Provate ad immaginare un mondo senza fratelli Gallagher: sarebbe una noia assoluta! Non potevamo esimerci da questa idea quando abbiamo avuto modo di recensire Who built the moon?, pubblicato il 24 ottobre a distanza di sole due settimane da As you were, di cui avevamo già parlato.

Liam e Noel, Noel e Liam. I due ex membri della band britannica degli Oasis sembra che si stiano divertendo a stuzzicare i loro fan con una serie di lavori che, in parte, ripercorrono la loro tradizione musicale e che, in parte, cercano di individuare nuovi orizzonti.

Anche sul piano dei concerti. Pensiamo all’Italia: il 26 febbraio Liam è stato al Fabrique di Milano, mentre il 21 giugno sarà agli I-Days presso il Parco di Monza. Noel sarà al Fabrique l’11 aprile e agli I-Days il 23 giugno. Della serie: avviciniamo ma non troppo.

Who built the moon? è il terzo album del gruppo, i Noel Gallagher’s High Flying Birds, nato nel 2010 e composto da Noel, Mikey Rowe, Russell Pritchard, Chris Sharrock e Gem Archer.

Composto da undici tracce, il disco è stato anticipato dalla pubblicazione di Holy mountain, un brano interessante che cerca senza dubbio di differenziarsi dal modello Oasis e che si caratterizza per l’atmosfera molto rock e divertente (She fell, she fell, right under my spell | Hold up, pretty baby, come on | She danced, she danced, right into my hands | Hold up, pretty baby, come on).

Tuttavia, bisogna essere onesti: il brano d’esordio non colpisce, rischia anzi di annoiare l’ascoltatore. Non cominciare con il piede giusto un album è forse l’errore più grande che una rock band può fare in sede di produzione. Fort Knox è più una prefazione che il contenuto dell’opera.

Mentre meritano senza dubbio una nota di merito She taught me how to fly, caratterizzata da una sonorità rock e sognante, e Black & white sunshine, che sembra il tentativo concreto da parte di Noel di raggiungere nuovi traguardi musicali.

Purtroppo, uno dei pochi. Il disco non brilla per genialità. In definitiva, nel derby di Manchester tra i fratelli Gallagher i tre punti vanno meritatamente a Liam e al suo As you were.
A presto ragazzi, ci si vede agli I-Days.

 


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