Il XXI secolo è l’era del nichilismo debole o una certa sfiducia permea i giudizi della ‘vecchia scuola’?

di Sarah Maria Daniela Ortenzio

9 marzo 2018, Tempo di Libri (Fiera internazionale dell’editoria), Milano. Alle ore 14 si incontrano il navigato scrittore Ferruccio Parazzoli e il filosofo Silvano Petrosino. Il tema, come recita il titolo dell’evento, è quello dei “rischi della letteratura“, poiché “scrivere è una roulette russa“. Entrambi gli intellettuali, in realtà, colgono l’occasione per discorrere delle loro opere uscite di recente: Parazzoli ha infatti pubblicato un volumetto intitolato Apologia del rischio. Scrivere è una roulette russa, mentre la stessa casa editrice (Vita e Pensiero) ha editato, nel 2017, Contro la cultura. La letteratura per fortuna, di Petrosino.

La prima cosa che si nota sentendo parlare i due autori, oltre l’evidente passione per i sottotitoli, è, per dirla con le parole di Parazzoli, una pervasiva e verticale diffidenza per la società contemporanea, rea di essere, per l’appunto, orizzontale. Secondo il romanziere, infatti, gli scrittori oggi non rischiano più, non vogliono prendersi la responsabilità di nulla, optando per un’analisi che non va oltre l’insipida buccia delle cose. Per questo, dunque, si parla di profondità orizzontale. E anche di nichilismo debole, che porta alla produzione di “una letteratura da tinello, da camera da letto, da cucina, da appartamento” che frantuma l’evento in una serie di briciole anonime, senza senso alcuno.

Ferruccio Parazzoli

In tale prospettiva il confronto con la società italiana di circa sessant’anni fa è lapidario: negli anni ’50 gli scrittori se volevano diventar qualcuno dovevano essere impegnati, oggi se uno scrittore fosse davvero impegnato non verrebbe letto da nessuno, perché la società si è deteriorata e non è più disposta a sostenere la militanza che la grande letteratura comporta.

Silvano Petrosino sembra essere d’accordo con il collega letterato. I due autori condividono infatti un pessimismo di fondo, un cieco scetticismo verso le nuove generazioni, i cui diversi meccanismi di pensiero vengono interpretati come mancanza di moralità, basso interesse verso il linguaggio, disimpegno artistico. Secondo Petrosino, ciò di cui si sente prepotentemente la mancanza in quest’epoca è l’etica: non vi è più pensiero, poiché si scambia il pensare con l’espressione della propria opinione. E, del resto, abbondano libri da ogni parte che in realtà non dicono nulla. Non sono letteratura.

La domanda che sorge spontanea ascoltandoli conversare è una, semplicissima nel suo schietto nichilismo: in base a quali dati affermate questo? Non vengono citati esempi concreti, l’analisi rimane sempre sul generico e viene accompagnata da una spicciola precettistica su ciò che è e che non è, che deve e non deve fare uno scrittore. L’orizzontalità dell’eloquio dei due intellettuali ostruisce e strangola tutta la complessità dell’epoca attuale, ignorandone le sue componenti peculiari. La principale di queste, notata da studiosi del calibro di Vittorio Spinazzola, è la quantità del materiale a disposizione.

Come evidenzia anche Luigi Matt, infatti, “basandosi sul catalogo della più importante libreria online italiana, si può stimare che la cifra di cinquemila volumi pubblicati si raggiunga in meno di un anno“. Una tale mole di libri rende pressoché impossibile una cernita completa da parte dello studioso, che pertanto potrà concentrarsi solo su una piccola porzione di materiale, una percentuale davvero bassa rispetto a tutti i tomi pubblicati. Se dunque per un essere umano è impossibile conoscere ogni opera esistente, perché vengono sostenuti giudizi tanto assoluti e negativi? Per dirla con le parole di Matt, “evidentemente, esprimere valutazioni su ciò che non si è letto o di cui si ignora persino l’esistenza sembra a più d’uno un’operazione intellettualmente valida“.

Petrosino e Parazzoli infatti non sono gli unici autori che sparano a zero sulla letteratura contemporanea. Questo pare essere diventato lo sport preferito degli scrittori delle precedenti generazioni, che, spiazzati dagli esiti e dalle nuove procedure messe in atto specialmente negli ultimi anni, con la diffusione del Web 2.0 e la creazione di una sorta di cultura ‘globalizzata’ in cui gli utenti fruiscono e allo stesso tempo producono materiale letterario, si trincerano in un atteggiamento ostile e autodifensivo, bollando tutta la produzione artistica del nuovo secolo come di poco conto, superficiale, banalmente di consumo.

E anche qui viene demarcata, in particolare da Petrosino, la differenza tra una grande letteratura, la sola degna di esistere, e un’altra senza certa definizione, data da manducare alla plebe incolta e che non stimola il fruitore al ragionamento. Vale dunque la pena di ricordare alcuni degli assunti fondamentali e verticalmente democratici di Vittorio Spinazzola, che non distingueva tra testi letterari e libercoli da mandare al macero, ma tra testo complesso, che si rivolge a un determinato pubblico di fruitori, e testo meno complesso, con altre finalità e altro pubblico di riferimento. In questa prospettiva le opere che fanno parte di livelli differenti non possono essere paragonate tra di loro, poiché gli scopi e i destinatari sono ontologicamente incompatibili.

Vittorio Spinazzola

Il XX secolo ha portato con sé una modificazione sostanziale del pubblico, che, mentre nei secoli precedenti era composto esclusivamente dalla stretta cerchia dell’élite colta, nel ‘900 è andato progressivamente articolandosi. Il mercato ha iniziato a offrire all’utenza prodotti diversificati, al fine di soddisfare ogni esigenza dei lettori. Ciò che conta realmente in un’opera è il suo “valore letterario”, ovvero la capacità di soddisfare l’immaginario del lettore, arricchendolo di nuovi significati. In altre parole, ogni testo ha la sua dignità e contribuisce alla costruzione di civiltà potenzialmente più avanzate.

Questo processo di ristrutturazione e di incremento dei beni librari, che ha coinvolto sia il sistema editoriale che quello letterario, ha fatto precipitare gli intellettuali in una sorta di angoscia apocalittica, e si assiste, da ormai molti anni, a una reiterata denuncia della imminente morte della “vera” letteratura, dello sfacelo morale ed etico della società, del declino irrimediabile della complessità e del valore artistico.

Ma l’uomo ha sempre avuto bisogno dell’arte e delle storie. Le opere ardite e innovative, così come le grandi menti delle nuove generazioni ci sono, fioriscono ogni giorno; occorre soltanto un po’ di pazienza per scoprirle e comprendere la loro specificità, poiché germogliano in un’epoca che ha drasticamente rotto con il passato grazie ai precipitosi mutamenti tecnologici e le relative implicazioni sociali, economiche e culturali. Forse quello che chiediamo ai maestri è solamente un po’ di fiducia.


FONTI

V. Spinazzola, La modernità letteraria, Saggiatore, 2001; L’esperienza della lettura, Unicopli, 2010

U. Schulz Bushhaus, Il sistema letterario nella civiltà borghese, Unicopli, 1999

Forme della narrativa italiana di oggi

G. Ferroni, Scritture a perdere, la letteratura negli anni zero, Laterza, 2010


 

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