In linea con il tema del mese, la distopia, affronteremo l’analisi di uno dei film distopici più popolari della storia del cinema. Si tratta di Fahrenheit 451, un film di Truffaut del 1966, un grande classico che riesce ancora ad affrontare tematiche attuali.

La trama ripercorre fedelmente la vicenda dell’omonimo romanzo di Ray Bradbury in cui la parola scritta è stata bandita, la televisione narcotizza le menti dei cittadini e i pompieri non spengono più i fuochi ma, anzi, bruciano i libri. Montag (Oskar Werner) è un pompiere prossimo alla promozione con una bella casa e una splendida moglie “drogata di televisione” e pillole, Linda. Il protagonista gradualmente si ribella alla società e inizia a leggere libri con l’aiuto di Clarisse, un’anticonformista e allegra insegnante.

Il film è stato realizzato con un budget elevato, gli effetti speciali sono sorprendenti per l’epoca e apprezzabili ancora oggi. È singolare notare come gli uomini degli anni Sessanta si immaginassero il futuro: il carro dei pompieri assomiglia più ad un giocattolo che ad un bolide, i telefoni pubblici rivelano che nessuno avesse ipotizzato l’invenzione dei cellulari, schermi piatti dal sapore moderno convivono, poi, con televisori vecchio stile e la monorotaia risulta antiquata anziché fantascientifica.

A parte pochi elementi, il futuro immaginato dal regista appare molto simile alla sua contemporaneità, soprattutto per quanto riguarda le architetture, gli arredamenti, i costumi di scena e le pettinature tipiche degli anni Sessanta. La società proposta dal film non si caratterizza per la tecnologia o il gusto estetico, ma per la struttura politica e culturale.

Pur essendo un film di fantascienza troviamo poca azione, si privilegia infatti l’aspetto drammatico attraverso dialoghi che inducono lo spettatore a riflettere. È proprio da una discussione tra Montag e il capitano che scopriamo che i libri vengono bruciati per annullare le differenze e dunque i contrasti rendendo gli uomini tutti uguali, ma annullando anche l’essenza dell’umanità stessa. I cittadini sono annichiliti dalla televisione, dalla droga e dalla polizia oppressiva; tutto ciò li rende incredibilmente soli al punto da indurli a palparsi il corpo anche in pubblico. I personaggi, oltre alla parola scritta, hanno anche perso la memoria e la facoltà di riflettere.

Le due figure femminili, l’elegante e conformista Linda e la sbarazzina e ribelle Clarisse, sono interpretate dalla stessa attrice, Maria Pia Di Meo. Per distinguerle sono stati utilizzati semplicemente delle parrucche e i capi d’abbigliamento; si tratta di una scelta interessante perché pur rappresentando ruoli opposti e radicalmente incompatibili tra loro, il risulltato risulta efficace.

È infine molto inquietante la straniante scena dell’incubo di Montag, in cui compare persino un omaggio a Hitchcock: l’effetto vertigo. Un altro riferimento al grande regista è la musica di Bernard Herrmann.

 


FONTI

cinemecum

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