07:05 am
28 maggio 2018

Sto Festival: la testimonianza di tre manager di successo

Sto Festival: la testimonianza di tre manager di successo

Venerdì 16 marzo alla Fabbrica del Vapore di Milano si è svolta una serie di conferenze riguardanti la situazione del rap italiano, organizzate da una giovane pagina Instagram, Sto Magazine, grazie alla collaborazione di Storie digitali. Sul palco si sono susseguiti numerosi artisti, produttori e grafici impegnati nel mondo della musica. Inoltre, hanno raccontato la loro esperienza ad Antonio Dikele Di Stefano tre dei più importanti manager della scena urban italiana: Mattia Zibelli, Paola Zukar e Amede Bamba.

Paola Zukar, nata a Genova e laureata in pedagogia, è una donna molto ambiziosa. È presente sulla scena dagli anni novanta, quando collaborò a progetti molto rilevanti per diffondere la cultura hip hop in Italia, come ad esempio Aelle (fanzine di riferimento per gli appassionati del genere che ha smesso di essere pubblicata nel 2001). Senza internet era tutto più difficile: prima del 2006 c’era tanto da fare, un’enorme energia non convogliata nella direzione giusta, come spiega in RAP, libro che ha scritto l’anno scorso.

Dal 2005 è a capo di Big Picture Management, con cui ha prodotto artisti quali Fabri Fibra, Marracash e Clementino. Per lei la pazienza è una delle qualità più importanti insieme alla diplomazia, in questo ritiene che l’essere donna l’abbia aiutata: in un mondo lavorativo di uomini, infatti, ritiene la sua capacità di mediare intrinseca. Dal suo punto di vista, brand e artista sono due figure differenti: non credendo nella forzatura del primo, molto spesso ha deciso di non scendere a compromessi pur di non modificare la percezione che il pubblico aveva di un suo determinato artista. Nel breve periodo questa mossa può diminuire le opportunità di guadagno, ma nel lungo periodo permette di mantenere la credibilità e di affrontare anche i momenti di difficoltà.

Un aneddoto interessante è stato il racconto di quando, tre anni fa, Fibra la informò di non volere promuovere in alcun modo un disco così scuro come Squallor: l’album uscì a sorpresa su iTunes a mezzanotte, senza alcun tipo di preavviso. Ciò nonostante, grazie ad una fan base solida e numerosa, riuscì ad ottenere il disco d’oro. In quanto manager, ella avrebbe potuto cercare di far cambiare opinione al suo artista, ma decise, vista l’estrema fiducia reciproca e i positivi risultati che avevano caratterizzato i lavori precedenti, di prenderne semplicemente atto. Inoltre, la major in questione, la Universal Music, accolse positivamente la notizia, senza mettere alcun tipo di pressione.
Riguardo al presente, Paola Zukar ha da poco aperto una web radio interamente dedicata al rap italiano, TRX radio, in collaborazione con artisti quali Ensi e Salmo, scaricabile via App. Essa si prefigge l’obiettivo di offrire musica selezionata e ricercata, accompagnando gli ascoltatori, ormai soggetti a una quantità infinita di alternative in cui è difficile muoversi, specie se giovanissimi.

Amede Bamba è il manager di Ghali, Capo Plaza (di cui ha annunciato il nuovo album 20, come l’età del giovane rapper salernitano, in uscita il 20 aprile) e Johhny Marsiglia, rapper attivo da una decina d’anni, ma più osannato dalla critica che non per effettivi riscontri di vendita. Amministra l’etichetta Sto Records. Il rapporto con i suoi artisti ha a che fare col branding, le agenzie discografiche e la prenotazione delle serate per i concerti. Riguardo la scelta dei promoter, questi sono selezionati in base a diversi fattori, in quanto la parte live oggigiorno, per come è diventato il mercato, risulta essere sempre più importante. I punti che vengono toccati sono: il calendario, i contatti e la produzione. Una soluzione a un tale meccanismo (il primo ad accorgersene fu Guè Pequeno 7 anni fa) sono i dj set: eventi più brevi e meno complessi, la cui organizzazione è nelle mani delle discoteche e non dell’agenzia che organizza il tour dell’artista.

Nel corso dell’intervista, come prevedibile, le domande sono state soprattutto riguardanti lo straordinario successo ottenuto da Ghali negli ultimi due anni. È stato definito “l’unico suo collaboratore capace di avere una concreta influenza nelle scelte imprenditoriali ed artistiche” della nuova stella nascente del pop italiano. In particolare, è stata raccontata la trattativa che ha portato l’artista italo-tunisino a collaborare con Vodafone. All’inizio, la proposta era una sorta di marchetta, in cui in alcun modo sarebbe emerso il suo lato artistico, ma poi si è giunti ad un compromesso che potesse portare effetti positivi a entrambe le parti coinvolte. Cara Italia allora non era ancora nata, c’era solo il ritornello: da lì è uscito un pezzo capace di ottenere 4.2 milioni di visualizzazioni in 24 ore (record per un video italiano) e di arrivare alla posizione numero 10 in classifica mondiale Youtube.

Mattia Zibelli ha iniziato nel 2001 spostando scatoloni in Best Sound, etichetta di Franco Godi sotto il cui contratto vi erano, tra gli altri, Articolo 31 e Gemelli DiVersi. Quando gli Articolo si sono sciolti tra il 2005 e il 2006, lui ha proseguito con Ax e ha imparato soprattutto sul campo. Un manager capisce che c’è bisogno di separarsi dall’artista quando non c’è più alcun tipo di valore aggiunto nel suo operato: nel caso specifico, con Ax era venuto meno il feeling e, così, il sodalizio si è rotto durante la pausa che il rapper si prese tra il 2013 e il 2014. Il suo ruolo è quello di motivare il cantante e organizzargli il lavoro, permettendogli di concentrarsi solamente, o quasi, su lato artistico. Dal suo punto di vista, una figura simile è determinante e per certi versi indispensabile, ma, con umiltà, ha affermato che in fin dei conti il merito per eventuali successi rimane dell’artista. Egli è disposto a lavorare anche senza alcun tipo di compenso se crede nel progetto, ed è quello che sta facendo con alcuni artisti. Nel suo caso, non ha mai dovuto ricercare artisti da inserire a roster, è sempre stato scelto. Si tratta sempre di affinità, l’ultima parola alla fine spetta all’artista, perché detiene maggiore potere contrattuale. Una carriera più lunga, significa una carriera più difficile, ma anche più costruttiva, in quanto c’è una visione comune.

Attualmente lavora per Neffa, Federica Abbate, ma soprattutto, per Baby K. Zibelli non conosceva la cantante, al secolo Claudia Nahum, e per di più non aveva mai lavorato con una donna. In merito al fenomeno Roma-Bangkok, singolo da nove dischi di platino e il più venduto tra quelli italiani dal 2010 ad oggi, la domanda è stata quanto di questo successo fosse stato pianificato. All’inizio il brano non andò bene: furono, racconta, “venticinque giorni di pura apnea”, in cui navigavano a vista. Galeotto fu il Coca Cola Summer Festival, grazie al quale il pezzo arrivò alla gente. Da lì le radio non poterono più ignorare la volontà popolare e in poco tempo il pezzo divenne la hit estiva di quell’anno.

Negli anni ‘90 andavo spesso in America per poter partecipare a seminari sul rap tipo “How Can I Be Down?” o “Vibe Music Seminar”. Era l’unica possibilità per incontrare artisti e personalità della scena rap americana, per scambiarsi opinioni e biglietti da visita ed ascoltare le esperienze di chi lavorava o creava la musica che più mi piaceva. Venerdì 16 marzo a Milano, grazie all’impegno di @antoniodikeledistefano e della crew di @sto_magazine c’è stato qualcosa di parallelo a quegli appuntamenti oltreoceano che tanto mi hanno insegnato. Onorata di essere stata invitata da Antonio al panel sul management con i miei colleghi @mattiazibelli e @amedeking. Una menzione speciale ai ragazzi e alle ragazze che sono intervenuti con la stessa curiosità e voglia di ascoltare che avevo io oltre vent’anni fa. 💯

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La testimonianza di tre personaggi così influenti nel mondo musicale, portata a tantissimi giovani e giovanissimi accorsi all’evento di Storie Digitali, è stata un’esperienza preziosa. Si sono toccate con mano le difficoltà e le incertezze che caratterizzano una simile professione, dettate in primo luogo dall’imprevedibilità del rapporto con i propri collaboratori e dell’esito di un determinato progetto, dipendente in fondo sempre da un aleatorio giudizio popolare. Inoltre, non esiste un cursus honorum adatto o sicuramente efficace per potersi muovere con destrezza in questo ambito: per intraprendere un simile percorso perciò fanno comodo una buona dose di consapevolezza e coraggio, ma servono anche passione e determinazione, senza dimenticarsi della rilevanza assunta da intuito e fortuna.

 


FONTI:

Lettura del libro Rap Una storia italiana, di Paola Zukar (2016)

Appunti presi presenziando al Festival il 16 marzo 2018 alla Fabbrica del Vapore di Milano

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CREDITI:

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immagine 2 © Cosimo Nesca

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