In un mondo molto simile al nostro ma più avanzato dal punto di vista tecnologico, un programmatore si trova catapultato in una casa isolata in un bosco dove incontra per la prima volta un robot, umanizzato dal suo creatore, CEO dell’azienda dove lavora il ragazzo suddetto.

Lo scopo dei due è di sottoporre il robot al test di Turing.

Questa è, in breve, parte della trama di un film molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica: Ex Machina, diretto nel 2014 da Alex Garland. La pellicola è molto interessante in quanto mette in luce alcuni aspetti dello sviluppo tecnologico, gli effetti dello stesso sul mondo in cui viviamo.

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Un primo elemento che salta subito all’occhio è il titolo stesso del film: può fare riferimento al detto deus ex machina, ovvero letteralmente divinità (che scende) dalla macchina (una divinità-personaggio tragedia greca che compare sulla scena per dare risoluzione ad una trama ormai irrisolvibile).

Ava, il robot protagonista della pellicola, si comporta quasi come fosse una divinità, un costrutto unico nel suo genere, inimitabile, onnipresente, super intelligente. Riesce persino a mimetizzarsi.

Come si comporterà questa pseudo-divinità nei confronti dell’uomo che, teoricamente, dovrebbe usarla come oggetto di studio?

La risposta a questa domanda sta nel finale del film ma non solo.

Ex Machina, infatti, non è l’unico film che tratta i robot come fossero umani che abitano un mondo distopico, nato dalla mente di scrittori e registi incredibili.

Uno tra questi è L’uomo bicentenario, interpretato da Robin Williams nel 1992: si tratta di Andrew, un robot nato dalla mente di Isaac Asimov, il quale cambierà la vita di coloro che passano sulla sua strada.

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Due anni dopo uscirà nelle sale A. I.– Intelligenza Artificale di Steven Spielberg, altro colosso della cinematografia “robotica ma al contempo umana”.

Ultimamente, inoltre, sono uscite varie serie televisive legate al mondo della tecnologia e dei mondi alternativi dove le macchine sono trattate come fossero uomini, o in cui la tecnologia stessa ha preso il sopravvento sulla mente dell’uomo, il quale non è più in grado (o quasi) di ragionare senza essere collegato.

Tra queste spicca sicuramente la puntata “USS Callister” dell’ultima stagione di Black Mirror, la serie tv che ha fatto aprire gli occhi al mondo sugli effetti collaterali del ulteriore (ab)uso della tecnologia: una volta dentro un mondo alternativo guidato da un computer non sempre si può tornare indietro.