21 novembre 2018

“Me misero, me tapino!”: la lingua di “Topolino” tra quotidiano e letterario

“Me misero, me tapino!”: la lingua di “Topolino” tra quotidiano e letterario

C’è un dato di fatto, che in ben 86 anni di pubblicazioni non è ancora cambiato: Topolino è una lettura sempre attuale. Adatto a ogni età, divertente, ricco di informazioni, ci fa sempre scoprire qualcosa di nuovo. Quante parole abbiamo imparato leggendo le sue storie! Da quelle prontamente evidenziate in grassetto dagli autori, a finezze meno esplicite contenute nei dialoghi; la lingua “del Topo” è sempre una fonte di arricchimento su cui possiamo contare.

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Il termine “Procella” in latino significa “Tempesta”

Il linguaggio procede di pari passo tra le innovazioni e gli arcaismi, il parlato e il ricercato: basti pensare a quel famoso “me tapino” del miliardario Paperoni de’ Paperoni, niente meno che un grecismo, attestato anche in Dante e in Boccaccio, calato con naturalezza nelle conversazioni coi parenti. È proprio in bocca al papero più ricco del mondo che troviamo una straordinaria varietà linguistica, che attinge al letterario quanto all’innovazione linguistica a fine espressivo. Passiamo così da un “tu vaneggi!”, dal sapore petrarchesco (“…e del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto”, Canz., I), all’esplicito latinismoprocella in gonnella!”, rivolto all’innamorata Brigitta che mai desiste dal corteggiarlo (Topolino del 7 febbraio 2018).

I verbi sono spesso utilizzati nel loro uso figurato a fine espressivo e caricaturale:

Come “cantare” che assume l’accezione di “confessare”. Nello stesso numero del 7 febbraio troviamo una frase che ha ben poco del parlare quotidiano, pronunciata da Paperina: “Che ideona partecipare al ballo sotto mentite spoglie!”. A chi verrebbe in mente in una conversa

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

spiritosa parodia del celebre quadro

zione con un amico di sostituire il termine “travestimento” alla locuzione “sotto mentite spoglie”?

Ma in Topolino troviamo anche attualità, parodia, parlato colloquiale e locale: dall’apertamente dialettale “non posso mica badare a tutti i dettagli”, al regionalismo “sbolognare” con significato di “sbarazzarsi”, “rifilare”, fino alla divertentissima parodia che può manifestarsi a tutti i livelli, soprattutto nella contraffazione di nomi propri o comuni; un esempio può essere il celebre “Papernet”, calco coniato ovviamente su Internet.

In Topolino troviamo anche termini molto attuali come “blog”, alterati come “zione”, “nipotastro”, “nipotuccio” a fine comico, termini stranieri anche non caratteristici dell’uso.

Immancabili gli ideofoni, ovvero le riproduzioni dei suoni tipiche dei fumetti: “sigh”, “gulp!”, “sob”, “bum!”, con grande creatività che troviamo sempre nel mondo dei paperi:


FONTI
Topolino, 7 Febbraio 2018
CREDITS
Immagini di Laura Brusa

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