Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è certamente uno dei romanzi più famosi della letteratura americana e moderna in generale. Più definibile un romanzo breve, o racconto lungo, o, se avessimo un equivalente del termine russo, una povest. Può sembrare capzioso soffermarsi su questi dettagli terminologici, ma in questa particolare sede non lo sarà. Perché andremo a interrogarci proprio riguardo la dimensione del libro, sospeso – a nostro parere – fra romanzo e racconto.

Il racconto è un testo fruibile possibilmente in una sola emissione di lettura, che ruota intorno a un nucleo forte e si sviluppa soprattutto per immagini e non ha elementi “superflui”. Il romanzo al contrario richiede più sedute di letture, ha più centri, si snoda soprattutto per idee e possiede una cornice più elaborata. Queste due brevi definizioni servano solamente per destreggiarsi meglio nel discorso. È evidente che un autore debba avere ben chiaro a quale delle due forme si voglia riferire prima di iniziare a scrivere. La questione romanzo breve/racconto lungo non inganni: non sono esempi di “confusione” da parte dell’autore, ma forzature consapevoli del contenitore. Un racconto lungo ha le forme del racconto ma lo arricchisce oltre gli standard, mentre il romanzo breve mantiene le linee-guide del romanzo concentrandole maggiormente. Ma il discorso vale sempre nel caso in cui l’autore abbia ben chiaro con cosa si stia confrontando, e forse ciò non è sempre vero. Sbandamenti possono capitare ai cattivi autori, ma anche ai grandi, per questo parleremo de Il grande Gatsby sotto questa particolare luce.

Analizziamo brevemente la trama del libro e il modo in cui viene svolta. Tutta la prima metà serve a costruire lo scenario nel quale si muoverà l’azione. Conosciamo Nick, Daisy, suo marito, facciamo l’incontro con il magnifico e misterioso Gatsby, attraversiamo New York e Long Island. La prima metà costruisce e crea l’atmosfera, ma lascia ancora i contorni profondamente sfumati, contorni da riempire con una sostanza necessaria, poiché questi contorni sono stati creati. Diremmo senza dubbio (se idealmente non avessimo il libro fra le mani e quindi non sapessimo quante pagine mancano alla fine) che ci troviamo di fronte a un romanzo. Il ritmo è quello e il procedimento pure. E la parte centrale conferma. Ai pochi elementi ottenuti su Gatsby si aggiunge il flash forward del narratore che ci anticipa la sua intera storia, che invece nella finzione narrativa gli verrà raccontata a fine racconto. Ma proprio dopo questo momento avviene uno strappo veramente improvviso. Daisy smette di apprezzare le feste di Gatsby e questi ne è distrutto, smonta il carosello e ci prepariamo ad un cambiamento negativo, a una fase discendente, ma avviene l’opposto. I due riprendono a vedersi e rinasce l’amore, ma in una manciata siamo di fronte alla scena regina del libro: quella nella stanza d’hotel a New York con tutti i protagonisti riuniti e sfiniti dalla calura estiva, pronti per far esplodere il dramma. Dramma che esplode senza che il lettore riesca a stare dietro al suo crescere, e in un attimo c’è stato un omicidio e ne sta venendo covato un altro. Ecco lo strappo.

La sensazione forte che prova il lettore attento è quella di confusione. La sensazione è che Fitzgerald abbia iniziato un romanzo e abbia concluso un racconto. Alle pennellate minuziose e liriche della prima parte si alternano gli sprazzi potenti e roboanti della seconda, tutta estro e voli poetici. Quel “bagliore verde” che viene inseguito sul molo nella memorabile ultima pagina diventa simbolo dell’ispirazione dello scrittore, che scrive seguendo il senso poetico della narrazione, fra alti e bassi. Quel bagliore verde ha suggerito a Fitzgerald un ritmo per l’inizio e uno per la fine, e lui, da vero sacerdote della poesia pura, ha seguito il consiglio, lasciando perdere la coerenza narrativa. Certamente dobbiamo essergliene anche grati, perché altrimenti avremmo perso per sempre frasi indimenticabili e immagini di altissimo valore, ma non possiamo fargliela passare completamente liscia. Il Grande Gatsby, per quanto sia un libro di incredibile importanza, è anche un libro narrativamente incoerente e strutturalmente debole, purtroppo dobbiamo ammetterlo.


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