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17 ottobre 2018

Dossier| Microsoft Hololens, il futuro dei computer

Dossier| Microsoft Hololens, il futuro dei computer

Sono arrivati anche in Italia gli Hololens, accolti nel mondo dei blog di settore da altissime aspettative, ma visti ancora con una certa freddezza dal grande pubblico. Eppure questa nuova tecnologia creata da Microsoft promette di trasformare il nostro concetto di reale e virtuale. Infatti qui non si parlerebbe più né di realtà virtuale né di realtà aumentata, ma di una rivoluzionaria realtà mista.

La realtà virtuale è la simulazione estremamente realistica, immersiva, a 360 gradi, che dispositivi come Samsung Gear VR, PlayStation VR, Oculus Rift e HTC Vive riescono a creare. Ma bastano anche le cardboard di Google, in cui inserire cellulari supportati, per trasformare il proprio dispositivo mobile in un ambiente virtuale. Infatti il principio alla base della realtà virtuale è quello di astrarre, grazie a questi strumenti o grazie al proprio cellulare trasformato in visore, dalla realtà circostante per immergersi in un’altra realtà, vissuta come un’esperienza a tutti gli effetti: l’immedesimazione è totale perché questi dispositivi seguono i movimenti della testa (e in alcuni casi anche delle mani), dando così la sensazione di trovarsi dentro un altro mondo e di vivere in prima persona un’altra realtà. Rispetto a questo scenario la realtà aumentata si differenzia per il fatto che non astrae affatto dalla realtà fisica: mira piuttosto ad aggiungervi informazioni aggiuntive. Era essenzialmente l’obiettivo dei Google Glass, un progetto che però non ha mai visto la luce ed è stato abbandonato.

L’ambizione di Microsoft con gli Hololens è di rilanciare le sperimentazioni sulla realtà aumentata, portandole a un livello ancora più avanzato, arrivando alla definitiva fusione del virtuale con il reale. In questo senso si parla di realtà mista, perché non si tratta né di astrarsi dalla realtà circostante, né di aggiungervi qualche informazione aggiuntiva grazie a un motore di ricerca integrato negli occhiali: l’obiettivo è proprio quello di trasformare i visori in computer che renderanno il virtuale parte integrante della realtà fisica. Gli Hololens infatti sono dei grandi occhiali dotati di una visiera semitrasparente e di una lente-schermo (oltre a sensori vari, speaker, telecamere a infrarossi per tracciare i movimenti): la lente-schermo dietro la visiera dà l’illusione che siano proiettati ologrammi tridimensionali nella realtà. Con gli ologrammi si può interagire non solo mediante gli occhi o la propria posizione, ma anche attraverso la voce e le mani, oltretutto senza bisogno di ulteriori strumentazioni (come sensori o guanti). Il termine ologramma rischia però di trarre in errore, sia in eccesso sia in difetto. In eccesso, perché gli ologrammi alla Star Trek non necessitano di strumentazioni visive correttive, mentre negli Hololens la realtà tridimensionale aggiuntiva esiste solo per il tramite dei visori. Ma il concetto di ologramma rischia anche di sottostimare la vera rivoluzione apportata dagli Hololens nel mondo della realtà virtuale, aumentata o mista: gli Hololens sono dei veri e propri wearable computer.

Sugli Hololens infatti gira praticamente lo stesso Windows 10 che è presente sui computer. Non si tratta quindi soltanto di un bel giocattolino per suscitare qualche reazione estasiata di fronte alla commistione tra 3D e realtà fisica: le potenzialità dello strumento sono enormemente più ampie. Potenzialmente potrebbero cambiare la nostra concezione del computer come strumento, come oggetto e come funzionalità. Se Steve Jobs, con la sua intuizione che “il miglior puntatore con cui siamo nati” sono le nostre dita, rivoluzionava il mondo dei cellulari, ora gli Hololens annunciano di rivoluzionare il modo con cui ci interfacciamo ai computer: non c’è più bisogno di mouse, tastiere o trackpad perché “il miglior puntatore con cui siamo nati” sono i nostri occhi, le nostre mani, i nostri movimenti, le nostre parole, cioè in pratica noi stessi. Così il computer si avvicinerebbe molto a diventare, per dirla con McLuhan, una nostra protesi, un potenziamento dei nostri stessi sensi, in un panorama in cui i confini tra reale e virtuale sarebbero decisamente più sfumati e indistinti rispetto a come ci appaiono adesso.

Certamente c’è ancora da lavorare per raggiungere un simile traguardo, perché allo stato attuale gli Hololens hanno ancora una visuale molto ristretta: il campo visivo infatti soffre ancora di un certo “effetto-finestra”, che rende poco naturale l’esperienza e ne limita i movimenti. Inoltre, pur essendo già abbastanza leggeri, una migliore portabilità li renderebbe più naturali e più comodi da indossare per lunghe durate. E soprattutto il prezzo di vendita è ancora decisamente fuori dalla portata di tutti: si aggira sui 3000$.

Il progetto è ancora allo stadio iniziale e quindi non vanno esagerati a dismisura i suoi attuali limiti: innanzitutto perché ciò che già permette di fare è molto promettente e al di sopra dei competitor, al momento quasi tutti concentrati essenzialmente su di un uso prettamente ludico o al massimo culturale. Gli Hololens invece promettono molto di più: la loro particolarità di essere dei computer tridimensionali che si interfacciano con la realtà sta già trovando interessanti applicazioni in ambito lavorativo. Anche in questo senso si giustifica l’attuale prezzo: il settore a cui guarda Microsoft è quello business.

Del resto in svariati campi lavorativi gli Hololens stanno già facendo presagire tutte le loro potenzialità. Importanti aziende leader si sono interessate al nuovo progetto di Microsoft e gli utilizzi di questa nuova tecnologia sono già parecchio interessanti. Gli ologrammi 3D proiettati in ambienti reali hanno infatti suscitato l’attenzione del mondo dell’architettura e dell’ingegneria industriale. Ford e Iveco hanno stretto accordi commerciali con Microsoft per l’utilizzo degli Hololens. Ford ha subito individuato in questa nuova tecnologia lo strumento per ridisegnare le modalità di progettazione: infatti grazie alla realtà mista è possibile valutare dal vivo, in scala reale e in maniera immersiva, ogni possibile opzione di design. Iveco invece vede negli Hololens una nuova interessante possibilità per rafforzare e migliorare ulteriormente i rapporti con i clienti: infatti grazie ai visori Microsoft può dare alle persone interessate ai propri veicoli la possibilità di vedere immediatamente gli effetti di ogni loro proposta di personalizzazione. Anche in ambito medico i possibili utilizzi sono molto promettenti e già ora hanno dato buoni risultati. Gli Hololens infatti permettono di studiare in maniera altamente realistica e immediata la migliore disposizione delle apparecchiature mediche in una sala operatoria, una decisione molto importante per il buon esito di un’operazione. Ma la tecnologia Microsoft a base di ologrammi, speaker e sensori di movimento ad alta definizione può permettere pure a chirurghi dall’altra parte del mondo di partecipare a distanza, come ologrammi, a operazioni chirurgiche: è quello che è avvenuto al Royal London Hospital lo scorso Ottobre. Perfino il mondo del no profit ha subito colto le enormi potenzialità di questa tecnologia: qualche mese fa infatti Save The Children ha organizzato a Casa Microsoft un percorso esperienziale (Fino all’ultimo bambino) che grazie agli Hololens ha permesso di vivere in prima persona le drammatiche condizioni in cui si trova a vivere chi è costretto a fuggire dalla guerra e ad emigrare in Italia in mezzo a mille difficoltà. Pure negli ambienti culturali le applicazioni si annunciano più promettenti rispetto alla realtà virtuale. In realtà come musei, accademie, teatri ecc., piuttosto che isolare i visitatori con ricostruzioni puramente virtuali, gli Hololens permettono di combinare ai resti storici, ai manoscritti, alle pièce teatrali ulteriori ricostruzioni tridimensionali che possono aiutare a ricostruire la storia e l’idea originale del manufatto all’epoca del suo massimo splendore, o possono rendere ancora più immersiva un’esperienza scenica senza astrarre dalla realtà.

Il futuro dei computer quindi potrebbe passare dai nostri stessi occhi: una rivoluzione destinata a modificare il concetto di reale e virtuale e a trasportare il mondo dei computer praticamente in noi stessi.

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