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17 agosto 2018

Un museo in un museo: il Museo dell’Innocenza al Bagatti Valsecchi

Un museo in un museo: il Museo dell’Innocenza al Bagatti Valsecchi

Il titolo non è un gioco di parole, ma racconta proprio quello che sta succedendo a Milano, dove il museo Bagatti Valsecchi sta ospitando non solo una mostra, bensì un’intero museo.

Avete capito bene. Il museo ospite è il Museo dell’Innocenza di Istanbul.
Ma non è finita qui, il fatto è ancora più insolito, poiché il Museo dell’Innocenza non è solo un museo, ma un museo-romanzo: un museo nato da un’opera letteraria.

Il Museo dell’Innocenza, Orhan Pamuk

Andiamo per gradi. Nel 1990 circa, lo scrittore turco Orhan Pamuk ha l’intuizione di iniziare a lavorare su un testo che potesse essere anche un museo, o viceversa.
Comincia così a raccogliere oggetti di ogni tipo, che gli siano d’aiuto nella costruzione della narrazione, utilizzandoli come punti di connessione fra le varie parti del romanzo.

“Più oggetti raccoglievo, e più scrivevo”, racconta l’autore, insistendo sul fatto che romanzo e museo “fisico” sono nati e cresciuti simultaneamente.
Il libro esce nel 2008 con il titolo Il Museo dell’innocenza. Quattro anni dopo, nel 2012, inaugura il museo vero e proprio.

Museo dell’Innocenza, Istanbul

Il romanzo narra una storia d’amore tra il protagonista, Kemal e la bella Füsun. Il racconto si sviluppa proprio attraverso il percorso di collezione e sublimazione dei vari oggetti, fino a svelarci la vera professione di Kemal: è un collezionista. Negli ultimi capitoli, svelerà che il motivo per cui ha deciso di creare un museo è il voler raccontare l’eterno amor che move il sole e l’altre stelle.

Una delle teche del Museo dell’Innocenza, Istanbul

I visitatori del museo possono seguire questo fil rouge romantico e – a tratti – malinconico, attraverso diverse teche, legate ciascuna ad un capitolo del libro.

Ventinove delle ottantadue teche del Museo dell’Innocenza danno vita ad un museo nel museo, creando un vero e proprio dialogo con le straordinarie collezioni di Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi.

Anche il museo Bagatti Valsecchi è frutto di una storia di collezionismo. Una casa-museo – così viene presentata sul sito – che ha come protagonisti due fratelli: i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, appunto.

L’ingresso del Museo Bagatti Valsecchi, Milano

Dagli anni 80 del XIX secolo, i due si dedicarono alla ristrutturazione della dimora di famiglia, situata nel cuore di Milano, tra via Gesù e via Santo Spirito. Nel frattempo, i fratelli iniziarono a collezionare dipinti e manufatti d’arte vari, con l’intento di allestire la loro casa, una volta terminata.

Dopo la morte di Fausto e Giuseppe, la casa fu abitata dai loro eredi fino al 1974. Dall’anno seguente, Pasino – uno dei figli di Giuseppe – decise di costituire la Fondazione Bagatti Valsecchi, donandovi l’intero patrimonio artistico raccolto fino ad allora.

Gabinetto delle Curiosità, Johann Georg Hainz, 1666 – Hamburg, Kunsthalle

La collaborazione tra le due realtà mussali non è solo un’esposizione, ma un viaggio.
A chi ha studiato un po’ di storia dell’arte, sarà facile ricollegare queste teche al fenomeno delle wunderkammer (in italiano camera delle meraviglie).

Dal Cinquecento, non solo teche ma interi ambienti erano destinati alla conservazione di oggetti dalla fattura straordinaria, ad opera di nobili e collezionisti.

Si potrebbe dire che le wunderkammer siano state il primo stadio dello sviluppo del concetto di “museo”. Di certo non ne rappresentano i criteri di sistemazione e metodo, ma molte di queste stanze diventarono i primi spazi messi a disposizione del pubblico, dopo essere stati ereditati da privati.

Una delle teche del Museo dell’Innocenza, Istanbul

Qualsiasi fosse l’origine di questi oggetti, venivano tutti racchiusi sotto un’unica categoria: mirabilia, ovvero cose che suscitavano la meraviglia.

Ecco che al Bagatti Valsecchi abbiamo una wunderkammer piena d’amore e memoria.

Questa “dislocazione museale” prende il titolo di Amore, musei, ispirazione. Il Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk a Milano e sarà visitabile fino al prossimo 24 giugno, in via del Gesù 5.


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