14 dicembre 2018

Il Piano Marshall tra luci e ombre

Il Piano Marshall tra luci e ombre

Il 2 aprile del 1948 viene approvato dal Congresso degli Stati Uniti il Piano Marshall (ufficialmente Piano per la Ripresa Economica o European Recovery Program – ERPuno dei più straordinari e massicci piani politico-economici statunitensi, volto alla ricostruzione di un’Europa vittima della distruzione della seconda guerra mondiale.

Come è noto, l’Europa occidentale del secondo dopoguerra era caratterizzata da livelli di produzione simili a quelli antecedenti la seconda guerra mondiale, situazione aggravata dal rigido inverno del 1946-47 seguito da una lunga siccità che rese i raccolti scarsi. La grande penuria di prodotti alimentari, materie prime e di ogni altro tipo mise l’Europa in una posizione di svantaggio rispetto ai Paesi i cui impianti produttivi non erano stati colpiti dalla guerra, come il Nord America. Il Nuovo Continente divenne, di conseguenza, la fonte dalla quale attingere per acquistare ciò di cui necessitavano gli Stati europei.

Questo appariva essere il palcoscenico sul quale prese forma il Piano Marshall che sarebbe durato cinque anni e avrebbe permesso ai Paesi membri dell’OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) di importare merci, beni commestibili, fertilizzanti, beni capitale, materie prime e combustibili.
Pertanto il Piano Marshall viene osannato dalla letteratura occidentale e filo-atlantica come un generoso atto di aiuto degli alleati americani nei confronti del Vecchio Continente, ritenuto necessario per rialzarsi dalle macerie della guerra e senza il quale il grandioso “miracolo economico” non avrebbe avuto modo di esistere.

Ma nel mondo bipolare che si stava delineando e in questo sempre più complesso scenario geo-politico, vi erano attori che leggevano nel Piano Marshall un “complotto imperialista”, come venne definito dal Ministro degli Esteri sovietico. Per un breve periodo anche la Gran Bretagna laburista criticò il Piano americano, difendendo il principio di sovranità e minacciando di uscire dal programma ERP. Alcune personalità, dunque, avvertivano in questo Piano politico-economico una finalità piuttosto torbida. Da dove nascono le reticenze nei confronti di un così appealing piano di aiuti economici?

Come diversi studiosi hanno mostrato, tra il 1945 e il 1947, alcuni Paesi tra i quali Francia, Gran Bretagna, Belgio e la stessa Italia, avviarono un intenso programma di ripresa industriale che ebbe talmente successo da rendere tali Stati in grado di rimborsare i debiti di guerra contratti con gli USA. I problemi iniziarono con la crisi finanziaria del 1947, quando l’America attuò delle manovre per alzare drammaticamente i prezzi dei propri prodotti, generando una sostanziosa mancanza di dollari in Europa e la successiva proposta di attuazione del Piano Marshall.

Le finalità erano molteplici: la ricostruzione del capitalismo, l’integrazione economica e politica dell’Europa occidentale e la fine della cooperazione antifascista con i partiti di aspirazione comunista. Quali conseguenze ha avuto la partecipazione dei paesi occidentali al Piano Marshall?

Una grande macro conseguenza può essere identificata nella risposta sovietica al Piano, ossia la costituzione del Cominform nel 1947 che diede esplicito avvio alla Guerra Fredda.

Sul piano politico, i partiti sotto la sfera di influenza americana si videro costretti a puntare a un compromesso tra l’interesse nazionale e quello geo-strategico statunitense.

Dal punto di vista economico, il Dipartimento di Stato americano rivelò che il Governo avrebbe erogato gli aiuti promessi da Marshall in misura e qualità inferiori rispetto alle aspettative e solo a condizione che gli Stati interessati sottoscrivessero pesanti trattati bilaterali. Dichiarò anche che il Congresso avrebbe erogato aiuti esclusivamente con merci in surplus, dunque invendute o di qualità inferiore. Il Piano Marshall determinò altresì l’imposizione delle merci, influenzando i prezzi dei prodotti e gli Stati assistiti si videro costretti a un’apertura immediata delle frontiere, a un grande sforzo produttivo e ad attuare regole di libero mercato.

Non da meno fu la prescrizione, per i Paesi coinvolti, di entrare nel gruppo del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, al fine di vincolarli maggiormente ai meccanismi del sistema capitalista a leadership statunitense.

Emerge quindi chiaramente come questo Piano abbia in realtà zone d’ombra sulle quali non è frequente soffermarsi e come la visione occidentale e filo-atlantica abbia influenzato largamente l’opinione pubblica europea nei riguardi degli Stati Uniti. Il Piano politico-economico americano sembra abbia legato strettamente e, anzi, subordinato forzatamente gli interessi del Vecchio Continente a quelli del Nuovo Continente. Sarebbe utile riflettere su quelle che sono le dimostrazioni contemporanee di tali rapporti di forza e potere sui piani economico, politico, commerciale ma anche culturale.

Secondo alcuni studiosi, lo stesso processo di integrazione europea è stato ed è tuttora influenzato dagli interessi d’oltreoceano, come dimostra il processo di allargamento verso est dell’Europa verificatosi parallelamente a quello della NATO, e come l’adesione all’Unione Europea sia stata sempre preceduta dall’ingresso nella NATO.

 


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