel periodo si è innamorata di un americano, Gerson Leiber, con cui dopo poco si è sposata, trasferendosi con lui a New York.

“She arrived in New York at 26, with nothing but a green toolbox and her ability to build a bag from start to finish.”
“È arrivata a New York a ventisei anni, senza nulla se non una cassetta degli attrezzi verde e la sua capacità di costruire una borsa dall’inizio alla fine.”

Inizialmente la Leiber si è trovata in disaccordo con il modo di lavorare americano, che mirava a copiare borse europee, soffocando così la sua creatività, fino a che si è fatta coraggio e ha parlato personalmente con il capo del sindacato di riferimento. Da quel momento, grazie grazie a questo signore, ha iniziato una brillante carriera nell’azienda della designer Nettie Rosenstein.

Il successo e la Chatelain bag

Quando nel ’53 la moglie di Eisenhower si è presentata all’inaugurazione presidenziale del marito con una borsa ricca di strass e perline, progettata dalla Leiber, il suo nome ha iniziato a circolare sulla bocca di tutti. Negli anni ’60, spinta dal marito, Judith Leiber si è buttata nel mondo imprenditoriale, richiedendo prestiti ed utilizzando diversi suoi risparmi.

Le prime vendite sono andate discretamente bene, ma il salto di qualità è arrivato poco dopo. Grazie al suo ingegno, è riuscita a rimediare ad un inconveniente che prometteva di rovinarla, creando uno dei suoi modelli più iconici. Un ordine di piccole borse in ottone provenienti dall’Italia arrivò con una brutta sfumatura verdognola, al posto del colore d’oro richiesto; questo errore era stato causato da alcuni problemi elettrici, legati ancora alla guerra, così l’oro non si era placcato nel modo corretto. La Leiber però non si è persa d’animo e ha pensato di mascherare la parte compromessa con dei cristalli, creando così la Chatelain bag, che è stata da subito apprezzata molto nel mercato e che è diventata uno dei pezzi più richiesti e venduti.

Da quel momento la Leiber ha iniziato a sperimentare con materiali svariati, dalle conchiglie alla seta giapponese, facendo largo uso dei cristalli Swarovski.

Riconoscimenti

Nel 1993 è stata la prima designer di borse a vincere il premio Lifetime Achievement dal Council of Fashion Designers of America (CFDA) e nello stesso anno la sua società è stata venduta per 18 milioni di dollari. La scelta di vendere è stata causata principalmente dal fatto che gli artigiani qualificati per svolgere il lavoro da lei richiesto iniziavano a scarseggiare, questo le ha permesso di andare in pensione nel 1998. La società della Leiber al momento appartiene ad Authentics Brand Group, che continua ancora oggi a vendere borse ispirate ai modelli della sua creatrice.

Il frutto del genio della Leiber perdurerà nel tempo, grazie al museo aperto nel 2005 da suo marito, il cui obiettivo è quello di riuscire a possedere tutti gli oltre 3500 disegni dalla stilista; grazie alle donazioni dei fan, ogni anno la collezione si arricchisce, consentendo di avvicinarsi all’obiettivo preposto.

Le sue borse sono spesso state esposte come opere d’arte nei musei, anche al Metropolitan, ma lei si è sempre opposta a questa considerazione apprezzamento, preferendo che le sue borse continuassero ad essere viste come il semplice lavoro di un’artigiana.

Di certo le borse che più passeranno alla storia sono quelle da sera, raffiguranti animali, frutti, uova e conchiglie, ovviamente tutte ricoperte di piccoli strass.

 

Le sue borse sono state viste addosso ad alcune delle donne più famose al mondo, ad esempio Greta Garbo, Diana Ross e persino la regina Elisabetta II ha scelto di usarne una durante una visita in California. Raisa Gorbachev, la moglie del leader sovietico, ricevette una borsa Leiber da Barbara Bush, cliente affezionata, così come Nancy Regan e Hilary Clinton. Alla domanda se portasse borse non fatte da lei, Judith Leiber era solita rispondere:

“I either carry my own or a paper bag, and I won’t carry a paper bag, so you figure it out.”

“O uso le mie borse o i sacchetti di carta, e io non userò mai un sacchetto di carta, quindi fai tu.”