Avevamo questo confuso insieme di canzoni. Non sarebbe stato di certo un album coerente. Così pensammo di frammentarlo e frammentarlo ancora, fino a quando non diventarono cinque.”

Ad inizio 2017 Stu Mackenzie, voce della formazione australiana, aveva confessato i futuri piani della band: 5 album in 12 mesi. Ora, questo può essere interpretato come terrorismo psicologico: nella realtà odierna chiunque può produrre un album sdraiato sul divano in mansarda, il mercato musicale è decisamente intasato di prodotti qualitativamente discutibili e i suddetti se ne escono con “quest’anno facciamo 5 album”. Ero pessimista, con Nonagon Infinity i sette di Melbourne avevano notevolmente alzato l’asticella e di certo non si tratta di un album partorito in un paio di mesi. Così i King Gizzard & the Lizard Wizard si lanciano in un’impresa “alla Buckethead” e ci consegnano in ordine cronologico:

  • Flying Microtonal Banana (Flightless, 24 febbraio 2017)
  • Murder of the Universe (Flightless, 23 giugno 2017)
  • Sketches of Brunswick East (Flightless, 18 agosto 2017)
  • Polygondwanaland (Flightless, 17 novembre 2017)
  • Gumboot Soup (Flightless, 31 dicembre 2017)

Cercare di descrivere la musica dei King Gizzard non è impresa facile e rientrano di diritto nell’elenco delle band “strane”, quelle da cui puoi aspettarti davvero di tutto, quelle che quando stai guidando e per sbaglio partono dalla playlist devi delle scuse ai passeggeri. Possiamo tentare di catalogarli come Prog o Psych-rock, è infatti la componente eclettico-psichedelica il substrato comune alle loro composizioni ma come specifica Stu:

[…] possiamo usarlo per comodità (il termine “psichedelico”), ma la faccenda è più complessa”

Possiamo quindi focalizzare l’attenzione sui dettagli, abbellimenti e caratteristiche peculiari che emergono dal fondale psichedelico per descrivere ogni album come entità distinta.

“Quest’anno abbiamo cominciato a sperimentare con una chitarra microtonale […]. Abbiamo finito per dare a ognuno un budget di 200$ per comprare strumenti e renderli microtonali.”

Artwork di “Flying Microtonal Banana” a cura di Jason Galea

Così viene partorito Flying Microtonal Banana, il primo album dell’anno, per gioco, perfettamente in linea con l’atteggiamento della band che da sempre ha dato prova di non prendersi troppo sul serio. Psych-rock, musica araba, una Zurna, riff che strizzano l’occhio a Hawkind e Zeppelin: inizio col botto.

La matrice rock dei sixties è predominante anche nel successivo Murder of the Universe, colonna sonora alle vicende di Han-Tyumi, cyborg che vuole distruggere il mondo con il suo letale vomito. WOW. L’intero album è un’orgia allucinogena, sound cinematografico che calza a pennello per il concept alquanto demenziale del disco. Ecco una caratteristica peculiare della band australiana: il debole per i concept album. Ogni release ha una propria identità, musicale e/o narrativa, ben distinta ed è unica all’interna della discografia.

Sketches from Brunswick East nasce in collaborazione con il complesso jazz australiano Mid High Club. “Sketches” si riferisce al fatto che l’album è stato registrato in tempi brevi (circa tre settimane) ed è un riferimento a Sketches from Spain, acclamatissimo album di Miles Davis. Si tratta di fatto dell’album con la più evidente componente jazzistica.

Ed eccoci finalmente a Polygondwanaland, l’album che ha contribuito maggiormente a spandere il verbo dello Stregone Lucertola. Sicuramente per l’eccelsa componente musicale ma soprattutto perché:

Questo album è GRATUITO. Gratuito da scaricare e se volete, gratuito per farne delle copie. Fatene delle cassette, dei CD e dei vinili.”

Il quarto album è appunto, come annunciato sulla pagina Facebook del gruppo, completamente gratuito, forse un regalo ai fan che hanno già svuotato completamente le tasche per tenere testa alla prolificità della band. Ciò è dannatamente punk. I King Gizzard spingono al limite l’etica del DIY (Do It Yourself) donando a chiunque la possibilità di “innescare nuove collaborazioni, amicizie tra persone con interessi comuni, stimolare la nascita di cose che durino a lungo nel tempo, non solo materiali ma anche in termini di creatività e rapporti umani.”  Oggi Polygondwanaland viene stampato in tutto il mondo nelle versioni più fantasiose possibili, esperimento riuscito.

 

Come promesso il 31 dicembre esce Gumboot Soup, l’ultimo della saga 2017. L’album non sembra seguire una traccia particolare, forse “soup” si riferisce al fatto che qui dentro i King Gizzard hanno inserito di tutto un po’. Ennesima acclamazione da parte della critica e i nostri chiudono l’anno in bellezza.

I King Gizzard & The Lizard Wizard hanno appagato ampiamente le aspettative e sono riusciti a coniugare produttività, qualità ed ecletticità. Il loro segreto? Sembra che la maggior parte della musica venga scritta a seguito di jam sessions improvvisate e quindi ci sia una buona dose di casualità in quello che fanno, che caratterizza anche i loro imprevedibili live.

La band australiana esce vittoriosa dal 2017, e attendiamo con ansia che inizi a stupirci anche in questo nuovo anno.

 

Extra: Che musica ascoltano i King Gizzard?


Fonti: