I dati parlano chiaro: sono i più piccoli, i giovanissimi, in Italia, a costituire la comunità di lettori più consistente. Sono loro che sembrano apprezzare la lettura come passatempo, svago, momento creativo. Otto bambini su dieci, infatti, leggono libri, cartacei o non.
Più inclini alla lettura sono le fasce d’età che vanno dai tre agli undici anni, un po’ meno quelle tra gli undici e i quattordici.

È rilevante sottolineare che compagni della lettura dei più piccoli sono i genitori (più frequentemente con la mamma, meno entrambi) i quali non rientrano, però, nella fetta più significativa degli amanti della scrittura d’autore.
Più trascurabile il fatto che vi sia un maggior numero di lettrici piuttosto che di lettori.

Le ricerche compiute negli ultimi anni riguardo questo tema sfatano dunque uno dei luoghi comuni che vede protagonisti l’infanzia e la lettura, ovvero quello che i bambini leggano poco, mentre pone l’accento, inaspettatamente, su un problema più taciuto: sono proprio gli adulti quelli meno avvezzi a leggere.

Sei italiani su dieci, infatti, sembrano non apprezzare questo tipo di passatempo o approfondimento culturale, così come sempre meno consistente è il numero di adulti che vanno al cinema, a teatro, o alle mostre.
Mancanza di tempo? Questa sicuramente è una giustificazione comprensibile e condivisibile, ma non sempre.
Sembra che all’Italia dei nostri giorni manchi la cosiddetta literacy, ovvero una cultura della lettura; quella competenza che, nonostante il numero sempre più alto di coloro che studiano, fa sì che le persone apprezzino, valutino e rispondano agli stimoli contenuti nelle scritture che gli vengono proposte.
L’epoca della digitalizzazione e l’uso sempre più considerevole di strumenti tecnologici non costituiscono la causa di questa discesa – si stima infatti che si siano persi quasi tre milioni di lettori nell’ultimo paio d’anni – ma, al contrario, un incentivo a leggere.

Sono proprio i piccolissimi, ovvero i bambini di età compresa tra i tre e gli undici anni, coloro che meglio sfruttano queste nuove risorse.
Tablet, cellulari e e-book sono diventati strumenti che sempre più frequentemente i bambini possiedono, ma, se utilizzati nel modo giusto, possono essere ritenuti utili per il raggiungimento più immediato dei prodotti culturali a loro indirizzati.

Una mancanza si registra in campo scolastico: pochi bambini leggono libri consigliati dai docenti. Se è proprio nell’età infantile, dunque, che si fa di un bambino un futuro lettore adulto, bisognerebbe promuovere e incentivare la lettura proprio nelle classi.

Queste indagini, partite con una ricerca riguardante i consumi editoriali, sono state fatte dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (Aie) in collaborazione con Pepe Research. A parlare dell’analisi dei dati ottenuti sono state proprio Paola Merulla (Pepe Research) e Beatrice Fini (Giunti editore), moderate da Cristina Mussinelli (Aie) a Tempo di Libri, fiera internazionale dell’editoria, ospitata a Milano lo scorso marzo.