Milano: zucchero e catrame.
Si apre con una citazione dal brano Milano di Lucio Dalla la raccolta Nell’omonima via. I racconti del drago verde (Edizioni della Vigna, 2017). Il volume è costituito da dieci racconti scritti dal collettivo Allora Blu, i cui membri sono accomunati dal desiderio di delineare un profilo del capoluogo lombardo diverso e distante dal tripudio digitale e dal caos metropolitano, riscoprendo e portando alla luce quegli angoli della città nascosti, densi di storie inedite e affascinanti aneddoti.

È sensazione comune, leggendo il titolo della raccolta, chiedersi cosa sia o cosa rappresenti il Drago Verde. È forse una suggestione orientale di tradizioni lontane? Un riferimento mitologico a popolazione del profondo Nord? Assolutamente no, il Drago Verde è un elemento famigliare per chiunque abiti, lavori o semplicemente frequenti Milano. Il Drago Verde è uno dei nomi con il quale è nota la rete di fontanelle pubbliche della città, caratterizzate proprio da un rubinetto che presenta le sembianze del drago. Porre l’immagine del draghetto delle fontane a suggellare l’intera raccolta è una mossa estremamente simbolica. La fontana, infatti, è un dettaglio della città a cui spesso non si presta attenzione, di cui pochi conoscono la storia e, come già affermato, sono proprio questi dettagli vittime di negligenza, queste cellule metropolitane dimenticate a costituire il nucleo tematico dello scritto in questione.

Il drago Verde apre così la strada al mostro di Niguarda, a piramidi esoteriche e vampiri, all’uomo che voleva comprarsi Brera e alla misteriosa storia di San Giovanni in Conca. Quest’ultima è raccontata dettagliatamente in San Giovanni in Conca. Storie, leggende, curiosità di Maurizio de Filippis.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.In piazza Missori, nel cuore della Milano universitaria, troviamo ancora i resti dell’abside e della cripta ipogea della basilica di San Giovanni in Conca, costruita tra il V e VI secolo. L’autore nel suo breve saggio ne ricostruisce la storia e ne mette in evidenza leggende e simbologie. Andiamo con ordine, De Filippis apre il suo scritto raccontando appunto la storia della basilica che, purtroppo per noi, è una storia di corrosione. Costruita in onore di San Giovanni Evangelista – che la leggenda vede uscire illeso da un pentolone di olio bollente – la basilica è stata distrutta da Barbarossa e ricostruita in stile romanico. Nella prima parte della sua travagliata esistenza essa si è fatta anche sfondo di riti propiziatori e teatrini scaramantici, ma con il passare degli anni e l’imporsi di tendenze alla secolarizzazione, l’edificio perde la sua connotazione religiosa e viene adibito a scopi civili. Lo storico campanile, ad esempio, diviene osservatorio meteorologico.

La mutilazione più grande alla struttura della basilica avviene – come si può immaginare – tra il XIX e il XX secolo, quando essa viene quasi completamente smantellata per facilitare la viabilità urbana della zona. Per questo,  poche righe fa abbiamo parlato di corrosione; la struttura monumentale della basilica è stata letteralmente consumata dalla modernità. Prima spogliata dei mausolei viscontei, poi amputata del campanile, delle campate e della navata e infine rimpicciolita nella facciata.

Ciò che rimane della basilica è riducibile soltanto alla cripta sotterranea e a parte dell’abside con monofora. Questi resti vengono ancora oggi identificati con l’espressione el dent cariaa, il dente cariato.

Dopo aver presentato ai lettori la storia pressoché sconosciuta dell’edificio, De Filippis si dedica, tra le altre cose, a svelare dettagli inerenti alla simbologia nascosta nei ruderi della basilica. Scopriamo, dunque, che i capitelli delle colonne che sorreggono le navate della cripta sono ricchi di elementi esoterici carichi di simbolismo: i fiori della vita, le croci patenti e il drago del Tarantasio sono solo alcuni degli esempi che potremmo citare.

Incredibile pensare che la Basilica di San Giovanni in Conca, nonostante i deterioramenti e la negligenza, riesca ancora oggi a farsi portatrice di una rete di simboli che se intercettati e interpretati riescono a catapultarci nell’epoca medievale. Questi echi suggestivi di ere e concezioni lontane sono costitutivi non solo di San Giovanni in Conca, ma di molti altri edifici e strutture milanesi.
Leggere il racconto di De Filippis ci permette dunque di ricostruire le fondamenta di un monumento – le cui pareti si fanno portavoce della storia di una città intera – e poi di scoprire così la morfologia urbana e l’architettura di significati di epoche passate.

Non vi sveliamo tutto, ma vi assicuriamo che se volete conoscere l’altra faccia di Milano, differente da quella che siete soliti osservare quotidianamente, questa raccolta è quello che fa per voi!

a seguire gli autori che hanno partecipato alla scrittura della raccolta: Maurizio Principato, Ermanno Accardi, Rino Morales, Federico Franchin, Giovanni Francavilla, Maurizio de Filippis, Gian Luca Tavecchia, Raffaele Maddalena, Nicola Chinellato, Antonio Bellomi.

 


FONTI
Nell’omonima via. I racconti del Drago Verde (Edizioni della Vigna, 2017)