19 gennaio 2019

La crisi della Gibson matte in discussione il futuro del rock

La crisi della Gibson matte in discussione il futuro del rock

Nel 1968, George Harrison componeva la bellissima While my guitar gently weeps. A suonarla chiama il suo caro amico Eric Clapton, che imbraccia una Gibson Les Paul. Sembrerebbe che ora quella guitar abbia davvero delle buone ragioni per piangere: la Gibson è sull’orlo del  fallimento. Da qualche settimana se ne parla e per noi appassionati del rock e della musica suonata con gli strumenti classici è un duro colpo.

La storia della Gibson parte da lontano, fu fondata nel 1902 a Kalamazoo e ora ha sede a Nashville. Da più di un secolo, insieme alla Fender ha permesso a moltissimi artisti di esprimere al meglio il loro potenziale musicale. Oltre ai già citati George Harrison ed Eric Clapton, pensiamo a John Lennon, Angus Young, Jimmy Page… L’elenco sarebbe davvero lungo. Sembra incredibile che ora l’azienda sia in debito di 375 milioni di dollari. Aggiungiamo che anche le vendite della Fender stanno calando in modo esponenziale: i debiti contratti dalla Fender sono pari a 100 milioni di dollari.

Risulta evidente che ormai la vendita di strumenti musicali sia in calo. Le ragioni sono molteplici, ma la prima è sicuramente che la musica sta sfuggendo e prendendo altre forme. Sembra non esserci più molto spazio per la musica suonata con le chitarre e con i bassi: la soluzione per uscirne non è semplice da trovare. Inoltre, sembra che in questa società frenetica si abbia sempre meno tempo di mettersi sul serio a imparare uno strumento. Se un tempo in moltissimi facevano sfoggio delle proprie chitarre, oggi non ha più importanza, almeno a livello di impatto sociale, il saper suonare oppure no.

La crisi delle storiche aziende che hanno fatto la storia del rock è simbolo del lento declino del genere? La risposta la darà solo il tempo. Forse la produzione di musica con gli strumenti non smetterà mai di esistere, ma non sarà più la modalità prevalente. Questa dichiarazione è amara e porta una serie di implicazioni con sé, tra cui il dover dire “c’era una volta il rock“, come se ormai non ce ne facessimo niente. Eppure, ciò che appartiene alla storia ha un suo fascino, diverso rispetto a quanto pertiene all’attualità, ma sempre significativo.

I grandi capolavori prodotti grazie al suono morbido e caldo della Gibson rimarranno sempre come delle gemme rare e il loro ascolto non smette di emozionare nemmeno ad anni di distanza. La speranza è sempre quella che non si debba già scrivere l’epitaffio del rock, ma non si può che riconoscere e accettare il cambiamento ormai in atto, che è iniziato già da decenni e sta impennando con l’avvento delle nuove tecnologie. Nel dubbio, riproponiamo a scopo simbolico alcuni grandi brani eseguiti con diversi modelli della Gibson. Innanzitutto, la commovente Stairway to heaven nella versione di Jimmy Page con Eric Clapton e Jeff Beck; la celebre Hotel California degli Eagles; November rainindiscusso capolavoro dei Guns n’ Roses.

 


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