Reduce dallo scorso Festival di Sanremo, in cui ha presentato il brano Adesso in collaborazione con Roy Paci, Antonio Diodato, cantautore di origine pugliese diventato celebre dopo la sua partecipazione con il brano Babilonia alla sezione giovani del Festival di Sanremo 2014, è partito con un tour che lo sta portando in giro per i palchi della penisola. Noi dello Sbuffo siamo stati ad ascoltarlo lunedì alla Salumeria della Musica.

Quello che nelle aspettative si prospettava come un live intimo e un po’ malinconico, da gustare in silenzio, si è piacevolmente rivelato uno spettacolo carico di energia, in grado di coinvolgere il pubblico dalla prima canzone all’ultima e di emozionarlo.

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Una scaletta bilanciata, che alterna i due album di inediti del cantautore, con 8 brani tratti dall’ultimo, Cosa siamo diventati (2017), e 7 dal primo, E forse sono pazzo (2014), contenente l’unica cover eseguita durante la serata, Amore che vieni, amore che vai, dai toni meno intimi dell’originale e decisamente più rock.

A chiudere la serata prima del bis eccolo, Adesso, il brano sanremese che ha probabilmente permesso a Diodato di avvicinarsi a un nuovo pubblico. Il coro degli spettatori, come già era successo con Mi si scioglie la bocca, uno dei suoi brani più celebri, è forse una delle sorprese più belle della serata. Constatare in prima persona che una realtà musicale raffinata, profonda e preparata come quella di Diodato abbia trovato, meritatamente, un suo spazio e un suo pubblico di affezionati, è una boccata d’aria per l’attuale panorama cantautorale italiano. Sensazione confermata dal bis, in cui Babilonia viene prima sussurrata in acustico, per poi esplodere in un canto liberatorio e all’unisono. A chiudere la serata, infine, Cretino che sei, il penultimo singolo, che Diodato canta saltando in mezzo al pubblico nella sala della Salumeria della Musica.

Una festa per tutti e un’accoglienza calorosa insomma per il cantautore, che dopo la partecipazione al Festival ha fatto una scelta in controtendenza per il panorama musicale italiano. E’ stato infatti uno dei pochi artisti a non aver pubblicato un album, né nuovo né in repackaging, sfruttando la visibilità data dalla kermesse. Se da un lato si tratta di una scelta ammirevole e coerente, considerando che Cosa siamo diventati è uscito a gennaio 2017 e il suo mood è decisamente diverso dai nuovi brani, Cretino che sei e Adesso, dall’altro è un peccato che i dodici pezzi contenuti in quell’album rimangano perle da scoprire solo per i più volenterosi che batteranno la pigrizia e decideranno di approfondire uno degli album più delicati, profondi e introspettivi che il panorama musicale italiano abbia proposto nel 2017.

Ora non ci resta che attendere il nuovo album, in arrivo, si spera, a breve.

Scaletta:

  • I miei demoni
  • Mi fai morire
  • Ubriaco
  • Paralisi
  • Fiori immaginari
  • Ma che vuoi
  • Amore che vieni, amore che vai
  • Cosa siamo diventati
  • Guai
  • Mi si scioglie la bocca
  • La verità
  • Un po’ più facile
  • Adesso
  • Di questa felicità

Bis:

  • Babilonia
  • Se solo avessi un altro
  • Cretino che sei

Fonti:

Credits:

  • Immagine di copertina di Maria Chiara Fonda
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