Il nome di Kim Jong-un negli ultimi mesi è sulla bocca di tutti: il battibecco tra il leader della Corea del Nord e il presidente americano Trump prosegue oramai da parecchio tempo tra minacce, tweet provocatori e test missilistici, lasciando il resto del mondo con il fiato sospeso riguardo alla propria sorte.

E se il Presidente coreano sta creando così tanti problemi a noi occidentali, che abitiamo a migliaia di kilometri da lui, è facile immaginare che i cittadini nordcoreani non se la passino molto bene. La Corea è infatti una vera e propria dittatura in cui è completamente assente qualsiasi tipo di libertà, da quelle fondamentali (politica, di espressione, di opinione) fino ai più minuscoli dettagli della quotidianità (sono vietati i jeans, simbolo del capitalismo americano, e sono persino proibiti alcuni tagli di capelli).

I tagli di capelli consentiti in Corea del Nord

Il controllo capillare della rete e dei mezzi di informazione e comunicazione è impressionante; ascoltando le testimonianze di cittadini che sono riusciti a fuggire dal paese si viene catapultati in un universo simile -molto simile, in maniera inquietante- a quello descritto da Orwell in 1984. Tutti cellulari In circolazione nel paese sono assemblati in Corea del Nord, le componenti vengono solitamente acquistate in Cina. Anche i sistemi operativi sono progettati in loco (spesso sono imitazioni, modificate, di Windows e Android) e contengono apposite applicazioni per controllare lo scambio di messaggi, files e per impedire la navigazione su siti esterni. Anche internet, infatti, non è quello che conosciamo noi, bensì una rete interna che permette di effettuare solo determinate ricerche e accedere a limitate informazioni, la maggior parte delle quali riguardano il regime e la figura di Kim Jong-un, entrambi ovviamente sempre idolatrati. Non è finita qui: gli smartphones possono, in qualsiasi momento, effettuare screenshot o fotografie senza il consenso del possessore il quale riceverà solamente una notifica ma non avrà la possibilità di cancellare le immagini. Non è raro che la polizia fermi le persone per strada, controllando loro i cellulari (messaggi, chiamate, le fotografie scattate a tradimento e qualsiasi altro contenuto). Inoltre i cittadini sospettano che i dispositivi registrino le loro conversazioni, anche quando non utilizzati.

Il leader coreano Kim Jong-un

Questa enorme mole di dati viene raccolta ed analizzata dal governo che la usa come un vero e proprio strumento di repressione, per tenere la popolazione sempre sotto controllo e impedire che possano nascere dei movimenti sovversivi o semplicemente contrari al regime oltre che per indottrinarla e fare propaganda. È veramente impossibile non ripensare alle parole: Big Brother is watching you.