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18 febbraio 2018

“Cyrano sulla luna”, le confessioni di uno spadaccino innamorato

“Cyrano sulla luna”, le confessioni di uno spadaccino innamorato

Il Teatro Litta di Milano ospita dal 31 gennaio all’11 febbraio Cyrano sulla luna, le tragicomiche confessioni del celebre cadetto di Guascogna. Luca Chieregato ha scritto per Pietro De Pascalis un monologo, che rilegge la vicenda di Cyrano con un linguaggio moderno.

Un solo attore in scena, sul palco solamente una panchina con dei palloncini e un fondale di stelle; la spada di Cyrano è una lunga piuma blu che lo spadaccino maneggia elegantemente. La scenografia è semplice, efficace, romantica e discreta, incanta senza distogliere l’attenzione dalla recitazione.

La trama rispetta la commedia pubblicata da Rostand, la sola innovazione è il fatto che Cyrano, dopo la morte, si ritrova solo sulla luna, a cui racconta la sua triste vicenda. Il testo è costellato di citazioni dell’opera originale, che perdono il sapore ottocentesco attraverso lo stile recitativo apparentemente spontaneo.

Cyrano è un cadetto di Guascogna dall’orrendo naso, amante della spada e della poesia. Egli si lascia coinvolgere in diversi duelli – narrati da De Pascalis con comicità – per stupire l’amata cugina Rossana. La fanciulla confessa tuttavia di essersi innamorata dell’attraente Cristiano e chiede a Cyrano di proteggerlo.

Cristiano non ha le doti poetiche del protagonista, che si offre di scrivere lettere d’amore al suo posto. Le riflessioni di Cyrano sull’amore costituiscono i momenti più romantici dello spettacolo. Lo sceneggiatore stupisce il pubblico non facendo pronunciare al cadetto quella che è forse la frase più celebre della commedia, vale a dire “Un bacio è un apostrofo rosa tra le parole t’amo”. È stato infatti scelto di evocare tali parole facendo dire ad uno sconsolato Cyrano solamente l’inizio del verso.

Trasferire Cyrano sulla luna è un espediente per isolarlo dall’ambiente parigino e instaurare il clima ideale per le confessioni più intime, narrate in un lungo flash back. La luna è una silenziosa interlocutrice, mentre i palloncini e la panchina poco hanno a che fare con le immagini della sua superficie, costellata dei crateri che la scienza ci ha insegnato a conoscere, ma sono elementi ugualmente suggestivi.

Il protagonista di Cyrano sulla luna è un uomo fragile, innamorato, e introspettivo, che matura nel corso della rappresentazione imparando a non aver paura di essere rifiutato a causa del proprio naso. Non è stato invece indagato il senso dell’onore di Cyrano che gli impedisce di scendere a compromessi con la società, condannandolo a perseguire una solitaria utopia anarchica. Viene meno il tema libertino, anche se il personaggio è alla costante ricerca dell’affermazione di sé attraverso i duelli.

Pietro De Pascalis ipnotizza il pubblico mutando continuamente il ritmo della recitazione, e  si rivela molto abile nel modificare la voce trasformandola da cavernosa nei momenti di serietà a stridula e giocosa nelle sequenze comiche, ricorrendo a voci femminili e camuffando la propria parlata per interpretare i personaggi più svariati. La prossemica e la mimica sono curate meticolosamente, anche il “panciuto corpo” dell’attore diventa strumento  di comunicazione: l’attore è infatti energico, si sposta continuamente sul palcoscenico e tiene in sospeso il pubblico con misurati silenzi che evocano pathos. Il costume scelto per Cyrano, costituito da un paio di pantaloni moderni e una larga camicia marrone, lasciano allo spettatore il compito di immaginare gli elaborati indumenti seicenteschi che avrebbe indossato il protagonista nella vita quotidiana.

Le colonne sonore sono contemporanee, danno luogo a piacevoli intermezzi e  contribuiscono alla costruzione del significato dell’opera, completando organicamente le parole del personaggio.

All’ingresso della sala un tocco di originalità: è possibile scattare un selfie con una panchina, un palloncino, un cielo stellato e la citazione principale dello spettacolo di Chieregato: “Eccomi. Amare davvero è dire: eccomi. Lo senti? Che è un cadere”.

CREDITI

Copertina © Federica Frigo

 

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