A cinquant’anni esatti dal 1968, può essere interessante vedere come gli eventi di quel periodo abbiano influenzato la scena musicale. In Italia, Francesco Guccini ha deciso di cantare un evento specifico: la primavera di Praga. Il pezzo omonimo, Primavera di Praga, esce nell’album Due anni dopo (curioso che siano passati proprio due anni dal ’68). A ridosso degli eventi, il brano è carico di echi storici e trasmette alla perfezione i sentimenti generali del periodo.

Sono molti gli avvenimenti che stavano scuotendo il mondo nel 1968. Di certo, da parte di Guccini, la scelta di trattare proprio la primavera di Praga è simbolica. Dopo l’ascesa di Dubček nel gennaio del 1968 in Cecoslovacchia, il tentativo di far passare una linea più morbida, un “comunismo dal volto umano”, ebbe vita breve. Nella notte tra il 20 e il 21 agosto, infatti, il sogno andò in frantumi con l’invasione delle truppe del Patto di Varsavia. La non risposta dei Paesi occidentali fu un chiaro segno di debolezza dovuto agli equilibri fragili della Guerra Fredda.

In un clima così teso, di insicurezze e di rabbia giovanile, Guccini riprende un fatto ancora più particolare. Come segno di protesta un giovane studente in filosofia, Jan Palach, decise di darsi fuoco nella piazza San Venceslao nel 1969. Nella sua interpretazione, Guccini lo paragona in modo geniale a Jan Hus, teologo seguace di Wyclif e considerato pioniere della riforma protestante, arso sul rogo nel 1415. Il testo di Primavera di Praga recita, infatti: “Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava/All’orizzonte del cielo di Praga”. L’atmosfera rievocata è tetra, come doveva essere la visione del futuro di questi giovani ormai disillusi.

A creare gli effetti di angoscia e di pesantezza della canzone contribuiscono sia le sonorità scelte sia il testo, ricco di interrogative che rimangono senza risposta. L’accompagnamento, affidato a una chitarra acustica, lascia pieno spazio alla voce e alle parole che si stagliano piene e colpiscono subito. Le strofe contestualizzano, raccontano l’abitudine e la quotidianità che attraversa Praga:

Come ogni giorno la notte arrivava
Frasi consuete sui muri di Praga

Tutto cambia con l’irruzione di quel “ma“, che ci introduce al primo ritornello. Subito colpiscono il fumo e il fuoco, che invadono la scena e trasformano lo scenario. Di colpo siamo nella piazza in cui Jan Hus si dà fuoco, siamo nel clima diffuso in quegli anni. Nel finale, seppure sempre con un dubbio creato dall’interrogativa, si apre un qualche barlume di fiducia verso il futuro:

Dimmi chi era che il corpo portava
La città intera che lo accompagnava
La città intera che muta lanciava
Una speranza nel cielo di Praga

Le capacità evocative di Guccini traspaiono già nei suoi primi lavori. Ricordiamo che Due anni dopo è il secondo album del cantautore: le sue conoscenze storiche e letterarie, nonché le sue abilità poetiche, si possono cogliere e verranno amplificate nei suoi album successivi. L’impegno politico di un cantautore come Guccini ci permette ancora oggi di ripercorrere delle tappe storiche importantissime e di proiettarci nel vivo di quello che doveva essere il malcontento del tempo. Ancora oggi, grazie alle parole di Guccini, Jan Palach rivive e assieme a lui riprendono vita i suoi ideali e le sue speranze.