La Basilica di San Vitale a Ravenna è uno dei più famosi esemplari di luogo di culto dell’arte paleocristiana e bizantina, tanto che dal 1996 è diventata patrimonio dell’UNESCO all’interno del sito seriale i “Monumenti paleocristiani di Ravenna”.

L’inizio della costruzione della cattedrale risale al 530 d.C. su ordine dell’allora vescovo Ecclesio, ma venne completata e consacrata nel 548 dall’arcivescovo Massimiano, dopo che l’imperatore Giustiniano aveva riconquistato il controllo sulla città di Ravenna.

L’architettura dell’edificio mostra chiaramente la combinazione degli elementi architettonici romani, come la cupola, la forma dei portali e le torri, con gli elementi bizantini, come l’abside poligonale e i capitelli.

Cupola della Basilica di San Vitale, Ravenna

La pianta ottagonale della basilica non è percepita dal visitatore quando si trova all’interno, questo effetto è ottenuto al susseguirsi di ritmi articolati dai numerosi archi che così rendono indeterminato lo spazio interno; l’ambiente centrale della basilica è caratterizzato dalla cupola emisferica che viene sostenuta da otto arcate su grandi pilastri.

Pianta della basilica

Ad avere un ruolo centrale nella struttura della basilica non sono solo le forme particolari e i diversi stili di architettura, ma anche la luce che grazie alle diverse angolazioni in cui entra nella basilica permette il crearsi di un effetto luminoso che allarga ancora di più gli spazi del luogo.

Ciò che caratterizza particolarmente la fama della basilica ravennese è certamente lo sfarzo delle decorazioni di marmi pregiati e dei suoi mosaici: le decorazioni principali si concentrano nella zona dell’abside: qui i mosaici raffigurano personaggi in varie posizioni (di fronte, centrali o di tre quarti) e dietro di essi lo sfondo è un tripudio del colore oro che serve a insinuare l’idea di trovarsi su un piano al di là del tempo e dello spazio. In origine, però, la decorazione della basilica era molto più ricca di quella arrivata fino a noi, il pavimento era anch’esso coperto interamente da mosaici, ma di esso ne rimangono solo alcuni frammenti.

Nei due riquadri ai lati dell’abside è raffigurata la corte dell’imperatore Giustiniano e dell’imperatrice Teodora.

Mosaico del corteo di Giustiniano
Mosaico del corteo di Teodora

 

Giustiniano I è una delle figure storiche del VI secolo d.C., fu imperatore di Bisanzio dalla morte dello zio Giustino I ed è noto soprattutto per il riordinamento del diritto romano nel Corpus Iuris civilis (“Corpo del diritto civile”); dell’imperatrice Teodora invece sono giunte fino a noi poche fonti attendibili che possono illuminarci sulla sua figura. L’unico avvenimento certo e documentato è quando, in una delle tante rivolte religiose che il marito Giustiniano dovette affrontare nel suo regno, Teodora mostrò tutto il suo carattere; Giustiniano e la sua corte erano ormai prossimi alla fuga, ma lei li convinse a restare e a combattere perché:

“La morte è meglio dell’esilio e la porpora è il migliore dei sudari”

Con queste parole convinse il marito a restare e lo aiutò a salvare l’impero.

Giustiniano e Teodora qui sono rappresentati con l’intenzione di mostrare tutto il loro prestigio: la decorazione dello sfondo dorato da un’idea di uno spazio irreale e ultraterreno, quasi ad elevarli a uno status di divinità, le loro figure sono ritratte frontalmente e poste al centro della scena circondati dai dignitari di corte e dalle guardie. La raffigurazione bidimensionale dei personaggi tipica dei mosaici e dell’età giustinianea accentua la stilizzazione delle figure, ma non manca di idealizzare il ruolo dell’imperatore e dell’imperatrice con l’ausilio delle aureole.

Il mosaico, omaggio a Giustiniano e Teodora, esprime in modo simbolico l’unione tra l’Impero bizantino e la Chiesa di Ravenna, testimoniando la devozione dell’imperatrice Teodora al cristianesimo che in vita in realtà non si recò mai nella città di Ravenna.