In qualsiasi epoca si sia cresciuti, da qualsiasi pianeta si provenga, a prescindere dai gusti musicali, tutte le persone di questo mondo sono entrate a contatto con boyband o girlband, gruppi musicali composti interamente da cantanti e/o ballerini di un sesso o di un altro. Possono piacere o non piacere, ma nelle varie decadi hanno spesso avuto il loro ruolo nel mercato discografico, chi con più rilevanza e chi meno, chi in una nazione e chi in un’altra. Quando se ne parla, però, si tende a relegare questi originali complessi musicali a epoche precise (nello specifico, gli anni ’90 e i primi anni ’00): è davvero così? Non c’è più spazio, nel mercato discografico attuale, per le boyband e le girlband?

Partiamo dalle seconde, le girlband. In realtà esistono da molti decenni (basti pensare alle Supremes, che non erano le prime del filone), ma quando le si nomina, a saltare all’orecchio sono sicuramente due nomi: Spice Girls e Destiny’s Child. Entrambe attive a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni ’00, hanno letteralmente monopolizzato la loro fetta di mercato. Le loro canzoni sono diventate successi universali, che quindi non vedevano distinzioni di target per sesso o nazione. Chi non ha mai fatto un karaoke sulle note di Wannabe o Survivor? Ci sono stati altri tentativi di replicare il loro successo, nella stessa epoca (potremmo citare le Atomic Kitten, le All Saints, ma sicuramente gli esperimenti più riusciti sono le britanniche Girls Aloud e le statunitensi Pussycat Dolls), ma nessuno è stato mai in grado di eguagliarle.

E che dire delle boyband? Senza scomodare i Boyz II Men (peraltro ancora in attivo, dal 1991!), che non hanno mai spopolato in modo particolare fuori dagli Stati Uniti, in questa categoria fanno da padrone i Backstreet Boys e gli NSYNC. Sciolti nel 2002 entrambi, formatisi chi prima (BSB, 1993), chi dopo (NSYNC, 1995), si parla qui di un successo più targetizzato, avendo loro come principale pubblico le ragazze in età adolescenziale o precedenti. E ciò ha avuto un impatto non indifferente sulle vendite, visto che le tre boyband più di successo della storia (BIGBANG, Backstreet Boys e Jackson 5) hanno venduto molto più rispetto alle loro compagini femminili.

Ma dopo questo rapido excursus dei gruppi occidentali degli ultimi vent’anni, arriviamo alla domanda presente qui fin dal titolo: c’è spazio nel mercato discografico attuale per le boyband e le girlband? Se infatti fino ai primi anni 2000 si parlava ancora dei gruppi citati in quest’articolo, si è registrato un periodo di sei-sette anni (dal 2003 al 2010 circa) di quasi vuoto musicale. Nel 2010, però, a irrompere nel mercato musicale sono stati gli One Direction, figli illegittimi di X Factor, 20 milioni di copie vendute in 6 anni di carriera per 5 corrispondenti album. E da quel momento, il ciclo sembra essersi ristabilito: il 2011 è stato l’anno di formazione delle Little Mix (loro però vincitrici di X Factor), che dopo quattro album sembrano star incontrando il favore del pubblico, e nel 2012 sono nate le Fifth Harmony, unico esperimento di successo della versione statunitense, passate agli onori della cronaca giusto quest’anno per l’abbandono di una delle sue componenti (Camila Cabello).

In conclusione, i fasti degli anni ’90 sembrano essere ormai andati, visto e considerato anche il crollo graduale del mercato discografico dell’ultimo ventennio; tuttavia, potremmo star assistendo a un nuovo periodo d’oro per i gruppi mono-genere, visti i nuovi arrivi sul mercato di formazioni latino-americane (CNCO) o asiatiche (BIGBANG, già al top delle boyband più di successo della storia).


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