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22 aprile 2018

La follia lucida e l’uomo qualunque: il demone meschino di Sologub

La follia lucida e l’uomo qualunque:  il demone meschino di Sologub

Oramai dimenticato dal grande pubblico moderno, Il demone meschino di Fëdor Sologub è stato considerato per anni uno dei capisaldi della letteratura simbolista del primo Novecento.

La follia lucida dell’uomo qualunque descritta da Sologub è ancor oggi un tema così attuale da essere ripreso anche da Alan Moore per il suo Killing Joke,il  graphic novel capolavoro sulle origini del Joker, l’acerrima nemesi di Batman.

D’altronde, a metà tra tragico e comico (stesso modus operandi del Joker), II demone meschino è costruito con una “perfetta duttilità stilistica” (parole di Maria Candida Ghidini) che portò illustri critici di riferimento come D. S. Mirskij a definire il romanzo “il più perfetto dopo Dostoevskij”.

Ed è proprio nell’insegnamento di Dostoevskij (I demoni, Delitto e Castigo), che Sologub, scrittore simbolista vissuto a cavallo tra tardo Ottocento e il primo lustro post rivoluzione bolscevica, trae le proprie radici.

(Un estratto dal film omonimo, adattamento del fumetto. Il video è tratto dal canale YouTube Makori11)

Ne Il demone meschino Sologub “mette in scena”, ed è proprio il caso di dirlo dal momento che fu inoltre un abilissimo poeta e drammaturgo, la squallida vita all’interno della provincia russa dove i suoi abitanti “vestiti tutti a festa, si guardavano contenti, sicché pareva che in quella città si vivesse d’amore e d’accordo. E persino in allegria. Ma era invece soltanto un’impressione

Il filone principale del romanzo (che presenta una struttura tripartita) narra la grigia esistenza dell’ambizioso Peredonov, confinata dentro la pochezza di un villaggio sperduto nell’immensità del territorio russo. La vuota vita di provincia, monotonamente annoiata, sa però trasformare un’innocua fantasticheria partorita  e diffusa dalle “comari di un paesino” in un vero e proprio scandalo … a mo’ di Desperate Housewives.

Per difendere la rispettabilità dalle malelingue, il personaggio centrale del romanzo decide di costruire dunque un fragile castello di carte, basato su una logica ferrea  interpretazione di ogni singolo avvenimento all’interno del villaggio. Al lettore viene così offerta la possibilità di immergersi anch’esso in questa triste realtà, oltre che ricostruire e riallacciarsi agli altri eventi presentati nel romanzo.

Surrettiziamente interessato a scoprire la propria “posizione sociale”, Peredonov,  l’insegnante ginnasiale del paese, passa molto del suo tempo libero a colloquio con funzionari, genitori e alunni, tuttavia rimane intrappolato anch’egli nello “spletničat’” (il pettegolare) paesino.

Col progredire degli avvenimenti, Sologub ci mostra tutti i limiti del pensiero umano, in-categorizzabile in maniera definitiva se non con risultati assurdi. Pagina dopo pagina la lucidità analitica di Peredonov si trasforma in una catabasi paranoica. Ogni machiavellica azione di Peredonov nasce in primis come protezione da una possibile umiliazione pubblica risultando il più delle volte semplicemente ridicola.

L’estrema razionalità di Peredonov crolla dunque sotto il peso dell’impotenza e dell’egoismo, schiacciato dall’assurdità della vita. 

Ma se, da buona tradizione simbolista, il lettore individuerà frettolosamente il “demone meschino” (o una sua metafora) in Peredonov, nella sua frustrazione e nei suoi sfoghi contro gli alluni indifesi, ben presto si dovrà ricredere per rimanerne stupito.

I colori allegorici con cui Sologub dipinge il romanzo si alternano  dal grigio al nero più atro ma al contempo lisergico; “vuoi l’orrore della meschinità della vita e del quotidiano, vuoi il segno del terrore, della depressione, della disperazione, dell’impotenza” la (ri-)nascita del folle altro non è che un passaggio: da schiavo della propria vita a un fallace tentativo di affermazione, con un eterno ritorno del dostoevskijano Raskol’nikov.


FONTI
Il demone Meschino di F. Sologub, traduzione di Pietro Zveteremich, a cura di Maria Candida Ghiaini, 208, Garzanti, Milano

Il simbolismo: la prima fase di Cesare G. De Michelis in Storia della civiltà russa, vol. II, Torino, UTET 1997

 

 

 

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