Nelle ultime settimane potreste aver sentito parlare dei dazi di Trump sull’acciaio e l’alluminio: l’ennesima discutibile decisione del Presidente americano che sta facendo preoccupare economisti ed esperti in diverse parti del mondo. Andiamo insieme a vedere che cosa è successo, quali provvedimenti si intende mettere in atto e quali sono gli scenari che si prospettano nel prossimo futuro.

Lo scorso 16 febbraio il Dipartimento per il Commercio degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto indicando i livelli (considerati eccessivi) di importazioni di acciaio e di alluminio negli Usa, definendoli addirittura “una minaccia per la sicurezza nazionale”. Secondo quanto riportato nel documento, infatti, un’eccessiva dipendenza da Paesi stranieri in questo settore potrebbe porre gli Stati Uniti in una situazione di svantaggio e debolezza, poiché tali materiali sono utilizzati nell’industria bellica: un’improvvisa ed arbitraria interruzione di rifornimenti da parte di esterni metterebbe gli Usa in ginocchio e li renderebbe incapaci di difendersi in caso di conflitto armato. Queste almeno le considerazioni riportate dall’Amministrazione statunitense. La soluzione scelta dal Presidente consiste nell’introduzione di misure di difesa commerciale: l’imposizione di dazi del 25% per l’acciaio e del 10% per l’alluminio. Questa decisione (presa senza il consenso e l’approvazione della World Trade Organization, l’organismo internazionale che si occupa di gestire i rapporti commerciali tra le nazioni) è resa possibile grazie all’applicazione della “National Security Exception” una speciale clausola del Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade, un accordo per il commercio internazionale), che permette appunto di prendere decisioni eccezionali in caso di pericolo per la sicurezza nazionale.

Il Presidente americano Donald Trump

Non è ancora chiaro quali paesi saranno colpiti dall’aumento delle tariffe doganali, ma è probabile che ne siano esclusi Messico e Canada, storici alleati degli Usa e tutti i paesi della Nato che si dimostreranno “veri amici” degli Stati Uniti, versando per l’Alleanza Atlantica il target di spesa militare prefissato, pari al 2%. Ancora nel limbo sono i rapporti che si instaureranno con Giappone, Corea del Sud e Vietnam.

Questa manovra economica è volta principalmente al raggiungimento di due obiettivi: l’indipendenza americana nella gestione della propria industria bellica, (incrementando la produzione interna di alluminio e acciaio) e l’esclusione della Cina dalla produzione e la vendita di questi due materiali (con il conseguente indebolimento economico del Paese). In realtà le conseguenze di queste decisioni potrebbero rivelarsi differenti. Quasi 6,5 milioni di industrie americane che fanno uso di alluminio ed acciaio potrebbero essere danneggiate da un’innalzamento dei dazi (la proporzione tra lavoratori penalizzati e lavoratori tutelati sarebbe rispettivamente di 80:1), inoltre la Cina (produttrice del 49% dell’acciaio mondiale), risentirebbe solo marginalmente dell’esclusione dal commercio americano; i Paesi più danneggiati sarebbero infatti quelli dell’Unione Europea (che potrebbe addirittura dividersi al suo interno: i requisiti richiesti da Trump per l’esenzione dalle tariffe sono soddisfatti solo da alcuni stati membri). L’UE ha nel frattempo già risposto alle sconsiderate iniziative del Presidente, stilando una lista di beni importati dagli Usa che dovrebbero subire aumenti di prezzo e prevedendo una serie di misure per la salvaguardia della propria economia, oltre che ricorrere al Wto presentando ricorso contro l’iniziativa americana.

Si stanno gettando le basi per una vera e propria guerra commerciale (Trump ha già annunciato una possibile introduzione di barriere tariffarie sulla automobili se le minacce europee dovessero avverarsi), le cui sorti sono ancora un’incognita. Molto dipenderà anche da come la Cina deciderà di reagire alle provocazioni americane.

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