Nella sede K21 della Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen a Düsseldorf si può ammirare e sperimentare una delle opere più ambiziose e spettacolari del panorama artistico e culturale contemporaneo. Si tratta dell’installazione “In Orbit” dell’artista, architetto e performer argentino Tomás Saraceno, che la progettò tra il 2011 e il 2013 in collaborazione con ingegneri, architetti e biologi.

L’opera è composta da tre reti in acciaio, sovrapposte e comunicanti tra loro, sospese a più di 25 metri da terra. Tra le reti sono inoltre posizionate quattro sfere gonfie d’aria, di cui due trasparenti ed una riflettente.

L’opera può essere ammirata sia dal basso, ovvero dalla cosiddetta “piazza” del K21, un cortile interno coperto anch’esso dalla moderna cupola vetrata che sovrasta l’edificio, così come dall’ultimo piano del museo, dal quale si accede all’opera.

Installazione “In Orbit”, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf

Il visitatore è libero di godere dell’opera da terra, come anche di entrare fisicamente nell’installazione stessa. La grande particolarità dei lavori di Saraceno è proprio la forte interazione con il pubblico che, in un certo senso, diventa coautore stesso dell’opera, modificandola, trasformandola e riadattandola con il proprio peso corporeo.

All’ultimo piano della Kunstsammlung, ovvero all’accesso dell’installazione, bisogna separarsi da tutti i propri oggetti personali e si è invitati ad indossare una tuta che ricorda molto le uniformi degli astronauti. Ciò è richiesto sia per entrare nello spirito dell’opera, che invita a sperimentare la sensazione di essere in orbita, che anche per salvaguardare il pubblico, nella piazza sottostante, dalla caduta accidentale di oggetti dall’alto.

Nell’installazione di Saraceno c’è indubbiamente un aspetto fortemente ludico ed è il visitatore che può scegliere come fruirla. Essa può infatti essere sperimentata come “un parco giochi”, come ambiente altamente fotogenico per un sensazionale scatto da mettere su Instagram, o si può invece sperimentarla “nello spirito” del suo creatore, artista che indaga i comportamenti umani e le ripercussioni che il singolo ha sulla collettività.

Con i suoi lavori Saraceno propone “nuovi mondi”: egli ha affermato che le sue opere possono essere considerate come dei moduli, potenzialmente utilizzabili per un progetto molto più ampio, come ad esempio una città sospesa tra le nuvole. In Orbit non è solo un’architettura visionaria e fortemente utopica, ma come altre installazioni dell’artista argentino sprona il visitatore ad interrogarsi sul nostro stesso mondo, sulle interazioni con le altre persone e sulle conseguenze delle proprie azioni. Spostandosi sulla rete il visitatore, con il suo movimento, provoca delle ripercussioni nei movimenti degli altri e li destabilizza. Ovviamente, è vero anche il contrario.

L’artista vuole invitarci a riflettere sui nostri comportamenti e a trovare un punto d’equilibrio che ci consenta di restare tutti quanti sulla rete senza farci entrare in collisione uno con l’altro.

La metafora non è nemmeno poi tanto velata e si riferisce alla nostra società che deve oggi trovare nuovi punti di equilibrio, imparare a convivere con persone di diverse culture, con le quali è necessario imparare a comunicare e a collaborare, per riuscire a trovare una stabilità per tutti su quella fragile rete che è l’universo.

L’atelier dell’artista si trova a Berlino, città che più di ogni altra in Europa è diventata il simbolo della nostra nuova società multietnica europea.

L’arte di Tomás Saraceno è fortemente poliedrica, ha un aspetto ludico, uno creativo, uno utopico, uno scientifico, uno sociologico. Eppure, è meravigliosamente compiuta e armonica nelle sue sfaccettature: un mondo che ancora non è, ma che potrebbe essere.


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