15 dicembre 2018

Uno sguardo sul festival di Sanremo 2018: pagelle e pronostici della redazione

Uno sguardo sul festival di Sanremo 2018: pagelle e pronostici della redazione

Sanremo. Sanremo riesce a catalizzare l’attenzione di chiunque, anche di chi si rifiuta di seguirlo. Riesce a invadere gli spazi, a infilarsi ovunque e poi espandersi, con un’esplosione di suoni e colori, esibendo la sua totale artificiosità e la sua ipocrisia, parlando ad un pubblico che non si rispecchia nei brani proposti nè nei messaggi che il festival veicola, carichi di un buonismo che, obiettivamente, è impossibile riscontrare nella vita reale. Eppure il festival piace. Il festival è un evento. E’ un appuntamento a cui molti non riescono e non vogliono mancare. Per i cinque giorni della sua durata, il festival è sulla bocca di molte più persone di quanto non lo si voglia ammettere.

Perchè in fin dei conti è divertente. E’ un pretesto, una valvola di sfogo, un canale in cui far confluire tutte le nostre polemiche verso una realtà entro cui non ci ritroviamo, che ci fa sentire a disagio e inadatti. Così guardando il festival, che si presenta come l’incarnazione di quella realtà patinata e falsa, possiamo finalmente trovare il modo di criticarla.

Ma non è solo questo. Il festival è anche il momento in cui abbiamo la possibilità di ascoltare artisti che durante l’anno perdiamo di vista. Artisti recenti o artisti che hanno fatto la storia della musica italiana, artisti che hanno calcato il palco di quello stesso festival, quando ancora questo vedeva esibirvisi cantanti e cantautori che hanno segnato la storia della nostra musica. E artisti che sono emersi con il tempo, giovani che salgono su quello stesso palco con la consapevolezza che arrivare a Sanremo vuol dire raggiungere un traguardo.

E’ una pubblicità ma anche un onore, un riconoscimento e un modo per far sentire la propria voce, anche contraria, perchè chi sale su quel palco, accettandone le regole, può ugualmente ambire a sovvertire l’ordine del festival, incrinandone la facciata dall’interno. Perchè in realtà a tutti piacerebbe che il festival tornasse a rappresentare la nostra realtà. Senza ipocrisie, senza filtri, con le sue incongruenze e le sue difficoltà, i suoi lati più bui e quelli più luminosi.

Sarebbe bello poter guardare un festival che parli davvero al suo pubblico, portando sul palco una musica che rappresenti realmente il pubblico e la sua quotidianità.

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Ma bando alla retorica, procediamo con la nostra personale pagella dei brani in gara. Non faremo pronostici, ma certamente i primi posti del podio per noi appartengono a Gazzè e Decibel, seguiti da Lo stato sociale.

I nostri giudici per l’occasione sono: Giuseppe Allegra, Maria Chiara Fonda, Susanna Cantelmo, con il sostegno di Gaia Epicoco.

Le scommesse sono aperte.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo

Giuseppe – Loro sono delle colonne, ma hanno traballato vocalmente nel corso delle serate. La canzone, inoltre, sembra una uomini soli 2.0. Non c’erano grandi aspettative, ma si poteva fare di meglio. 16/30

Maria Chiara – A volte ritornano. Una nostalgica riflessione sul tempo che passa. Il pezzo è esattamente quello che ci si aspetterebbe dai Pooh, nel bene e nel male, un Uomini soli depotenziato scandito dai classici vocalizzi di Facchinetti. Non il mio genere, per me bocciati.

Susanna – I due membri dell’ex band dei Pooh hanno composto una canzone che potrebbe soddisfare i più nostalgici fan della vecchia band, ma la mancanza di originalità li ha collocati tra i peggiori. Raggiungono la sufficienza per la scelta di un testo sincero e sentito. 21/30

The Kolors – Frida (mai, mai, mai)

Giuseppe – Sembrano un po’ gli Imagine Dragons in salsa italica. Diciamo che sono dei bravi musicisti pop, ma dalla canzone mi aspettavo (Sinceramente) di più. 25/30

Maria Chiara – Pezzo energico e pop, probabilmente andrà molto bene in radio. Unico dettaglio: non ho capito cosa c’entri Frida Kahlo. La similitudine tra l’artista e le storie d’amore mi sembra un po’ tirata per soddisfare i trend del momento ed elevare a semi culturale un testo che altrimenti sarebbe decisamente banale. 20/30

Susanna – Come Nina Zilli, i The Kolors cavalcano l’onda del femminismo degli ultimi mesi, ma di quello delle ragazzine più attive sui social, che scomodano continuamente la povera Frida Khalo. BOCCIATA

Nina Zilli – Senza appartenere

Giuseppe  La stima che provo per Nina Zilli è inversamente proporzionale al mio apprezzamento del suo ultimo disco, Modern Art. Dopo il progetto (fallimentare), si presenta a Sanremo con una canzone che non la valorizza e della quale si capisce poco. 16/30

Maria Chiara – Brano dedicato alle donne, per la gioia della Hunziker. Nina Zilli combina delicatezza e grinta, tuttavia l’ho apprezzato di più su Spotify che al Festival. La versione portata all’Ariston non valorizza il testo, che è, a parer mio, la parte più bella del pezzo. 27/30

Susanna – “Un’ode alla bellezza e alla forza della donna”: ha descritto così la sua canzone Nina Zilli. Con un testo così dolce mi ha convinto, come anche la sua interpretazione. 27/30

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Diodato e Roy Paci – Adesso

Giuseppe – Rivelazione del festival, Diodato approda tra i big dopo una spettacolare partecipazione tra i Giovani qualche anno fa con la canzone “Babilonia”. Un peccato che l’abbia fatto in un festival con nomi troppo più blasonati, perché altrimenti avrebbe potuto aspirare al podio. 27/30

Maria Chiara – Tra le mie preferite. Quando hanno annunciato un duetto mi ero chiesta chi avrebbe prevalso tra i due, invece si fondono bene. Un inno al presente in equilibrio tra la delicatezza di Diodato e la potenza di Roy Paci. Necessita di più di un ascolto, ma poi diventa coinvolgente. 28/30

Susanna – Entrambi sono coinvolgenti nella loro esibizione, si sente che la canzone nasce anche da una vera amicizia artistica. 26/30

Mario Biondi – Rivederti

Giuseppe – Contrariamente a quanto sia stato detto dai giornalisti fin dai pre-ascolti, la canzone è proprio bella. Peccato che a decollare ci metta tre minuti e l’ascoltatore medio si addormenti prima di arrivarci. 26/30

Maria Chiara – Il brano non è di facile impatto per Sanremo, ha bisogno di tempo che purtroppo il Festival non dà. La voce inconfondibile di Biondi scandisce un testo molto ricercato sopra un arrangiamento che cresce e si complica. 27/30

Susanna – Eleganza notturna per la canzone di Mario Biondi, che ha tutte le carte per sfatare il mito del jazz come genere di nicchia. 27/30

Noemi – Non smettere mai di cercarmi

Giuseppe – Fuori fuoco. Noemi sembra portare sempre la stessa canzone a Sanremo, e questa appare proprio priva di mordente. Un peccato per una delle più belle voci del panorama contemporaneo italiano. 16/30

Maria Chiara – Noemi ha avuto pezzi migliori. La canzone non mi dispiace, ma non è incisiva. Peccato, perché ha una voce pazzesca e con il pezzo giusto potrebbe valorizzarla molto di più. 24/30

Susanna – Noemi con la sua voce poteva graffiare anche il palco dell’Ariston, invece non convince del tutto per la banalità. 22/30

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Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza

Giuseppe – Azzeccati, accattivanti, provocatori, cazzoni, divertenti, rinogaetiani: tra i miei preferiti. 28/30

Maria Chiara – Lo Stato Sociale sono i compagni del liceo che non studiano niente ma la sfangano perché sono spigliati e intelligenti di natura. Stonati come pochi, la simpatia e l’escamotage della “vecchia che balla” fanno dimenticare le pecche della perfomance, un brano leggero e simpatico che nasconde una semi critica sociale. Il loro percorso ricorda un po’ quello di Gabbani l’anno scorso, mi infastidiscono, ma già so che mi ritroverò a cantarli. 26/30

Susanna – Finalmente una canzone fresca e ballabile (pure per gli ottantenni!), tra così tante canzoni lente e lamentose, il brano degli Stato sociale spicca per originalità e simpatia. 29/30

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Max Gazzè – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno

Giuseppe – Una poesia in musica, che per niente si adatta al contesto sanremese ma eleva l’ascoltatore e in un altro contesto sarebbe stata apprezzatissima. Il migliore. 30/30

Maria Chiara – Elegante e impegnativa, la canzone di Gazzè rapisce e ti porta in un’altra dimensione. Una leggenda che si srotola come un filo di perle, bellissima. 30/30

Susanna – Per la voce delicata di Gazzè, per l’arpa che suona come una carezza e il testo che racconta della città dei miei nonni, questa stupenda fiaba ha il potere di farmi tornare a quando ero bambina e il Pizzomunno era per me la meta delle passeggiate sulla riva del mare di Vieste. 30L/30

Giovanni Caccamo – Eterno

Giuseppe – Rime già sentite, lui vocalmente fuori fuoco, pezzo che sa di stantio. Che ti è successo, Giovanni? 16/30

Maria Chiara – Banale. “In un mondo senza nebbia, in un mondo senza rabbia” è la tipica idea che al momento ti sembra geniale ma su cui dovresti dormire sopra una notte per giudicare in modo più oggettivo la mattina dopo, il rischio è di seguire le orme di “in tutti i luoghi, in tutti i laghi”. Bocciata.

Susanna – Malgrado l’energia positiva della canzone e l’interpretazione sentita, per me non è memorabile e tantomeno “eterna”. 24/30

Elio e le Storie Tese – Arrivedorci

Giuseppe – Giustamente simbolici, forzatamente simpatici. Un saluto carino a una carriera incredibile. 24/30

Maria Chiara – Ho preferito i brani presentati alle scorse partecipazioni, ma restano simpatici, eccentrici e inimitabili. Non i miei preferiti, ma nel complesso non li trovo criticabili. 27/30

Susanna – Un brano che ripercorre dall’inizio fino alla fine la storia del gruppo non può che risultare un saluto simpatico nello stile stravagante di Elio e le Storie Tese. 27/30

Enzo Avitabile e Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno

Giuseppe – World music come in Italia non se ne vedono, rappresentano una quota musicale che purtroppo è poco accessibile al grande pubblico. Uno sforzo però da apprezzare. 24/30

Maria Chiara – Ho provato a rivalutarli dopo il primo ascolto, ma il brano non mi piace. Le loro voci insieme si fondono bene, ma il pezzo non mi dice molto. Li salva la parte in cui cantano in napoletano. 22/30

Susanna – “Un inno a tutti i signor nessuno”: una canzone per gli svantaggiati, così ne parla Peppe Servillo, ma malgrado il testo impegnato non è tra le mie preferite perché non regge il confronto con le grandi canzoni di Enzo Avitabile. 25/30

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Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente

Giuseppe – Mi sento polemico: la loro canzone doveva essere squalificata. Il plagio non sussiste, ma la canzone da cui è stata ‘rielaborata’ è stata performata live a Musicultura 2017 (non a una festa di paese, intendiamoci): le intenzioni sono nobili, l’impasto delle voci è azzeccato, la canzone è lodevole, ma qualcuno è in malafede. E nel dubbio, si prendono un Non Qualificato. 

Maria Chiara – Al di là delle polemiche sul brano, entrambi in passato hanno saputo trattare temi altrettanto importanti in modo, a parer mio, più incisivo. In certi punti il testo è d’impatto, ma in altri tende rischiosamente al retorico. Sento più l’impronta di Moro di quella di Ermal, ma nel complesso si completano bene. Il brano non mi dispiace, però mi aspettavo un po’ di più. 26/30

Susanna – Come uno studente che si presenta da frequentante senza aver frequentato e studia solo sugli appunti di qualcun altro, così Ermal Meta e Fabrizio Moro presentano un brano non del tutto originale. E come quando si beccano gli studenti che fingono di aver frequentato, li rimandiamo al posto prima che finiscano di sostenere l’esame. INCLASSIFICABILE

Annalisa – Il mondo prima di te

Giuseppe – Al quarto festival Annalisa riesce a portare la canzone giusta. Con una voce bella come la sua – che a fatica ha trovato un’identità musicale in questi anni -, sarebbe un peccato vederla fallire anche stavolta (dopo il podio sfiorato con Una finestra tra le stelle). 26/30

Maria Chiara – Di per sé non lo trovo un brano particolarmente originale, tuttavia è probabilmente il pezzo che preferisco tra quelli portati al Festival da Annalisa, nonché il primo ritornello che mi sono ritrovata a canticchiare contro la mia volontà il giorno dopo la prima serata. Ti resta in testa e probabilmente funzionerà in radio. 25/30

Susanna – Il testo un po’ vuoto e la mancanza di originalità purtroppo non mi fanno apprezzare la bella voce e la melodia comunque orecchiabile. 23/30

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Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico – Imparare ad amarsi

Giuseppe – Lei immensa, loro nelle retrovie. Il pezzo è un bell’inno a se stessi, e cantato dalla Vanoni assume ancora più valore. Dovrebbe poter aspirare alle prime sei posizioni – e al premio della critica. 26/30

Maria Chiara – Quando l’hanno annunciata tra i partecipanti temevo in un’esibizione che non potesse competere con il passato artistico di Ornella Vanoni, invece dimostra di reggere ancora molto bene il palco. La canzone è elegante, gli interventi di Bungaro e Pacifico sono azzeccati e ben bilanciati, lasciandole il giusto spazio. 28/30

Susanna – Oltre che stupire per la longevità della sua carriera, Ornella Vanoni canta un brano con una dolcezza di altri tempi. 27/30

Le Vibrazioni – Così sbagliato

Giuseppe – Vivono lo stesso problema di Diodato/Roy Paci: se fossero stati in un festival con nomi meno blasonati avrebbero aspirato al podio. Il pezzo è bello, energico, ha un sound fresco e soprattutto cresce con gli ascolti. Vedrà il suo successo in radio. 26/30

Maria Chiara – Il ritornello di questo brano mi ricorda pericolosamente i Modà, per il resto lo stile è quello delle Vibrazioni, ma per il grande ritorno mi sarei aspettata qualcosa di maggiore impatto. 22/30

Susanna – Avrei voluto dare di più al tanto atteso ritorno delle Vibrazioni, ma il loro brano non ha retto le grandi aspettative, un gran peccato, perché invece il fascino del frontman Francesco Sarcina le ha superate. 25/30

Ron – Almeno pensami

Giuseppe – Due pesi e due misure, sia per Lucio Dalla (autore della canzone) sia per Ron. Quest’ultimo distrutto dalla critica durante le sue ultime partecipazioni e incensato adesso solo perché il testo ha una firma importante, il primo a rischio eliminazione, pochi anni fa, alla sua ultima partecipazione, nonostante la canzone (Nanì, con Pierdavide Carone) fosse pazzesca. Sentire quelle frasi pronunciate da Rosalino è quasi un peccato, perché la tua testa ci mette sopra quasi automaticamente Lucio. E l’interpretazione di Ron non può che essere visibilmente in difetto. 22/30

Maria Chiara – Sembra di sentir parlare Lucio Dalla e questo non può che aumentare l’empatia nei confronti di questo brano. Emozionante e dolce, una canzone d’amore che Ron interpreta in modo elegante e pacato. L’unica pecca è la sensazione che l’esibizione non coinvolga quanto avrebbe fatto un’esibizione di Lucio. 29/30

Susanna – La delicata canzone scritta da Dalla, non può che emozionare e lasciare un dolce ricordo del compianto cantautore. 28/30

Renzo Rubino – Custodire

Giuseppe – Prendi Secondo Rubino, il suo secondo album da cui sono tratte Ora e Per sempre e poi basta, le ultime – splendide – canzoni con cui Renzo ha partecipato al Festival (arrivando sul gradino più basso del podio). Rimaneggialo un po’. Non svecchiare la produzione però, fa in modo che suoni ancora 2012. E fa sì che Renzo canti sempre tra gli ultimi, quando le tue orecchie oramai sono stanche di sentire un Facchinetti urlante o un Baglioni autocelebrativo. Otterrai un brano che di originale ha poco e che non ha possibilità di presa. Occasione sprecata. 18/30

Maria Chiara – Ero molto felice della partecipazione di Renzo Rubino al Festival perché il suo ultimo album, Il gelato dopo il mare, mi era piaciuto molto. Purtroppo Custodire non mi ha convinto quanto i brani precedenti, adoro il suo modo di scrivere e mi piace la sua voce, questa volta però il risultato mi soddisfa meno del solito. 25/30

Susanna – Mi dispiace, ma ho trovato questo brano anonimo e nel ritornello addirittura fastidioso, rimandato al prossimo appello. BOCCIATA

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Decibel – Lettere dal Duca

Giuseppe – Solo chi era con me sa che faccia ho fatto quando i Decibel sono stati annunciati tra i nomi di Sanremo. Enrico Ruggeri soffre un po’ l’essere estremamente sottovalutato dal grande pubblico, che non considera spesso l’enorme carriera e cultura musicale che lo caratterizza. Il brano è un viaggio ispiratissimo da David Bowie, che si sente sia attraverso la musica che attraverso il testo. Il duetto con Midge Ure di venerdì 9, poi, eleva la canzone su un’altra dimensione. Probabilmente i migliori. 30L/30

Maria Chiara – I Decibel portano all’Ariston un brano ricercato e per nulla immediato. Oltre ad aprire un’altra dimensione, quella metafisica cui si allude nel testo, sfoggiano riferimenti musicali con una nonchalance perfettamente studiata, dalle citazioni di David Bowie nell’arrangiamento a quella dei Kraftwerk nell’abbigliamento della seconda serata. L’atteggiamento un po’ superiore e distaccato potrebbe risultare antipatico, se non fosse che infondo possono permetterselo. 30/30

Susanna – “Non è solo omaggio a Bowie ma alla spiritualità, al distacco da questo mondo povero” per quanto l’obiettivo del brano affermato da Ruggeri fosse a dir poco pretenzioso, il brano porta davvero in un’altra dimensione “fuori dal tempo”. 30/30

Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto

Giuseppe – OGNUNO HA IL SUO RACCONTOOOOOOOOO!!!!!!! Vincitore indiscusso della sfida interna intra-Pooh, Red Canzian (chi?) può risultare mediaticamente ostico tanto quanto musicalmente coinvolgente. Io già la canto, e degli amici in Sala Stampa mi dicono che molti lo fanno anche lì. Sorpresa – anche se non credo la riascolterò mai. 23/30

Maria Chiara – Un brano meno Pooh degli altri Pooh in gara, per quanto non mi faccia impazzire, Red Canzian supera le aspettative. La mia coinquilina ieri sera presa dall’entusiasmo ha addirittura confessato di tifare per lui. Ecco, forse questo è un po’ troppo, intanto però lo salviamo e gli diamo 23/30.

Susanna – Se il brano di Facchinetti e Fogli sapeva di vecchio, questo sa di vintage. La carica e la vivacità di questo pezzo mi hanno piacevolmente stupita. 25/30

Luca Barbarossa – Passame er sale

Giuseppe – È obiettivamente una canzone bella. Non sono un amante del dialetto, ma come ha affermato Luca “certe cose nascono da quel linguaggio, e non puoi svincolarle”. Il testo è bello, la linea melodica pure, l’interpretazione è a fuoco. Sottovalutato. 26/30

Maria Chiara – Dopo averla bocciata al primo ascolto ho voluto darle un’altra possibilità e in effetti l’ho rivalutata. Barbarossa porta una canzone d’amore adulto, non immediata e non particolarmente orecchiabile, ma con un testo intimo, diretto e sincero, forse il più personale tra quelli in gara. E’ stato questo a farmi cambiare idea. 26/30

Susanna – Prendi Mannarino, togligli la fantasia e l’ecclettismo musicale: ottieni Passame er sale di Luca Barbarossa. Se non fosse per il mio debole per il dialetto romano non avrebbe raggiunto una così abbondante sufficienza. 21/30

 


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