L’era del progresso e della comunicazione immediata ha portato con sé anche la possibilità di viaggiare accorciando distanze immense in tempi relativamente brevi, favorito inoltre da costi abbastanza ridotti: si pensi alle compagnie aeree low-cost, alle offerte sempre più frequenti di voli e treni, alla presenza di nuovi canali per la condivisione dei tragitti. C’è chi viaggia per diletto, poi, e chi viaggia per necessità – non solo, magari, lavorativa, ma spinto da quel desiderio di spostamento e conoscenza che si è sempre insidiato dell’animo umano, ormai noto ai più come “wanderlust”, un impulso irresistibile e irrefrenabile di mettersi in viaggio e scoprire nuovi posti.

Ecco, però: viaggiare riguarda solo conoscere nuovi posti?

In realtà, può valere molto di più. Ogni passo intrapreso per recarsi in altri luoghi non è che un passo mosso verso moltissime nuove conoscenze, tutte legate strettamente da un filo ben particolare: la formazione. Ebbene sì, viaggiare innesca altri aspetti oltre il classico “conoscere un posto nuovo”, indipendentemente da quanto vicino o lontano possa essere da casa, perché vive su un livello fortemente educativo e pedagogico da numerosi punti di vista.

 

L’incontro con altre culture
Una cultura diversa non si trova necessariamente a migliaia di chilometri di distanza dalla nostra: a volte basta spostarsi di poco per entrare in contatto con stili di vita differenti da quelli in cui siamo soliti vivere. Viaggiare ci permette dunque di confrontarci con l’Altro, ma non solo per trovare le differenze: il confronto può far riconoscere un terreno comune, delle somiglianze, spesso, inaspettate. Generalmente, da un punto di vista antropologico, con cultura si intende “l’insieme delle credenze, tradizioni, norme sociali, conoscenze pratiche, prodotti, propri di un popolo in un determinato periodo storico”. Non solo: secondo un’altra definizione, la cultura è

L’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo.

rivelando dunque quanto l’individuo abbia possibilità di azione per plasmare ed arricchire il suo personale bagaglio culturale. Entrare in contatto con altre culture può riguardare diversi aspetti: ad esempio, uno di quelli più immediati è il cibo. Non importa quanti ristoranti etnici o di cucine nazionali tu possa provare, mangiare una gricia a Milano e una a Roma saranno due esperienze completamente diverse, anche se gli ingredienti sono, in teoria, gli stessi. Se quindi la cucina può cambiare da regione a regione, figurarsi oltrepassando i confini della propria nazione! Espandere il proprio gusto è uno dei primi modi di aprire la mente a nuove percezioni.


Un altro esempio determinante è certamente la lingua. Pensiamo di nuovo all’Italia: oltre all’italiano standard, ci sono talmente tante inflessioni linguistiche che i dialetti regionali, spesso, cambiano persino di paese in paese in forme e pronunce. A volte invece ritrovi radici comuni da un capo all’altro dello Stivale, oppure riscopri etimologie profondamente radicate oltre i confini nazionali, annullando totalmente le distanze e facendo sentire tutti una famiglia alla lontana. Per non parlare poi di tutte quelle sfumature che nella nostra lingua potrebbero non avere senso, o quelle parole intraducibili ma che hanno significati pieni e densi, per le espressioni vocali onomatopeiche cambiano da popolo a popolo, o dell’imparare una nuova lingua – che, in realtà, aiuta ed è fondamentale per allinearsi e comprendere una lingua che non ci appartiene dalla nascita.

L’arte e la storia, poi, non vanno assolutamente dimenticate: viaggiare concede di ampliare costantemente conoscenze che dai libri magari non parevano particolarmente interessanti o di spicco, e che in realtà, dal vivo, conquisterebbero con il loro splendore. Questo vale sia per i singoli monumenti in cui potresti imbatterti facendo una passeggiata, sia per i più famosi musei del mondo che trovavi solamente citati in un testo scolastico, sia per quei passaggi e quei quadri visti così tante volte, piatti e senza anima, nei libri o alla televisione.

 

Fuori dalla comfort zone
Viaggiare ha un valore immensamente educativo anche dal punto di vista della personalità dell’individuo. Lo aiuta a capire chi si è per davvero, di cosa è capace, qual è il suo potenziale. Questo accade perché viaggiare ci porta al di fuori della linea di confine all’interno della quale ci si sente a proprio agio, vivendo nuove avventure ed esperienze che, di solito, non si farebbero con così tanta facilità. Partire da soli, in particolare, consente di guadagnare autostima e confidenza con il mondo circostante, di rendersi indipendenti e autonomi, pronti a reagire ed adattarsi, dalle più piccole attività a quelle più impegnative, dimostrando spirito di iniziativa, intraprendenza e perseveranza. Viaggiare significa sempre un po’ sfidare se stessi a superare tutti i paletti e i muri che si innalzano per paura di non riuscire a superare i più piccoli ostacoli che potrebbero presentarsi sul nostro cammino. Significa motivarsi, mettersi alla prova e, se necessario, improvvisare di fronti agli imprevisti per non farsi sconfiggere. Chissà quanti, in un paese straniero, si sono ritrovati ad imparare a fare anche le cose più semplici come fare la spesa, cucinare, o pagare le bollette!

Social skills e global networks
Viaggiare è fare nuove conoscenze, certo, ma non solo di luoghi: riguarda anche incontrare nuove persone. A volte, forse, saranno legami temporanei, “di passaggio”; altri, se si è più fortunati, duraturi. Eppure incontrare persone con storie diverse da raccontare, talvolta narrate in lingue diverse, fa prosperare il cosiddetto “fattore umano”. C’è una sorta di educazione emotiva, sentimentale, in tutto questo. Di conseguenza si acquisiscono o si rafforzano quelle abilità sociali di cui ognuno fa e farà uso per il resto della sua esistenza, come superare le timidezze, parlare in pubblico o con sconosciuti – elementi che possono ostacolare in numerosissimi ambiti, dalla sfera privata a quella lavorativa. Un altro lato positivo? Favoriranno la sensazione di sentire che un pezzo di sé è a suo agio sempre, in qualsiasi parte del globo, indifferentemente dalla distanza da casa.

Tra globalizzazione e sensibilità culturale
Il mondo di oggi può sembrare a portata di mano, in realtà è così vasto da farci sentire infinitamente piccoli: perché lasciarsi sopraffare da tutto questo e sentirci rinchiusi in una minuscola bolla? Viaggiare educa anche a questo, a riempirsi gli occhi e la mente di culture, luoghi, persone. Probabilmente è il modo migliore per comprendere il più profondamente possibile gli scenari politici ed economici e le strutture sociali che dominano il mondo in cui viviamo oggigiorno, dal momento che quel che vediamo riguardo ad altre realtà è spesso filtrato ed influenzato da ciò che viene veicolato dai media. Se questi ultimi possono, in alcuni casi, essere una lente di distorsione, viaggiare diventa una modalità di presa di coscienza sulla realtà dei fatti e sulle ragioni alla base delle dinamiche globali.

Viaggiando si coglie anche la maestosità della natura, il quale è un aspetto essenziale per cercare di risolvere gran parte delle problematiche che influenzano il futuro dell’umanità, come il riscaldamento globale, l’inquinamento dell’aria e i cambiamenti climatici – e quando si realizza pienamente cosa potremmo perdere con il nostro comportamento, l’atteggiamento e l’impegno verso la risoluzione delle suddette problematiche diventano un nodo centrale.

Oltre all’ambiente in cui si agisce, viaggiare consente di rendere proprio un’abilità spesso sottovaluta, se non completamente dimenticata: la cosiddetta cultural sensitivity, l’essere consapevoli di come differenze e somiglianze tra le persone esistano, sì, ma non abbiano effettivamente un risvolto positivo o negativo, giusto o sbagliato. In poche parole: non c’è una cultura che sia migliore di un’altra. Non c’è nessun “Ah, gli abitanti del paese X sono così!”. L’essere umani li accomuna tutti, lasciandoli convivere sullo stesso livello. Quando si viaggia in modo esteso, lasciando da parte magari le mete più turistiche per addentrarsi nella vita quotidiana più pura, si arriva a capire che tutti i pregiudizi basati su razza, colore, nazionalità, sesso o genere non esistono più. Si ha una comprensione maggiore delle persone e delle loro azioni, si è, in un certo qual modo, umili, nel senso più pulito del termine. Viaggiare ti aiuta a mettere le cose nella giusta prospettiva.