Frutto dell’influenza e della commistione tra culture e secoli, il cante jondo è uno stile musicale del flamenco tipico della regione dell’Andalusia. Il suo nome significa letteralmente canto profondo e non c’è definizione che potrebbe descrivere meglio questo canto, che sembra sgorgare direttamente dall’anima degli esecutori.

E’ profondo, veramente profondo, più di tutti i pozzi e tutti i mari che circondano il mondo, molto più profondo del cuore che lo crea e della voce che lo canta, perché quasi infinito.

La prima caratteristica da rimarcare parlando del cante jondo è infatti proprio la sua vena straziante, espressione di un dolore secolare che va al di là della singola persona, ma appare radicato saldamente nella storia e nell’anima di un popolo. Un popolo, quello spagnolo, che ha assistito nel corso dei secoli a un susseguirsi di culture e tradizioni che hanno segnato nel profondo la sua identità culturale e, di conseguenza, anche la musica.

Il cante jondo racchiude in sé l’influenza dei canti primitivi, di quelli liturgici bizantini, in particolare nell’assenza di armonia e di ritmo metrico nella linea melodica, ma anche una forte matrice gitana e numerose similitudini con i versi arabi e persiani. Per quanto riguarda i testi, l’elemento caratteristico è senza dubbio il pathos. Il cante jondo è espressione di un dolore ancestrale, per questo, come afferma Garcia Lorca

Piange la melodia come piangono i versi

Nei brani, oltre al pianto e alla sofferenza, spesso legata all’amore, si riconoscono numerosi richiami alla natura. Spesso presente è, in questo senso, il ruolo del vento, che si materializza, parla e consola. Altro elemento significativo per meglio comprendere l’atmosfera del cante jondo è la sua ambientazione spesso notturna. Non essendo un canto particolarmente evocativo, infatti, non c’è bisogno di raccontare attraverso il testo ciò che si vede, bensì ciò che sente, da qui il prevalere dei sentimenti rispetto alla narrazione.

Le influenze

Questo forte legame con la natura è uno degli elementi che il cante jondo ha in comune con la poetica di Federico Garcia Lorca. Grande estimatore del genere, il poeta non solo gli dedicò una raccolta di poesie, Poema del cante jondo, ma scrisse anche il discorso di apertura pronunciato in occasione del Concurso de cante jondo di Granada, organizzato nel 1922 dal compositore spagnolo Manuel De Falla. L’intento del concorso era quello di restituire dignità e importanza ad un’espressione culturale che in quel periodo in Spagna veniva denigrata e considerata al pari della musica da osterie. Di tutt’altro avviso erano invece i compositori stranieri che durante la loro carriera si sono ispirati al cante jondo per la composizione delle proprie opere. Tra questi, il compositore russo Glinka ne fu ispirato dopo una visita a Granada nel 1847 e, a seguito di un’esecuzione nel padiglione spagnolo durante l’Esposizione universale di Parigi del 1900, il francese Debussy se ne è ispirato durante la composizione de La soirèe dans Granade, La puerta del vino e Iberia.

 


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