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La distesa di sempreverdi. I caprioli, le lepri. La neve, il ghiaccio, il freddo.

La montagna, le valli tra Austria, Svizzera e Italia. Il Sud Tirolo degli anni ’70. Marlene è la giovane moglie di Herr Wegener, temuto ”uomo d’affari” che corteggia il Consorzio, una potente organizzazione criminale; e decide di fuggire dal marito e dalla vita di finti sorrisi e di lusso sporco di sangue che le ha donato. Aspetta il momento favorevole: una notte in cui è certa che Herr Wegener rincaserà tardi e dormirà in un letto che non è il loro, per non disturbarla. Sceglie i mezzi che la porteranno lontano: zaffiri, un sacchetto che il marito tiene in cassaforte per le trattative con il Consorzio, e la sua automobile. Arriverà al confine, comprerà il silenzio degli uomini alla dogana e inizierà una nuova vita, al sicuro, senza mai essere trovata. Mette in atto il piano.

Passano solo poche pagine, e il piano sfuma: Marlene sbanda e finisce fuori strada con l’auto; le ferite la uccideranno a breve, e se non quelle allora il gelo della notte alpina. È un Bau’r a salvarla: Simon Keller, il padrone di un maso arroccato in una delle zone meno battute di tutte le vallate circostanti. Temporaneamente: Herr Wegener scopre la fuga della moglie prima di quanto previsto e le mette alle calcagna l’Uomo di Fiducia, il sicario del Consorzio.

Le ferite, il marito che teme, l’assassino di cui è ignara; qual è il pericolo maggiore per Marlene? Simon Keller sembra essere l’unica fonte di sicurezza e protezione. Eppure un alone di mistero emana dal suo maso. E dai suoi animali, i maiali, i ragazzi, cui è tanto affezionato da attribuire nomi umani; soprattutto la prediletta: Lissy. ‘Dolce Lissy, piccola Lissy’, canta assorto Simon Keller, sempre preoccupato perché ‘Lissy ha fame’.

Lissy, Luca D’Andrea, Einaudi, 2017.

La narrazione di D’Andrea procede per enigmi, misteri svelati e colpi di scena che si susseguono per tutte le quattrocento pagine del suo ultimo romanzo, intitolato, appunto, Lissy. Un buon thriller, non a caso scelto per il catalogo Einaudi. Bella l’ambientazione montana, cara all’autore, originario degli stessi luoghi che racconta. Bello anche che ogni personaggio veda narrata la propria storia: Marlene, figlia di contadini di montagna ossessionata dalla pazzia e dal denaro; Herr Wegener, orfano che si vende come spia ora ai tedeschi ora agli italiani; Simon Keller, testimone impotente dell’uccisione della sorella Elizabeth da parte del padre; persino l’Uomo di Fiducia, che non sente niente, se non la paura di non essere reale.

Eppure Lissy rimane solo un buon thriller appunto, che con qualche pagina in meno sarebbe stato sicuramente più digeribile. Lo salvano le Alpi, la montagna difficile la cui presenza si fa sempre più intrusiva nel corso della storia, fino alla proclamazione a protagonista assoluta. Il mondo della criminalità si mischia alla sua tradizione in un binomio inconsueto, ma non disturbante; la quotidianità con l’elemento magico, incarnato nella figura del Bau’r, inscindibilmente legata anche a un’interpretazione della religione in chiave naturalista, che dà ascolto alle voci che vengono da dentro, e non perdona le colpe dei padri, che ricadono sui figli, generazione dopo generazione, senza via d’uscita. I traumi del passato non abbandonano chi li subisce, la solitudine scava rughe più profonde del duro lavoro, del freddo o del senso di colpa.

D’Andrea propone una storia che scorre veloce come la sua prosa nonostante i tanti enigmi da sciogliere. Appassionante; buon intrattenimento; nulla di più.


FONTI

Lissy, Luca D’Andrea, Einaudi, 2017. 

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