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26 aprile 2018

C’era una volta in America: meglio un sogno consolatore o la dura realtà?

C’era una volta in America: meglio un sogno consolatore o la dura realtà?
Once upon a time in America - Robert De Niro

L’ultimo grande capolavoro di Sergio Leone, ‘C’era una volta in America’, è un film magniloquente che attraversa 40 anni di storia americana per parlare delle turbolente vite di due gangster e delle loro disavventure alternate tra amore, denaro e potere. Max e Noodles si conoscono da giovani nei bassifondi di New York e insieme si addentrano nel mondo della malavita. Con il tempo cominciano i primi problemi fino a che non avverrà un fatto che stravolgerà per sempre le loro vite. La storia, strutturata in tre atti narrativamente sconnessi tra loro e alternati da flashback, si conclude con i due protagonisti ormai anziani che dopo decenni si incontrano per l’ultima volta. L’estremo finale, un flashback che rimanda al passato, è stato a lungo dibattuto per via dei contenuti poco chiari e si ricollegherebbe a un sogno fatto dallo stesso Noodles. Sembrerebbe che gran parte degli eventi narrati del film siano frutto della sua immaginazione.

Noodles anziano scompare portandosi dietro quasi mezzo secolo di ricordi. Uno stacco di montaggio e ritorna trentenne, sdraiato nella fumeria d’oppio dov’era solito recarsi quando voleva abbandonarsi ai suoi tormenti. Completamente assuefatto dalla droga si lascia andare a un misterioso sorriso. Si è immaginato la sua vecchiaia, i suoi più grandi problemi. Molti elementi sarebbero a favore della teoria del sogno e negherebbero alla storia una dimensione veritiera. Ognuno di questi è riconducibile all’assunzione dell’oppio da parte del protagonista e alle conseguenze quali allucinazioni o visioni. Il film si apre con una lunga sequenza, ripresa poi verso la fine, nella quale un telefono squilla incessantemente. Esattamente nel momento in cui il telefono smette di suonare, il protagonista si sveglia in preda ad una forte agitazione e viene soccorso da un inserviente che lo aiuta a immergersi di nuovo nelle sue visioni. Tutto quello che avviene in seguito, che nella storia corrisponde ai fatti ambientati negli anni ’60, è frutto degli effetti dell’oppio. Noodles immagina il suo ritorno a New York e il tradimento dell’amico Max, la sua vita piena di fallimenti e inconsciamente manifesta il proprio senso di colpa per la morte dell’amico. Immagina le auto degli anni ’30 che sfilano rombando davanti ai suoi occhi e dalle cui radio si può udire la canzone God Bless America. Ma poi quel sorriso compiaciuto sul finale, un’espressione di sollievo per essersi accorto di avere immaginato tutto.

Sembrerebbe essersi immaginato tutto, non è sicuro. La teoria del sogno non è la verità certa ma solo una delle tante possibilità. In contrapposizione a essa vi è una tesi che sostiene la veridicità dei fatti, ogni cosa è reale. Non si parla di alcuni anacronismi presenti in molte sequenze ambientate nel 1968 come Yesterday dei Beatles rimaneggiata da Ennio Morricone, la modernità degli apparecchi elettronici e delle automobili o ancora i rimandi alla Guerra in Vietnam. Elementi non ancora presenti durante la giovinezza di Noodles e impossibili da immaginare e per giunta sognare. Non si parla di dettagli materiali e concreti bensì della natura stessa del film e dei suoi contenuti. Se le sequenze in questione fossero solo un sogno crollerebbe quanto costruito intorno ai personaggi e ai loro vissuti. La potenza di ‘C’era una volta in America’ risiede nelle vicende di Max e Noodles, nei momenti più importanti dall’adolescenza alla vecchiaia, nell’essere uno l’antitesi dell’altro e nel valore conferito all’amicizia proprio nella scena finale. Il sogno annullerebbe il momento più significativo della storia nel quale le due personalità entrano in pacifico contrasto manifestando tutta la loro essenza attraverso uno struggente dialogo che segna la fine del loro rapporto. Se fosse solo l’oppio a parlare, lo spettatore rimarrebbe amaramente deluso nel vedere un così spiazzante colpo di scena perdere d’efficacia.

Non essendoci un’interpretazione certa, ci si lascia andare all’immaginazione e alla fantasia. I sogni sono difficili da classificare e ancor di più da comprendere e accettare ma a volte la realtà, per quanto cinica e spietata possa essere, appare più bella e sincera della finzione.

 


FONTI

MyMovies

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