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23 aprile 2018

White Metal e dintorni: intervista a Davide Scuteri, esponente del Christian Metal italiano

White Metal e dintorni: intervista a Davide Scuteri, esponente del Christian Metal italiano

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Davide Scuteri, un giovane musicista che da alcuni anni dedica gran parte del suo tempo alla sua passione, la musica, su. Più precisamente al Power Metal e al Christian Metal.

Tastierista nei Choirs Of Veritas, gruppo da lui fondato, ci ha raccontato come e quando è nato il progetto e il legame che lega la sua musica alla spiritualità.

La musica sembra essere la tua passione primaria, quando hai iniziato a suonare? 

Si, la musica è certamente la mia passione principale, anche se l’ho scoperta abbastanza tardi, ragion per cui non è diventata anche il mio lavoro dal quale mi è possibile conseguire un reddito. Almeno non ancora. Con questo però non voglio dire di sentirmi meno musicista, anzi; io per la maggiore mi ritengo tale, quello che cambia è il tempo che posso dedicare. Il musicista per me non è qualcosa che fai, ma qualcosa che sei, a prescindere da quella che poi è l’attività prevalente che svolgi. La sola cosa che conta è l’attitudine.

Suoni altro oltre alle tastiere?

L’unico strumento che attualmente suono è il pianoforte. Ho iniziato a suonarlo per gioco da bambino, ma senza mai portare avanti uno studio vero e proprio. Il mio percorso di studio è iniziato nell’ottobre del 2007 all’età di 19 anni. Da quel momento ho avuto diversi insegnanti ciascuno a modo suo prezioso, e ho portato sempre avanti la mia formazione la sera dopo il lavoro da impiegato.

La mia volontà di imparare e di mettermi in gioco si è concretizzata verso la fine del 2010, suonando per la prima volta su un palco nonostante molti mi dicessero che a quell’età non avrei più potuto farcela; nel frattempo portavo avanti piano piano il mio progetto personale Symphonic Metal che mi avrebbe portato più avanti a suonare in svariati contesti: i Ravenword. Qualche anno dopo, dal 2014 mi sono dedicato alla auto-produzione del mio primo disco di musica metal, che è uscito all’inizio del 2017 con la storica etichetta piemontese “Underground Symphony”; il progetto si chiama Choirs Of Veritas. Attualmente sto prendendo lezioni di piano e tastiere dal celebre tastierista Andrea De Paoli che coi Labyrinth ha contribuito a fare la storia del metal italiano.

In ogni caso credo che lo studio della musica sia qualcosa in costante evoluzione, qualunque musicista non può mai definirsi arrivato.

Il mondo del power metal è piuttosto conosciuto a livello internazionale e gli artisti che si fa ricondurre a tale genere sono molti. Ultimamente poi sta facendo parlare di sé, pesiamo alla reunion degli Helloween, il tour dei Rhapsody…la segui?

Si certo, e non soltanto loro. Amo principalmente il metal scandinavo con cui sono “nato”, anche se lo apprezzavo maggiormente per come veniva proposto una decina di anni fa.

Com’è la situazione in Italia? Cosa puoi dirci della scena power italiana?

La scena italiana è certamente ricca di band nel power metal, anche se qualche anno fa era molto più rigogliosa. Oltre ai Rhapsody si pensi proprio ai Labyrinth, ai Secret Sphere o ai Trick Or Treat, che reputo tra i maggiori colossi del power metal italiano ad alti livelli.

Loro sono certamente i più seguiti, ma scendendo di un gradino nell’area definita “underground” ci sono band presenti già da anni che hanno ottime possibilità di farsi notare come gli Energy Of The Elements, i SoundStorm e tante altre. Ci sono poi i nuovi progetti che stanno nascendo tra i quali i Chronosfear ei Maze Of Haven del mio maestro Andrea De Paoli, che presto sono certo avranno modo di far parlare di sé.

Senza contare musicisti eccellenti purtroppo poco conosciuti come i talentuosi tastieristi Gabriels e Mistheria.

Quali altri generi musicali ascolti e suoni?

Avendo avuto una formazione sia moderna che classica col pianoforte ascolto molta musica pianistica, quali la stessa musica classica nella quale prediligo Chopin ai vari compositori, ma anche musica moderna come quella minimalista più semplice e introspettiva di Einaudi, Nyman, Tiersen, ecc; questo tipo di musica in particolare amo anche suonarla e comporla. È per la maggiore in questo modo che nasce la musica che compongo, in pianoforte.

Riguardo la musica non prettamente pianistica ascolto molti altri generi oltre al metal (di cui comunque ascolto quasi tutti i sottogeneri) quali ad esempio la Dance ’90 di Gigi D’Agostino, Gabry Ponte, Eiffel 65, ecc, con cui sono cresciuto da ragazzino, le colonne sonore dei film tra i quali prediligo le themes di Hans Zimmer, e anche la musica creata per gli anime e per i videogames.

A che musicisti ti ispiri e quali sono i tuoi punti di riferimento? Fanno tutti parte della scena power?

Principalmente mi sono sempre ispirato a band come Sonata Arctica, Nightwish, Stratovarius, Rhapsody, Children Of Bodom; sono state le prime band metal che ho ascoltato da ragazzo e che hanno instillato in me una tale sorpresa e meraviglia tali da voler iniziare gli studi del pianoforte e provare a emulare le loro sonorità. Ricordo che la prima volta che ascoltai “Once” dei Nightwish tra me e me pensai: ”Incredibile, esiste questa musica!!”.

A seguire mi sono molto legato ai tastieristi di queste band che sono divenuti il mio obiettivo da raggiungere nella tecnica. È stato in questo modo che tra i vari ho scoperto Mikko Harkin, ex dei Sonata Arctica e che ora si dedica principalmente al Christian Metal. Il suo virtuosismo e talento mi hanno sempre ispirato e motivato a migliorarmi, e il vedere quanto questo grande musicista si rendesse comunque piccolo di fronte a Dio mi ha dato una spinta ulteriore a realizzare i Choirs Of Veritas, il mio progetto di musica Metal Cristiana.

Tramite un amico nel metal sono anche riuscito a parlare con Mikko tramite mail e le sue parole per me sono state:

“Hi Davide,

thanks a lot for your mail and hanks also for all the encouraging words. It’s so great to hear when person like you gets inspiration from the music you’ve done.

I checked out your clips, and I must say that you really are a talented keyboardist. It’s also so nice to hear that you value God above all. That’s always the best way to learn to live and to develop as a person and musician…

Just keep on doing the music for the Lord, and be Blessed!

It will be very nice to hear your version of Grace. Can’t wait…”

-Mikko

Secondo te quali possibilità ha oggi in Italia un artista che vuole dedicarsi al power?

Se parliamo di possibilità intese come riuscire a lavorare e guadagnare suonando con la propria band, io dico: non ce ne sono. È un discorso utopico e da sognatore. I maggiori esponenti della nostra musica ottengono la maggior parte del loro reddito svolgendo altri lavori, magari sempre inerenti alla musica ma non legati alla band, che invece è una vetrina piuttosto costosa.

Se parliamo di possibilità intese come potersi esprimere e ottenere soddisfazioni personali dal proprio lavoro io dico: infinite!!

Cosa pensi del pubblico italiano? Come viene percepito il power da noi?

Il problema della situazione metal italiana in generale è dovuta a mio avviso dal fatto che a differenza di altri generi musicali, chi ascolta metal in generale è al 90% anche un musicista. Quindi non esiste un vero mercato, ci compriamo i dischi a vicenda.

Ma il problema maggiore è dato secondo me dal giro infinito di soldi con cui i musicisti sono spremuti per ottenere un briciolo di visibilità, a fronte di un pubblico pressoché inesistente, dovuto a una serie di condizioni socio-culturali e dal momento storico in cui viviamo.

Banale dire che in Italia il metal è “di nicchia”.

Sei tastierista e compositore del gruppo power Choirs of Veritas. Come è nato il gruppo?

Choirs Of Veritas è un progetto Christian Metal che significa letteralmente “Cori di Verità”, a intendere l’unione tra la musica e la verità spirituale riconducibile a Gesù Cristo.

“Io sono la via, la verità e la vita” [Giovanni 14.6]

L’idea nacque intorno ai primi mesi del 2014: in quel periodo il mio progetto musicale di allora, con cui avevo iniziato e che rappresentava il risultato di anni di lavoro e sacrificio, era per varie vicissitudini sull’orlo dello scioglimento, e mi sentivo molto sconfortato e arrabbiato. Essendo io già credente e quindi più facilmente propenso alla spiritualità, ho avvertito il bisogno di cercare Dio e di conoscerlo meglio, con l’intento di provare a capire il perché delle vicissitudini che mi stavano succedendo, sia musicali che personali. Ho così intrapreso lo studio della Bibbia sforzandomi di riflettere sul significato profondo che vi è racchiuso.

Ho capito che puntare tutto su qualcosa di materiale è sbagliato; è come costruire una torre di Babele, che si erge alta nel cielo, ma che poi inevitabilmente crolla e ti schiaccia. Questa è un’argomentazione che ho anche inserito nel brano “Vanitas Vanitatum”, che parla appunto della vanità nell’inseguire unicamente le cose del mondo e impostare la propria vita su di esse. Il risultato finale è stato un avvicinamento a Dio e a seguire, un’idea: perché non unire le due cose che amo di più? Dio e la musica; da qui il nome Choirs Of Veritas: musica e Dio.

Se capire queste cose hanno fatto del bene a me ho pensato, forse avrei potuto fare io lo stesso con altre persone spiegando loro il messaggio di Dio da me compreso e divulgarlo tramite la musica che Dio stesso mi ha concesso di fare.

Parlaci dell’album d’esordio con i Choirs of Veritas. Ci sento molto di Sonata Arctica, Kamelot, Rhapsody… a chi vi ispirate? Anche a band nostrane?

Certamente la mia ispirazione alle band che hai menzionato si sente molto riguardo le sonorità, ma più di ogni altro riguardo l’idea del progetto in sé; sono stati fonte di ispirazione per me il già citato Mikko Harkin sull’aspetto spirituale, e Jani Liimatainen per l’attuazione pratica del progetto: Jani è stato il primo chitarrista dei Sonata Arctica che, dopo la sua dipartita dalla band, ha superato il momento di sconforto per creare un nuovo progetto che potesse essere per lui una sorta di rinascita: i Cain’s Offering.

Riguardo i miei COV, la prima fase, quella della composizione, è avvenuta sulla base del messaggio di cui di volta in volta volevo trattare. Una volta centrato quello, iniziavo la composizione musicale del brano relativo e poi a seguire il testo. E qui non mi vergogno a dire che Dio mi ha dato una mano enorme nello scriverli: le parole affioravano nella mia testa quasi da sole come fossero vive. Successivamente, coi miei compagni Roberto Curtoni, Cesare Ferrari e Alessandro Baglioni abbiamo registrato le parti ritmiche e melodiche. Le voci sono state le ultime ad essere registrate da Davide Schiavi ed Eliana Sanna, ai Rec Lab Studios di Larsen Premoli.

Sono stato felicissimo di avere avuto la partecipazione di tanti grandi e talentuosi musicisti e sono anche fermamente convinto che Dio mi abbia permesso di collaborare con le persone giuste per realizzarlo, Cesare in primis fra tutti (credo che non sarei andato molto lontano senza la sua preziosa collaborazione). Ci tengo a precisare che alcuni di loro non sono nemmeno credenti, e questo per me dà un valore aggiunto al progetto: dimostra come Dio si serva di ogni persona per realizzare i suoi scopi, a prescindere dai canoni in cui noi ci rinchiudiamo.

Nel frattempo abbiamo pensato alle le parti grafiche del disco per le quali mi sono affidato a FLARESCAPE per le foto e al PROGART MEDIA di Mattias Norén (grafico di Kamelot, Epica, Sabaton) per la copertina e l’intero booklet.

Il disco è un concept? C’è un filo conduttore tra le tracce?

La creazione e l’argomentazione dei brani è avvenuta in seguito a una domanda che mi sono posto inizialmente: molto spesso mi sono sentito dire “Bisogna amare Dio” e nella mia mente mi domandavo cosa volesse dire amare un’entità che non si può vedere, toccare o percepire istintivamente coi sensi, che se esiste talvolta pare dimenticarsi di noi, e in ogni caso “come” poter amarla nel concreto? Le risposte sono arrivate con lo studio della Bibbia e mi hanno lasciato talmente stupefatto che ho deciso sarebbero diventate l’argomentazione dei testi. Mi piace pensare che Choirs Of Veritas non è lode fine a sé stessa, ma un’esposizione di queste risposte.

Per quanto riguarda l’album, il tema portante ovviamente è uno e le canzoni seguono quello schema, quindi si può certamente parlare di un concept album.

L’album è suddiviso in tre parti sulla base dell’affermazione di Gesù “Io sono la via, la verità e la vita”, da cui prende anche nome il disco:

  1. VIA: i primi brani parlano del come fare, del modo concreto e pratico. Qui troviamo infatti le tematiche pratiche del mettere Dio al primo posto (God First), affidarsi con fiducia (Ask Him), ricercarlo per avere delle risposte (The Searching) e ringraziarlo perché a questo mondo niente ci è dovuto ma tutto ci è concesso (Thank You);
  2. VERITAS: questa parte tratta le tematiche che io ritengo essere verità pratiche e teologiche; sono state per me delle vere rivelazioni. Compongono questa sezione le tematiche della vanità così come intesa dal libro del Qoelet nella Bibbia (Vanitas Vanitatum), quella riguardante i miracoli e sulla tematica che Gesù non compiva miracoli fini a sé stessi, quanto invece lo faceva per dimostrare che lui aveva l’autorità di perdonare i peccati e rendere evidente in questo modo che lui era il Cristo e che poteva dare all’uomo una salvezza ben più grande di quella terrena (Miracles) e infine la tematica della religiosità, argomentazione che lo stesso Gesù ha condannato durante i tre anni del suo ministero (Religiosity);
  3. VITA: l’ultima sezione parla principalmente di Gesù e del suo percorso. Inizia dal brano che dà il nome al disco “Io sono la via, la verità e la vita” che è anche la canzone dedicata per eccellenza a Gesù, quella che un po’ lo descrive e che meglio rappresenta il progetto. Seguono le tematiche dell’amore verso il prossimo come amore verso Dio (A New Commandment), quella della Passione di Gesù paragonando il nostro dolore quotidiano al Suo e spiegando come se Gesù che era Dio ha subito quello che ha subito, perché noi dovremmo essere esentati dal portare la nostra croce? (The Passion And The Cross), quella del perdono riferita al fatto che al tempo di Gesù aspettavano un Messia inteso come “liberatore” che non perdonasse i nemici di Israele ma che li condannasse, ma Gesù invece è venuto per perdonare (He Has Come To Forgive) e sul finire il tema della Grazia che Gesù ci ha concesso sulla croce. Quest’ultimo è un bellissimo brano dei finlandesi Mehida e composto da Mikko Härkin, che abbiamo coverizzato e utilizzato come ultima traccia del disco.

State già pensando al prossimo? Che progetti avete per il futuro?

Per il momento restiamo un progetto da studio; le motivazioni sono tante ma credo sia meglio così per ora. Non mi precludo comunque la possibilità di qualche live in futuro. Abbiamo comunque realizzato un videoclip di uno dei brani del disco, e un altro è in fase di concepimento.

Certamente mi piacerebbe dare un seguito al primo disco. È un progetto che sento molto a livello emotivo, che mi spinge a conoscere e ricercare Dio sempre più; e in fondo sono stato felice che il primo lavoro con cui sono uscito al pubblico sia stato un’opera scritta con e per Dio.

Puoi parlarci del legame della vostra musica con il mondo della spiritualità?

Come già anticipato mi piace pensare che Choirs Of Veritas non è lode fine a sé stessa, ma un’esposizione delle risposte alle domande che mi sono posto.

Vorrei aggiungere qualche altra piccola curiosità su come è stato pensato il disco, e che a mio parere crea un forte legame tra materia e spiritualità:

  • il ghirigoro che si vede sulla lettera O del logo è in realtà il nome di Gesù scritto in ebraico;
  • l’immagine del disco mostra uno scenario di desolazione di un deserto arido con delle case in rovina, dove comunque cresce un fiore, simbolo di purezza. Il messaggio simboleggia chiaramente che anche nel pieno della desolazione della nostra vita può nascere la purezza e la vita del messaggio di Dio;
  • l’album contiene 12 brani perché 12 erano gli apostoli che Gesù scelse inizialmente, e 12 le tribù di Israele;
  • è suddiviso in 3 sezioni perché 3 è la trinità che si raggruppa comunque in 1: Gesù / Dio / Spirito Santo che è 3 ma anche 1;
  • il primo brano è “God First” perché Dio va messo al primo posto nella nostra vita;
  • il brano dedicato a GesùI Am the Way, the Truth and the Life” è il brano numero 8, perché 8 è il numero di Gesù e simboleggia la resurrezione, la vita eterna, il fine ultimo; anche la somma dei bpm con cui ho realizzato questa canzone, 143 dà come valore 8 (1 + 4 + 3). È successo un po’ per caso in quanto quel brano mi sembrava troppo lento a 140 bpm e troppo veloce a 145 bpm. 143 è stato un buon compromesso ho pensato, e quando poi ho sommato i valori per curiosità mi è venuto da sorridere;
  • il nome di Dio in ebraico è Yahweh che si scrive YHWH; in ebraico ogni lettera ha un valore simbolico e numerico e la somma di quei valori è 26 (10 + 5 + 6 + 5), quindi dato il calcolo gematrico secondo la regola del valore integrato ridotto: 2 + 6 = 8 rimando a Gesù. Secondo il valore simbolico invece: 2 = UNIONE e 6 = UOMO. Dunque 26 è Dio unito con l’uomo. E come Dio è unito con l’uomo? Con la somma 8 che è Gesù.
  • il nome di Gesù in ebraico è Yeshua; la somma dei valori numerici è 386 (10 + 300 + 6 + 70).

Anche qui dato il calcolo gematrico secondo la regola del valore integrato ridotto: 3 + 8 + 6 = 17 e 1 + 7 = 8.
Secondo il valore simbolico: 3 = SPIRITO DI DIO, 8 = FIGLIO DI DIO e 6 = FIGLIO DELL’UOMO. Quindi Gesù, Cristo di Dio in quanto investito dello Spirito Santo, è figlio di Dio ma anche figlio dell’uomo; 3 in 1. Inoltre 7 = PERFEZIONE e 1 = DIO, UNICO, ETERNO. Dove Gesù rappresenta l’essere della perfezione sommato al Dio creatore.

Non è uno scherzo, la Bibbia è perfezione e armonia; è con questa parola che Dio ha creato il mondo e ha creato noi. Il discorso poi è talmente ampio che non basta una vita intera per comprenderlo appieno; questi sono solo piccoli esempi, ma che ogni volta mi lasciano col fiato sospeso…

Mi sembra che la lingua principale sia l’inglese e molte band emergenti, quasi tutte in verità, scelgono di cantare in inglese. Come mai secondo te? Ritieni che non sarebbe possibile usare la lingua italiana o si punta ad un pubblico internazionale?

È vero questo; ritengo che nel corso degli anni si sia sviluppato una lingua fenotipo dei vari generi musicali; per cui il pop italiano ad esempio è cantato prevalentemente in italiano, la musica latina in spagnolo e il metal in inglese. Questo anche perché si parte dal presupposto che chi ascolta quel tipo di musica tendenzialmente si aspetta di sentire una linea vocale con quella lingua e con determinate tematiche.

Quali altri progetti musicali stai seguendo?

Attualmente oltre ai COV sono impegnato coi REPLICA, un tributo ai Sonata Arctica nato da poco, insieme a bravissimi musicisti quali Daniele Baglietto alla voce (ex Ghost Opera – tributo Kamelot), Mattia Rubino alla batteria (Aevum, SoundStorm), Luca Giuntoli alla chitarra e Cesare Ferrari al basso (già con me nei Choirs Of Veritas).

Inoltre, questa è un’anticipazione, sto portando avanti un altro progetto di cui sono sempre io il compositore dei brani e che uscirà a breve presumibilmente entro l’anno.

Non posso ancora fornire ulteriori informazioni circa la sua natura, ma posso rivelare che si tratta di un progetto Symphonic metal stile Nightwish a cui stanno partecipando musicisti eccezionali che hanno già avuto un ruolo rilevante nella scena metal attuale.

Hai qualche consiglio da dare a chi ambisce a lanciarsi nel mondo musicale?

L’unico consiglio che mi permetto di dare è questo: a prescindere dai giudizi che inevitabilmente riceverete esponendo voi stessi con la musica che proporrete, la vostra musica sarà qualcosa che resterà per sempre e in cui continuerete a vivere. Quindi meglio essere ricordati, da tanti o da pochi che siano, per qualcosa che nasce dal profondo del vostro animo e che ha anche uno scopo più alto della semplice vetrina personale o del compenso economico.

 


Credits:

Foto fornite dall’artista

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