È il 13 luglio 1793 quando una giovane ragazza di soli 25 anni proveniente da Caen in Normandia, che risponde al nome di Charlotte Corday, uccide a sangue freddo Jean-Paul Marat, uno dei principali protagonisti della Rivoluzione francese.

Cosa spinse la giovane a questo efferato gesto?

Charlotte era fermamente convinta che i Giacobini, e in particolare Marat, volessero tradire gli ideali che avevano portato alla Rivoluzione e che stessero fomentando una guerra civile che portasse ad una tirannia giacobina.

Fu così che due giorni prima partì da Caen e si diresse a Parigi; giunta nella città cercò subito un modo per mettersi in contatto con Marat. Scoprì che egli era afflitto da molto tempo da una malattia cutanea che lo costringeva a lunghe sedute nella vasca da bagno per riuscire a sopportare il dolore. Charlotte non si perse d’animo e si diresse alla casa della sua vittima. Riuscì ad essere ricevuta con un particolare espediente: finse di voler rivelare dei nomi di alcuni cospiratori al cittadino Marat in persona.

Appena rimase sola con l’uomo, la ragazza tirò fuori il coltello che si era procurata e lo colpì al petto; il colpo recise l’aorta e penetrò nel polmone destro lasciando a Marat solo pochi minuti di vita.

Charlotte non cercò la fuga, anzi si lasciò arrestare senza alcuna resistenza e venne portata alla prigione dell’Abbaye. Qui si dichiarò colpevole del delitto e affermò con convinzione di aver agito da sola. I suoi carcerieri però erano conviti del contrario e per giorni la sottopongono a continui interrogatori. Per loro era impossibile che una giovane ragazza potesse concepire un piano così elaborato.

Le accuse contro Charlotte erano gravi: assassinio commesso con intenzioni criminali con l’aggravante della premeditazione, per cui la pena prevista era la decapitazione. Tanto erano gravi le accuse mosse alla giovane che il giorno in cui viene condotta al patibolo viene vestita con una camicia rossa, il simbolo dei parricidi, perché per tutti Marat era considerato il padre del popolo.

Charlotte Corday, Julian Story, 1889

La morte di Marat sconvolge l’opinione pubblica e i suoi alleati politici; tra questi vi è anche l’amico Jacques-Louis David che decise di dipingere un quadro che celebrasse la vicenda e la figura del noto leader giacobino.

La morte di Marat, Jacques-Louis David, 1793

Qui Marat viene raffigurato dopo il delitto, il corpo senza vita è nella vasca da bagno, la testa è reclinata di lato verso lo spettatore, un braccio è steso verso terra mentre l’altro sorregge un foglio con impresso a chiare lettere il nome della sua assassina. Come si può notare a un primo sguardo la scena è spoglia, un chiaro intento di David di concentrare la nostra attenzione su Marat, dipinto come un eroe che ha dato la vita per un bene più grande.

E’ invece palese la totale assenza della figura di Charlotte Corday, una sorta di damnatio memoriae, un tentativo di far cadere nell’oblio colei che aveva osato uccidere Marat: David infatti ci mostra solo il coltello come segno del suo passaggio, un espediente per rendere immortale la figura del leader giacobino.

Il braccio steso verso terra non è posizionato in maniera casuale: l’artista vuole richiamare esplicitamente la posizione del braccio di Gesù nella Pietà di Michelangelo. L’intento è chiaramente simbolico e politico, egli vuole paragonare Marat ad un martire che ha sacrificato tutto, anche la vita, per la causa giacobita.

Pietà, Michelangelo, 1499-1501, particolare del braccio

Infine, sul mobile di legno vicino alla vasca, si può notare la dedica con cui David omaggia l’amico: A Marat, David. Un ulteriore commiato verso un uomo che l’artista considerava un grande uomo e un grande amico.

David non fu l’unico a immortalare la morte di Marat, nel corso del tempo si trovano alcuni artisti che raffigurano, ciascuno con il proprio stile, il famoso assassinio e tra questi vi sono in particolar modo Edvard Munch e Pablo Picasso.

Morte di Marat I, Edvard Munch, 1907
Donna con stiletto (Morte di Marat), Picasso, 1931

In entrambi questi casi la rappresentazione è considerata differente rispetto a quella di David, essa infatti non è l’espressione del sacrificio di Marat, ma è la raffigurazione della vicenda per come è avvenuta e rivelata  con il personale tocco stilistico dell’artista: Edvard Munch è più interessato a mostrare gli aspetti che suscitano turbamento del rapporto uomo-donna più che all’episodio storico. Picasso, invece, mostra la vicenda così come la conosciamo reinterpretata attraverso il suo stile pittorico, lasciando allo spettatore la possibilità di interpretarlo nel modo che preferisce.

Certamente la versione più conosciuta rimane quella di David, tanto che è stata spesso soggetto di rivisitazioni moderne come quella recente nella video installazione di Bob Wilson al Louvre con soggetto la cantante e attrice Lady Gaga.

Robert Wilson, Lady Gaga: The Death of Marat, 2013