Il termine distopia indica una società o una comunità, prevalentemente immaginaria, che rappresenta una realtà spaventosa e indesiderabile. Il termine, coniato nel 1868 dal filosofo John Stuart Mill, ha origine greca: letteralmente significa “luogo non buono” ed è creato in opposizione al termine “utopia” utilizzato per la prima volta da Thomas Mann per descrivere un mondo ideale e perfetto.

Sebbene il genere distopico sia molto vasto e possa rientrare in più categorie, tendenzialmente le opere che si definiscono distopiche hanno caratteristiche comuni. La maggior parte sono romanzi in cui vengono descritte e rappresentate società future dove le autorità, siano esse tecnologiche, politiche o militari, pretendono di controllare ogni aspetto della vita: in questo filone, basato anche sugli esempi di totalitarismi che si sono succeduti nel Novecento, la società tende ad essere gerarchicamente divisa, con un allontanamento tra gli individui e il mondo naturale. Altri romanzi invece si basano su catastrofi, naturali o causate dall’uomo, che hanno distrutto il mondo ed il vivere civile e vedono i pochi superstiti in una lotta per la ricostruzione della società.

“Scena tratta dalla serie tv “The Handmaid’s Tale”

Sono molte le opere che rientrano in questo genere: da “I viaggi di Gulliver” romanzo del 1726 di Jonathan Swift, a “La fattoria degli animali” (1945) e “1984” (1949) di George Orwell, da “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury a “Il racconto dell’ancella” (1985) di Margaret Atwood, attraversando anche il cinema con film come “2001: Odissea nello spazio” (1968) di Stanley Kubrik a “Blade Runner” (1982) di Ridley Scott e più recentemente le serie tv con esempi come “Black Mirror” (2011- in corso), “Westworld” (2017- in corso) e “Altered Carbon” (2018).

“No future” di Bansky

I libri distopici hanno sempre riflettuto le ansie e i pericoli delle società da cui traevano origine, soffermandosi sui risvolti negativi delle nuove tecnologie e sulle conseguenze del potere incontrollato e tirannico. Possono sembrare libri pessimistici ed irrealistici, ma molto spesso ci fanno aprire gli occhi su ciò che prendiamo sotto gamba, sono storie ammonitrici su ciò che può sfuggire al controllo dei più e su ciò che si potrebbe dover “pagare” per ottenere un mondo all’apparenza ideale.