Il 7 dicembre 2017 l’azienda statunitense Pantone, specializzata nella catalogazione dei colori, come da tradizione annuncia la tinta destinata a rappresentare l’anno in arrivo, designando come tale l’Ultra Violet. Curioso e interessante, sì, ma poco concerne la popolazione cinese che si veste di rosso acceso in occasione del capodanno cinese.

La celebrazione della nuova luna e della primavera

Generalmente conosciuto in Occidente con l’appellativo di “capodanno cinese”, la festa di primavera o il capodanno lunare è forse la festività tradizionale della cultura cinese più sentita e sicuramente la festa più attesa dalle diverse comunità sparse per il globo: la stessa China Town di Milano in via Paolo Sarpi si mobilita per la storica e familiare parata annuale, una miscela esplosiva di ombrellini, dragoni di carta e danzatori in abiti popolari. Il capodanno cinese celebra l’inizio del nuovo anno secondo il calendario lunisolare, il principio della primavera e l’animale dello zodiaco cinese ricorrente: il Gallo del fuoco del 2017 cede il posto al segno del Cane della terra, descritto come comunicativo, serio e responsabile nel lavoro. Il capodanno cinese non ha una data fissa, inizia con la nuova luna e dura un intervallo di quindici giorni nel periodo tra gennaio e febbraio: la festività si adatta alle tempistiche dei contadini, allora la principale forza lavoro del paese, quindi di conseguenza cade nella fase antecedente l’arrivo della primavera, il momento migliore per riposare e pregare per una migliore raccolta.

L’iconico cheongsam/qipao

Tra nodi tradizionali in stoffa da appendere, lanterne in carta di riso e poster marchiati dal classico ideogramma (fu/fú) “felicità”, i vestiti svolgono una funzione sostanziale. La tradizione vuole che ogni membro della famiglia accolga il nuovo anno in abiti nuovi di zecca: non una singola calza può odorare di vecchio o usato. Oggigiorno sono poche le famiglie che si impegnano a indossare i modelli della tradizione: tra i preferiti sicuramente il noto e mainstream cheongsam (长衫) o qipao (旗袍), introdotto nella cultura cinese durante la dinastia Qing (1644-1911), detta anche Manciù. Il cheongsam nasce in Manciuria come abito lungo e largo, deputato a nascondere le curve delle donne, costrette per legge ad indossarlo. Il modello conosce uno sviluppo in un periodo più tardo, cioè negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, definendosi nelle forme attuali sotto l’influenza Occidentale: il colletto alto in stile coreano diventa più piccolo, si adorna di alamari e bottoni che percorrono la diagonale che va dalla base del collo all’ascella, mentre l’orlo della gonna si accorcia e in alcuni casi si correda di spacchi laterali, quindi il vestito inizia ad aderire alla figura della donna. Spesso realizzato in raso, seta o cotone, si arricchisce di fantasie floreali e di altri tipi e di bordi in tinta diversa: la combinazione più popolare è rosso-giallo, i colori nazionali. Dopo il 1949 il cheongsam abbandona la sfera della vita quotidiana, riservandosi unicamente alle occasioni più formali, ma resta comunque simbolo della cultura e della moda cinese e item popolare anche oltre i confini orientali.

L’antico hanfu

Forse ancora più attraente ed elegante è il precedente modello hanfu (汉服), riflesso preciso della cultura dell’era della dinastia Han. Il set completo si compone di tre parti: un indumento intimo, un capo interno e un particolare tipo di cappotto, definito da un peculiare colletto incrociato e raccolto da una fascia legata intorno alla vita. Il taglio fiacco rende l’insieme confortevole e morbido. La singolarità del hanfu sta forse nella scelta attenta dei materiali (seta o cotone), dei colori e dei simboli ricamati: lune, tigri, dragoni, elefanti e tanti altri. Il modello è oggi in disuso, ma la sua bellezza resta evidentemente scolpita nella storia della cultura cinese e spesso ritratta nei film e nelle serie tv a carattere storico.

E ancora…

I modelli non finisco di certo qui, anzi le varietà sono numerose e non potrebbe essere diversamente, considerata la vastità del territorio cinese e le sue zone di influenza storica. Una regola sembra però condivisa: per il capodanno cinese domina il colore rosso – soprattutto quando si parla di intimo. Il rosso è il colore della fortuna e dei soldi, oltre che l’unica arma insieme ai fuochi d’artificio che l’uomo possiede per difendersi dal demone Niam, il quale sembra svegliarsi ogni dodici mesi per atterrire il popolo cinese, così racconta il mito.