12:00 pm
21 settembre 2018

Alice Pasquini: Storie di donne raccontate da una donna

Alice Pasquini: Storie di donne raccontate da una donna

Una storia nasce dalla convergenza di emozioni, sentimenti e ricordi. Alice Pasquini decide di raccontare le storie delle donne attraverso l’arte, nella sua continua relazione con lo spazio circostante.

Alice Pasquini, classe 1980, è un’artista, una cantastorie ed una donna. La sua è una storia di coraggio, di intraprendenza nella carriera artistica. Alice decide di prendere una direzione controcorrente rispetto ai dettami accademici dei suoi studi. Sceglie il mondo della Street Art, o come lei preferisce chiamarla, arte contestuale, poiché le sue opere crescono lungo le cicatrici della città, valorizzandone le imperfezioni. L’ispirazione nasce dalla comprensione di ciò che lo spazio le comunica. I segni sulla pietra non rimangono inermi, ma si trasformano in una storia, e la pittrice nella sua narratrice.

Carcere femminile di Melilla (2015

Alice racconta quello che conosce, le persone che ha incontrato e quelle che ancora dovrà incontrare, i sentimenti e i legami umani. Le sue protagoniste sono donne, non ingabbiate nello stereotipo dell’eroina dei fumetti o della bomba sensuale, ma libere e indipendenti, rappresentate da un punto di vista femminile. Ogni storia è differente e riflette lo spazio che la occupa. È il caso del carcere femminile di Melilla, una città autonoma spagnola in Marocco. Qui, nel 2015, Alice ha realizzato un murale dove una ragazza seduta su un albero guarda l’orizzonte. La storia nasce dalle conversazioni con le detenute, le quali le hanno detto che ciò che manca loro di più è l’idea di una prospettiva futura, di un orizzonte in cui ritrovarsi. L’arte contestuale diventa così anche la responsabilità dell’artista nei confronti di coloro che vedranno tutti i giorni la sua opera.

Per questo per Alice sono così importanti le persone. Lei dipinge alla luce del sole, lasciando che le sue opere fioriscano nel terreno culturale locale, tra i commenti e gli sguardi dei passanti. Sono loro che scattano fotografie, le postano sui social e contribuiscono alla crescita del panorama artistico contemporaneo. Una volta finita, l’opera lascia un ricordo sulle pareti delle città. Il ricordo di chi l’ha amata, di chi guardandola ha inventato nuove storie. Quel dipinto sul muro non rimane identico a sé stesso, ma subisce l’erosione del tempo che passa. La sua conservazione però non è più compito dell’artista, ma è un lascito ai suoi spettatori.

Civitacampomarano (2015)

Quella di Alice è la storia di una donna coraggiosa, affermatasi in un campo convenzionalmente non adatto alle donne, perché implica un grande sforzo fisico. Street Art significa dipingere con la pioggia, su un muro alto 7 metri, valutando attentamente le proporzioni. Alice ha scelto di crescere la sua arte come un figlio, con l’obiettivo di dare un colore agli spazi ormai dimenticati. Le periferie, gli edifici abbandonati o i piccoli borghi abbandonati, come Civitacampomarano (Molise) sono i nuovi laboratori artistici. I muri, così imperfetti, le tele contemporanee. Le donne, le protagoniste.


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.