Recentemente inchieste giornalistiche e testimonianze cittadine hanno fatto luce su un fenomeno scioccante che si sta verificando nella periferia milanese: nel bosco di Rogoredo, a pochi passi dalla stazione, si sta consumando un traffico ed un consumo di stupefacenti senza precedenti, che sembra tollerato dalle forze dell’ordine, convinte di limitarlo alla zona “marginale” della città.

Le autorità risultano, così, indifferenti puntando a mostrare una Milano europea e metropolitana, ignorando la gravità della situazione, definibile come palcoscenico di degrado, criminalità e, purtroppo, morte.

A raccontarci la tragedia che si cela dietro l’eroina, la droga più venduta e consumata nel boschetto, è il celebre film di Danny Boyle: Trainspotting, tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh.

Nonostante il contesto storico, culturale e territoriale diverso, alcune analogie sono identificabili, in particolare l’esistenza di un tossicodipendente è ugualmente oppressa da paranoia, depressione e, soprattutto disperazione.

"Trainspotting", vent'anni di un culto. E per il secondo niente droga

I personaggi, in un primo momento, appaiono come eroi alla conquista della libertà; rifiutano le convenzioni sociali senza fare i conti con sé stessi, idolatrando lo sballo, che è l’unica cosa che conta, l’unica salvezza.

Ben presto quell’evasione si rivela illusoria e fallimentare, i personaggi di Trainspotting sono tutti degli sconfitti; risultano inutili tutti i tentativi di fuga e redenzione, e non resta che l’abbandono ad un tragico destino.

Il successo della pellicola, che deve molto alla sua fonte letteraria, risiede nel suo crudo realismo.

I caratteri fin troppo sopra le righe, l’uso di sovraimpressioni ed i movimenti confusi della macchina da presa sono funzionali alla rappresentazione dell’allucinato mondo di un tossicodipendente, così come il rallentamento del ritmo narrativo mostra la faticosa risalita verso la normalità.

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Nessuno può negare il valore di questa pellicola, mai, prima e dopo Trainspotting, qualcuno è riuscito a realizzare una finzione filmica di questo tipo, diventando specchio di una problematica sociale fin troppo ignorata.

Ancora oggi, lontano dalla Scozia e dagli anni Novanta, siamo proiettati davanti ad un tragico riflesso  della nostra società, spaccata tra i campioni dell’adattamento e gli inadeguati, estranei alla nostra realtà, ignorati ed emarginati anche da chi promette benessere ed integrazione.