La Trap e l’Indie si concentrano su due aspetti completamente diversi: il primo sulle basi, il secondo sui testi. Però molti fan dell’Indie iniziano a preferire, ammettendolo in parte, il genere più odiato del momento.

Infatti le classifiche di Spotify Italia mostrano un aumento sempre maggiore di ascolti per la Trap e una diminuzione per l’Indie; un fatto che non si può giustificare replicando che sono solo i giovanissimi ad ascoltare questa nuova branca dell’hip hop, dato che le classifiche per età dimostrano che fan di Ghali e Sfera si trovano facilmente tra tutte le fasce.

Ma per quale motivo l’Indie sta perdendo terreno rispetto a questo nuovo genere? E poi, che cosa s’intende davvero per Indie italiano? Il termine Indie dovrebbe richiamare unicamente il modo in cui il suono è prodotto, cioè in modo indipendente dalle grandi etichette discografiche e dalla cultura mainstream, eppure con il tempo ha assunto anche un significato (improprio!) che lo porta ad essere considerato come genere musicale. In realtà infatti, le uniche vere somiglianze tra i diversissimi artisti che appartengono a questo genere riguardano i testi, caratterizzati dall’incertezza nei confronti del futuro che sfocia in moralismo e desolazione, spesso didascalici e con riferimenti concreti alla realtà quotidiana. Per fare qualche esempio:

Quindi, anche se l’Indie italiano non può essere rigidamente definito attraverso specifiche tematiche e regole retoriche, certe similarità rimangono evidenti e, forse, sono proprio queste ad aver reso l’Indie italiano un po’ sterile. Molti artisti hanno iniziato a omologarsi con la conseguenza che le novità sono davvero poche. Per di più è evidente come l’eccessiva serietà dei testi abbia portato ad una ricerca, da parte del pubblico, di brani più “ballabili” e superficiali.

Un primo segnale di questo cambiamento è da far risalire proprio al più famoso cantante indie, Calcutta, che ha fatto aprire alcuni suoi concerti da Rkomi. Ma si può anche notare il grande successo ottenuto da artisti che si trovano a cavallo tra i due generi – come Liberato e Carl Brave x Franco126 – che per l’appunto, dimostra un certo mutamento nelle preferenze musicali.

E, in effetti, anche i grandi artisti della Trap italiana presentano influenze dell’indie nostrano. Infatti se la Trap americana dà assoluta importanza alla base, presentando testi estremamente offensivi e vuoti, in quella italiana, con le dovute eccezioni, i testi hanno anche una loro importanza. Prendiamo come esempio i due trap boy più famosi del momento: Ghali e Sfera Ebbasta. Nell’ ultimo album di quest’ultimo, Rockstar, se si scava oltre lo strato di Sciroppo e Sprite, si può leggere anche il racconto di un ragazzo giovanissimo che dai palazzi desolanti di Cinisello Balsamo ha cambiato finalmente la sua condizione.

Rockstar, terzo album in studio del cantante è stato pubblicato il 19 gennaio di quest’anno.

“Ho sempre immaginato una fine diversa
Quando i soldi non bastavano per la spesa
Quando poi è morto pà ho detto: “Sono un uomo”
Anche se non mi son riuscito a tenere un lavoro
E me ne andrò su un jet, lontano da casa
Ma almeno sono riuscito a far ridere mamma”

Per non parlare di quell’altro “mammone” di Ghali, che ha migliorato la sua situazione, raccontando la propria storia nei suoi testi. Egli non ha rappresentato unicamente quella realtà di degrado e povertà che conosce solo chi vi è rinchiuso, ma, come ha scritto Saviano, è anche “il ragazzo che canta l’islam e i migranti”. E in effetti è vero, come in Mamma:

“Qui chi governa gli sofferma la sua penna
Gli calpesta la sua stella e lo sotterra
C’ha scritto Italia sulla felpa, scappa in fretta
Lascia mamma, fra e sorella, il suo quartiere, la sua terra
[…] Ahi ahi ahi, mare o mare, ti prego non ti agitare o annego
Mi raccomando che arriva, portalo in salvo a riva”

Ghali non manca mai di dedicare le sue vittorie a sua madre, con cui ha superato insieme un’infanzia difficile per le difficoltà familiari ed economiche.

Insomma anche nella trap italiana troviamo quel gusto per il realismo e quel senso di incertezza che tanto piace all’indie, ma sicuramente con un tocco (o meglio una sberla) di ignoranza in più, come in una canzone di uno dei due trap boy citati sopra.

“La macchina su cui mi portano fra non ha il tet
La tipa che ti sei portato, fra, non ha le tet
Tutti gli anni dici che è il tuo anno poi non cambia niente
Resti lo stesso minchione di sempre (Ahah, ah)”

Allora forse non c’è poi così tanto da stupirsi di questa inversione di gusti del grande pubblico: in fondo noi italiani ci risolleviamo sempre dai blocchi creativi dando uno sguardo un po’ malinconico alla nostra realtà. Certo, non parliamo del Verismo di Verga o del Neorealismo di Rossellini, ma sicuramente il modo frivolo con cui la trap italiana rappresenta la nostra quotidianità nelle sue sfaccettature belle e soprattutto brutte è una ventata di aria fresca in confronto al realismo dell’attuale indie italiano che, salvo qualche eccezione, non mostra particolari innovazioni.

“Oh eh oh, io t.v.b. cara Italia
Oh eh oh, sei la mia dolce metà”


 

CREDITI:

copertina 1 e 2

Immagine 1

Immagine 2