17 novembre 2018

DOSSIER| Il drammatico viaggio dei venezuelani in Colombia

DOSSIER| Il drammatico viaggio dei venezuelani in Colombia

Ogni giorno di questi ultimi mesi 40 mila venezuelani attraversano il ponte internazionale “Simon Bolivar” per passare dal Venezuela alla Colombia per potersi procurare cibo e medicine. Una parte addirittura scappa dal paese per cercare un futuro migliore e stabile nel paese vicino. Tutte queste persone disperate che attraversano il paese per molte miglia ogni giorno vengono chiamati dai colombiani “Bachaqueros”, ovvero coloro che operano sul mercato nero, abusivi.

Questa viene considerata come una vera e propria crisi umanitaria: ormai tra i 30-40.000 venezuelani tutti i giorni passano la frontiera e per ora si ha una stima di 600.000 venezuelani stanziati in Colombia negli ultimi sei mesi con l’acutizzarsi della crisi in maniera esponenziale. Il governo del presidente colombiano Juan Manuel Santos (ha iniziato il mandato nell’agosto del 2010 ed è stato insignito di un nobel per la pace nel 2016) ha deciso di abolire il certificato che permetteva ai cittadini del Venezuela di attraversare le due regioni attraverso il ponte per poter arrivare nel paese in libertà e senza limiti. Egli ha affermato che la Colombia continuerà a ricevere cittadini venezuelani ma che la situazione attuale non è più sostenibile, tanto da diventare una situazione di crisi umanitaria ormai giunta a livelli molto gravi.

I provvedimenti riguardano lo schieramento di migliaia di soldati per controllare la frontiera di estensione di 2.200 chilometri, in grande parte senza barriere fisiche.

Il governo colombiano di Santos accusa il regime di Nicolas Maduro, il presidente della repubblica Bolivariana del Venezuela dal marzo del 2013, di aver provocato confusione e caos in Venezuela dopo la svolta autoritaria e la mancanza di qualsiasi misura per fermare l’inflazione e la scarsità di beni di prima necessità. Il Venezuela sta affrontando una crisi economica molto grave che sta provocando questo fuggi-fuggi generale verso paesi con possibilità economiche migliori.

Oltre ad essere una crisi umanitaria, è molto grave anche la situazione sul frangente sanitario: scarseggiano sempre più medicinali negli ospedali. L’ultima stima è che manchino l’80% dei farmaci per curare ipertensione, diabete, infezioni respiratorie e diarrea. Il governo di Maduro nasconde i dati, ma non è più un segreto l’impennata della denutrizione e della mortalità infantile in Venezuela.

Questa migrazione in Colombia non è nata tutta d’un tratto, bensì ci furono già delle tensioni e dei conflitti di frontiera tra questi due paesi: nel 2010 ci fu una crisi  innescata dalle accuse di Alvaro Uribe, predecessore di Santos nel governo colombiano, per il fatto che il governo venezuelano stava dando ai guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia nel suo territorio. Uribe portò le prove all’associazione degli Stati Americani e in risposta a queste accuse, il Venezuela cessò le relazioni diplomatiche, avviando l’ipotesi di una possibile guerra.

In seguito all’insediamento di Santos come presidente della Colombia, il governo venezuelano ha accettato di ripristinare le relazioni diplomatiche bilaterali e questo comportò il ristabilimento di alcuni accordi di diritto internazionale.

In seguito nel 2015, dopo l’elezione del presidente Maduro, ci fu un’altra crisi di tipo diplomatico tra Bogotá e Caracas per alcuni confini in via di definizione. Il provvedimento del presidente Maduro prevedeva di riaffermare la sovranità di una zona contesa alla Guyana che era sotto accordo con gli USA per una zona petrolifera; proprio ciò scatenò le proteste colombiane definite “esagerate” dal presidente venezuelano, in seguito la crisi si risolse con l’abrogazione del decreto da parte del governo venezuelano.

Le premesse per questa guerra di frontiera sono proprio le crisi diplomatiche passate, il presidente Santos ha annunciato inoltre che la Colombia verrà sostenuta dagli Stati Uniti per affrontare la crisi umanitaria e il presidente Maduro sostenuto dai gruppi di opposizione.

 

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