The future is female”, ma il passato non è da meno: se il 2017 è stato l’anno del Female Power, quello corrente non sarà da meno: il 21 Gennaio 2018 è stato, infatti, la data ufficiale della Women’s March, le cui manifestazioni si sono prolungate anche nei giorni seguenti in tutta America a partire dal 19.

La Women’s March ha solo un anno di eredità alle spalle: nasce proprio nel 2017, quando persone provenienti da ogni background – cultura, sesso, età, classe sociale, fede – si sono riunite in tutti i continenti per veicolare un unico messaggio. Cinque milioni di voci che si sono levate all’unisono per un unico obiettivo: un mondo che sia equo, tollerante, sicuro, in cui i diritti umani e la dignità individuale siano protetti. La Women’s March 2017 si è rivelata essere la più grande manifestazione-protesta non violenta coordinata della storia degli Stati Uniti d’America, e una delle più estese della storia mondiale.

Quest’anno, sebbene i numeri siano calati leggermente, la risonanza è stata ancora più forte: i motti principali sono stati “Power to the Polls” e “Together we rise”, il quale è anche omonimo titolo del libro che racconta la storia del movimento attraverso la voce degli organizzatori stessi. E anche quest’anno non sono mancati ospiti, partner, sponsor e oratori più o meno celebri: da Scarlett Johansson a Viola Davis, da Whoopi Goldberg a Natalie Portman, da Idina Menzel a Keala Settle, da Laverne Cox a Lea Delaria, da Adam Scott a Tony Goldwyn. Tra chi ha pubblicamente preso in mano il microfono per condividere esperienze, opinioni e speranze, spicca il discorso della cantante Halsey alla manifestazione di New York, la quale ha recitato una poesia scritta di suo pugno intitolata “A story like mine”, in cui racconta storie di violenza subite da lei stessa, amiche e conoscenti, poiché ognuna, come sottolinea, “ha una storia come la mia”.

Non posso dire a mia mamma dove sono andata
Non posso dirlo a nessuno
Vedete, la mia amica Sam è stata stuprata da uomo
Che conoscevamo perché lavorava nel programma dopo-scuola
E lui l’ha tenuta giù, con i suoi libri accanto
E le ha coperto la bocca e poi le è venuto dentro
Quindi, ora sono con Sam
Al posto con un piano
Aspettando l’esame medico
E lei sta pregando di non aver bisogno di un aborto
Perché non potrebbe permetterselo.
[…]
È il 2017 e vivo come una regina
E ho seguito praticamente ogni mio dannato sogno
Sono invincibile e così ingenua
Credo di essere protetta perché vivo su uno schermo
Nessuno oserebbe comportarsi così con me
Ho guadagnato la mia protezione, per sempre pulita
Finché un uomo di cui mi fido mi mette le mani nelle mutande
Ma non voglio nulla di tutto ciò, voglio solo ballare
E la mattina dopo mi sveglio come se fossi in trance
E c’è del sangue
È il mio sangue?
Aspettate un secondo
Ho lavorato ogni giorno da quando ho 18 anni
Ho fatto tour ovunque, dal Giappone a Mar-a-Lago
Sono persino salita sul palco quella notte a Chicago mentre avevo un aborto spontaneo
[…]
È il 2018 e ho capito che nessuna è al sicuro finché vive
E ogni amica che conosco ha una storia come la mia
E il mondo mi dice che dovrei prenderlo come un complimento
Ma poi eroine come Ashley e Simone e Gabby, McKayla e Gaga, Rosario, Aly
Mi ricordano che questo è l’inizio, non è il finale
E siamo qui per questo
E per questo ci raduniamo
Sono olimpioniche e un medico americano e neanche una parola dall’uomo che è presidente
Riguarda tutto porte chiuse e segreti e gambe e tacchi a spillo
Dalle colline di Hollywood ai progetti nei ghetto […]

Il riferimento al presidente Trump non è passato neanche lontanamente inosservato, e la sua presenza – o, meglio, la critica alla sua presidenza – non è stata assente tra le fila delle Women’s March. Risuona ancora più forte considerato che, pochi giorni prima, il presidente USA ha ottenuto un altro primato: è stato, per l’appunto, il primo nella storia dei presidenti americani a indirizzare un discorso anti-aborto e a sostenere pubblicamente la March of Life di Washington, una manifestazione che condanna l’aborto senza alcuna scusante.

“Tieni le tue piccole mani lontane dai nostri diritti civili.”

Il discorso di Halsey, e di tanti altri alla Women’s March, hanno però colpito nel segno: “Nessuno di noi è libero finché tutti lo saremo. […] Siate una voce per tutti coloro che hanno lingue prigioniere/per le persone che hanno dovuto crescere troppo e troppo piccoli. C’è del lavoro da fare. Ci sono canzoni da cantare. C’è una guerra da vincere”.

“Io sto con lei.”