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La Splendente è il romanzo d’esordio di Cesare Sinatti, classe 1991, finalista e vincitore della ventinovesima edizione del Premio Calvino (ex aequo con Elisabetta Pierini), quella del 2016. Una riscrittura dell’Iliade, moderna nel linguaggio e nelle tematiche cui l’autore decide di dedicare uno spazio maggiore, che farebbe innamorare dell’epica e dell’Antica Grecia persino i più restii a immergersi nel mito.

La ‘splendente’ del titolo è Elena. Elena dalle bianche braccia, Elena meravigliosa, Elena luminosa; Elena la più bella fra i mortali. Elena imperscrutabile, Elena incomprensibile. È lei che tiene le redini del romanzo di Sinatti, sempre presente senza mai prendere parte attiva nella vicenda. Elena è un pensiero, Elena è un’ossessione. L’ossessione della madre Leda, che veglia l’uovo frutto del suo incontro amoroso con Zeus per anni prima che si schiuda; l’ossessione della sorella Clitemnestra, che le invidia la bellezza e l’ammirazione che è in grado di suscitare in chiunque intraveda i suoi movimenti eleganti; l’ossessione di tutti i principi di Grecia. O forse non un’ossessione, ma uno spirito, un fantasma che aleggia sui regni dei Greci e nelle menti dei loro sovrani, un fantasma che Menelao vede dal campo di battaglia sulle mura di Troia, poi un battito di ciglia ed Elena non è più dove il re pensava che fosse. Allora Elena, un fantasma che ossessiona.

Cesare Sinatti, La Splendente, Feltrinelli, 2018.

Elena onnipresente, motivazione prima intrisa in ogni pagina di Sinatti, che sullo sfondo e in primo piano dipinge una vicenda di eroi ragazzini, di giovani principi in lotta con il destino e con le profezie cui non possono scampare, tratteggiando sfumature estremamente contemporanee dei personaggi cristallizzati dal mito. Odisseo è un ragazzo che cerca l’approvazione del padre; poi un giovane uomo innamorato della sua regina e del suo bambino appena nato, in fuga da una predizione che lo vuole preda di anni di peregrinazioni dopo anni di guerra per poter ritornare nella propria terra; infine solo un uomo che desidera con tutto se stesso fare ritorno alla propria casa. Achille è un ragazzino che ama giocare alla guerra, ma teme la morte e la fugge finché può, via, lontano dai principi di Grecia, dal potere e dalle decisioni che contano, nascosto fra le donne; finché schierarsi diventa inevitabile, finché non decide di andare incontro ad una guerra da cui sa che non tornerà vivo. I personaggi di Sinatti sono principini che combattono, poi crescono, e nel mentre divengono consapevoli del fatto che la vera guerra è dentro i loro animi.

Nel dipingere un quadro estremamente moderno, Sinatti è attento a non stravolgere la tradizione dell’epica greca; il suo lavoro è pensato al dettaglio, da autore che ama il mito e lo rispetta, ma l’intento non è lo sfoggio di erudizione, semmai il tributo attualizzante. A tal proposito, la giuria del Calvino aveva detto de La Splendente:

Non siamo di fronte a una gratuita opera erudita − e lo diciamo senza alcuno sprezzo per l’erudizione −, ma a un’opera che sa parlare di oggi in maniera obliqua e, quindi, tanto più efficace. La narrazione sa insomma valorizzare la dimensione paradigmatica del mito, ovvero della “parola importante”, in riferimento alle nostre profondità interiori: dove l’epos di morte e di vita, di orrore e di bellezza mantiene, al netto da ogni banalità retorica, una forza viva che ci parla dentro. A partire dal dare voce alle nostre delusioni e solitudini, alle paure e sofferenze di cui gli eroi si fanno portavoce.

Cesare Sinatti ha scritto un romanzo dei nostri tempi, che parla delle fragilità e delle insicurezze della nostra quotidianità; ma l’ha fatto scegliendo il mito quale cornice, omaggiando al contempo un mondo cui lo lega evidentemente una passione profonda. È così che il lettore può ritrovare davvero se stesso in Odisseo, in Achille piè veloce, negli Atridi, e anche nei personaggi e negli episodi meno conosciuti – come quella del glaciale Palamede e quella straziante di Epipola –, che Sinatti fa conoscere al suo pubblico. Un romanzo che avvicina alla tradizione senza allontanare dalla contemporaneità. D’altronde, se Feltrinelli ha deciso di dare un’occasione all’opera di un esordiente un motivo ci sarà.


FONTI

Cesare Sinatti, La Splendente, Feltrinelli, 2018.

premiocalvino.it

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