Tim Berners-Lee per il 29° compleanno del World Wide Web, di cui è stato praticamente il padre-inventore, ha scritto una lettera al Guardian, una lettera che suona più come un messaggio d’allarme che come una celebrazione in vista dell’imminente trentesimo compleanno. Sembrano pochi 30 anni, se si pensa a certe invenzioni che hanno ben altri anniversari da festeggiare, ma nell’ambito dell’informatica e della tecnologia 30 anni sono praticamente delle ere geologiche. Ed è proprio questo che traspare dal messaggio che il fondatore del Web ha voluto affidare al celebre quotidiano inglese: il World Wide Web non gli sembra aver intrapreso la strada per cui lui l’aveva progettato. Ma, si sa, i figli raramente seguono le orme dei padri!

Quando Internet fece la sua comparsa sulla scena mondiale, ciò che sembrava maggiormente rivoluzionario era l’ipertestualità: intellettuali e esperti di comunicazione, come il celebre Umberto Eco, teorizzavano una nuova forma di sapere, una nuova modalità di concepire relazioni tra elementi del pensiero, che grazie all’ipertestualità avrebbero potuto superare le gabbie della “forma libro” o i limiti della comunicazione audiovisiva “top-down”. Del resto la grande invenzione di Tim Berners-Lee era stata proprio aver dato vita a un linguaggio informatico, l’HTML, e a un protocollo, l’HTTP, che avrebbero permesso a più computer di collegarsi alla grande rete di Internet e quindi esplorare questi nodi rappresentati dalle varie pagine HTML collegate tra loro da link ipertestuali. L’ipertestualità sembrava la grande rivoluzione all’orizzonte, il nuovo medium che con la sua interattività avrebbe soppiantato la vecchia (e limitata) lettura lineare del libro e la fruizione passiva dei mass media televisivi e radiofonici. Quasi 30 anni dopo probabilmente in pochi assocerebbero subito Internet al concetto di ipertestualità: a molti anzi potrebbe sembrare qualcosa di totalmente estraneo. Prima i blog, poi la straordinaria fase Flash, e infine adesso i social network diventati sempre più piattaforme di condivisione di video e di foto, hanno trasformato la Rete in un nuovo strumento editoriale, dove materiali vari, riflessioni, articoli ecc. si differenziano rispetto ai loro corrispettivi tradizionali non tanto nell’intertestualità garantita dai link, ma semmai per la loro natura di ibrido testuale-multimediale.

In questo senso Tim Berners-Lee lamenta che Internet sta seguendo la stessa parabola che ha segnato l’evoluzione di fotografia, cinema e TV, strumenti democratici perché nati per rendere la realtà nel modo più vero rispetto agli strumenti precedenti, senza (a prima vista) nessun filtro “linguistico” che non fosse la nuda rappresentazione della realtà. Internet – lamenta il fondatore – doveva essere uno spazio di democrazia, un luogo di libertà, dove a ognuno fosse dato di accrescere il proprio sapere grazie alla navigazione (potenzialmente infinita) dell’ipertesto globale, ma i nodi si sono presto sbilanciati, contrariamente alle aspettative iniziali, perfino quelle che avevano partorito il primigenio esperimento militare ARPANET, dove la rete Internet doveva servire per garantire che in caso di caduta di un nodo gli altri potessero comunque conservare operatività e informazioni. È significativo che l’87% delle ricerche globali venga fatto via Google, che è un po’ come dire che Google è Internet. Così come cinema e televisione sono diventati un affare per pochissime major che nella loro pervasività globale, anche senza volerlo, ma già solo per il loro successo, stanno creando un sistema di pensiero (il cosiddetto mainstream), i big tecnologici come Google, Facebook, Twitter ecc., stanno trasformando uno spazio di libertà in un’enorme sistema editoriale televisivo-giornalistico, di cui loro sarebbero gli amministratori e gli unici a poterci guadagnare grazie all’egemonia su tutti gli altri nodi.

La soluzione che prospetta Tim Berners-Lee a questa situazione è ambiziosa: pensare a nuovi modelli di business su Internet per trovare un modo di guadagnare diverso, che non dipenda dall’egemonia pubblicitaria dei nodi-controllori Facebook e Google. Una sfida difficile, ma che sempre più necessita di essere presa in considerazione perché, come un giovane di quasi 30 anni, anche Internet ha diritto di esprimere in pieno tutte le sue potenzialità professionali.

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