Il ‘900 russo fu per la poesia un’età d’oro, o per usare le parole della critica letteraria, il secolo d’argento. In questa serie di articoli ci occuperemo di alcuni dei principali esponenti di questo periodo particolarmente prolifico per la poesia: Aleksandr Blok, Anna Achmatova, Vladimir Majakovskij, Marina Cvetaeva, Osip Mandel’štam, Boris Pasternak.

In reazione al simbolismo (movimento a cui apparteneva Blok) nascono due movimenti principali, l’acmeismo e il futurismo. Per quanto riguarda il futurismo, il nome ad esso legato più famoso è quello di Boris Pasternak, mentre esponente principale dell’acmeismo fu Anna Achmatova. Obiettivo dichiarato del movimento era quella di ridare valore agli oggetti in quanto tali, privandoli degli infiniti significati secondari che gli avevano attribuito i simbolisti; in questo modo si ridà valore alla chiarezza rappresentativa, alla concretezza dei contenuti e ai valori formali del verso.

Anna Achmatova fa risalire al 1910 l’anno della crisi del simbolismo e l’anno in cui lei stessa divenne acmeista; la sua appartenenza al movimento fu tuttavia controversa. Ella scrisse, è vero, versi di incredibile purezza formale ed estremamente concreti, tuttavia le sue tematiche sono molto originali per l’epoca.

Innanzitutto Anna Achmatova fu la prima poetessa donna in Russia a riscuotere grande successo: il suo secondo volume di poesie (Rosario) conquistò contemporaneamente la critica e il pubblico. Ciò si deve alla grande eleganza dei versi achmatoviani, ma anche alla loro apparente accessibilità: essi trattano di amori e sentimenti e sono caratterizzati da una sensibilità nuova, accessibile a tutti ma raffinata. Gli studenti imitavano le sue poesie e ne ricavavano dediche d’amore, le sue composizioni venivano lette ad alta voce e l’Achmatova stessa veniva ritratta da tutti i pittori, in modo che la sua frangetta e il suo caratteristico scialle fossero noti a tutti. Essa seppe cavalcare sapientemente l’onda del successo promuovendo il “culto” della propria immagine e della propria persona; amava definirsi un poeta, al maschile, per sottolineare la sua forte appartenenza alla stessa categoria a cui appartenevano i suoi colleghi uomini.

Si riporta qui di seguito una delle poesie più famose della Achmatova, Canto dell’ultimo incontro (tratta dalla raccolta poetica La sera, 1912). Si tratta di un componimento molto espressivo, che trasmette il sentimento di angoscia e di tristezza legato alla fine di un amore.

Indifeso mi gelava il petto
ma andavo con passo leggero.
infilavo nella mano destra
il guanto della sinistra.

Sembravano tanti i gradini,
ma sapevo che erano tre!
Tra gli aceri, l’alito d’autunno
mi disse :”Muori con me!”.

”Sono tradito, vedi, da destino
triste, volubile, crudele”.
Io gli risposi: “ Amico,
anch’io! Morrò con te”.

È la canzone dell’ultimo incontro.
Guardai la casa buia,
solo la stanza da letto illuminata
dell’immutabile giallo delle candele.

La seguente poesia è invece tratta dalla terza raccolta poetica dell’Achmatova, Stormo bianco (1917).

C’è un confine nell’intesa umana
e non lo varca ardore ne’ passione
se pure nel silenzio si fondono le labbra
e il cuore si franga d’amore.

Neppure l’amicizia può varcarlo
ne’ anni di alta e fiammeggiante gioia
quando l’anima è libera ed aliena
dal lento consumarsi del piacere.

Chi vuole raggiungerlo è folle
se lo tocca è parola del rimpianto.
Ora sai perchè non senti più il mio cuore
battere sotto la tua mano calda.


FONTI
Anna Achmatova, a cura di Raissa Nal, presentazione di Ettore Lo Gatto. 1962, Nuova Accademia editrice, Milano.
Anna Achmatova, poema senza eroe e altre poesie. Traduzione di Carlo Riccio. 1999, Einaudi, Torino.