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20 settembre 2018

L’ATTIVISMO ARTISTICO DI SUZANNE LACY

L’ATTIVISMO ARTISTICO DI SUZANNE LACY

La giornata internazionale della donna si celebra l’8 marzo di ogni anno per ricordare le conquiste politiche e sociali raggiunte dal genere femminile in tutti gli ambiti della quotidianità.
È stata riconosciuta dall’ONU nel 1977 come celebrazione mondiale.
Nell’ambito artistico, uno dei nomi che meglio rappresentano questa battaglia continua per il raggiungimento dei diritti e miglioramento della condizione della donna, è quello di Suzanne Lacy.

Suzanne Lacy

Suzanne Lacy è un’artista americana nata nel 1945 in California. Durante la sua carriera estremamente prolifica, l’artista ha sfruttato diverse forme d’arte per dare vita alle proprie ricerche, che si sono concentrate principalmente attorno alla figura della donna, alle lotte di genere e in generale relative ai diritti civili.
Lacy ha dato vita a numerose performances, installazioni, videoinstallazioni, opere di public art, e ha scritto numerosi testi di critica d’arte contemporanea.

La sua azione artistica sfrutta principalmente il mezzo performativo, creando grandi manifestazioni con un gran numero di performers partecipanti, in modo da catturare una certa visibilità e porre l’attenzione sulle questioni trattate.
Infatti, Lacy si definisce sia un’artista sia un’attivista, proprio perché ogni suo lavoro nasce da una riflessione sulla situazione attuale di una classe, un genere, un tipo di persone, o una situazione, ne individua i problemi da risolvere e li mette in mostra, sotto gli occhi del grande pubblico.

Un buon esempio è il suo lavoro Three weeks in May, realizzato dall’8 al 24 maggio 1977 con la collaborazione di Leslie Labowitz.
La performance prendeva luogo vicino al Los Angeles City Hall, centro vitale di LA e prevedeva due grandi cartine della città, lunghe circa 7 metri e mezzo l’una, appese alla parete. Ogni giorno per tre settimane, l’artista munita di un grosso timbro con la parola “RAPE” (stupro, ndA), segnava su una delle due cartine tutti i luoghi dov’erano stati denunciati degli stupri –denunciati, non avvenuti,- il giorno precedente. Lacy lavorò a stretto contatto con la polizia di Los Angeles che le fornì tutte le informazioni necessarie per creare la sua opera.

Il risultato della performance, alla fine delle tre settimane, è disarmante.

Suzanne Lacy, Three weeks in May, 1977

La performance richiamò molta attenzione, da parte dei media e da parte di altre artiste che diedero man forte a Lacy creando le loro performances durante quelle tre settimane. La stessa Suzanne organizzò altri eventi legati a Three Weeks, sempre concentrandosi attorno al tema dello stupro verso le donne, che si tennero in quel periodo.

Suzanne Lacy, Three Weeks in May, 1977

Three Weeks in May è un ottimo esempio dell’intento politico dell’autrice e del suo modo di approcciarsi all’arte: tratta una tematica a lei cara ed estremamente attuale; Lacy non utilizza la performance per esprimere qualcosa con il proprio corpo, ma se ne serve semplicemente per mettere davanti al pubblico la verità nuda e cruda, senza fronzoli.
Tutta l’operazione di timbratura è molto pacata e quasi non sembra neanche una performance artistica- proprio perché Lacy è un’artista-attivista.

Un’opera che rappresenta meglio il concetto di performance artistica è The Crystal Quilt, ideata e realizzata tra il 1985 e il 1987.
Oltre al tema femminile, in quest’occasione si tocca anche un altro punto molto caro all’artista: l’avanzare d’età, l’invecchiamento e le conseguenze che comporta sulle donne, come la società tratta le donne anziane e come le rende invisibili al mondo.
La performance prese luogo il 10 maggio 1987 nell’ampio spazio di un centro commerciale, sotto ad un soffitto di cristallo, a cui presero parte 430 donne con più di 60 anni. Le partecipanti erano vestite completamente di nero, sedute a gruppi di quattro ai tavoli che erano stati sistemati su un grande tappeto con un design che ricordava quello di una trapunta (disegnata da Miriam Shapiro). Erano invitate a discutere tra loro e scambiarsi i propri pareri e le proprie esperienze personali riguardanti l’essere una donna anziana. Ad intervalli regolari di 50 minuti circa, un suono pre-registrato segnalava alle performers di cambiare la posizione delle loro mani sul tavolo, così da cambiare l’intero pattern della grande trapunta, se vista dall’alto.

Suzanne Lacy, The Crystal Quilt, 1987

Il pubblico non sentiva i discorsi delle partecipanti, ma una registrazione di Susan Stone, basata sulle riflessione di altre 72 donne, riguardanti il potere della memoria e della conoscenza delle donne anziane, che non viene sfruttato in alcun modo.

Suzanne Lacy oggi insegna presso la University of Southern California Roski School of Art and Design, e continua la sua attività di artista-attvista.

 


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