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16 agosto 2018

L’addio dei The Dillinger Escape Plan

L’addio dei The Dillinger Escape Plan

A 20 anni di distanza dalla pubblicazione del primo omonimo EP, i The Dillinger Escape Plan decidono che è arrivato il momento giusto per sciogliersi.

Che eredità lasciano alle nuove band?

Di tutta la discografia del quintetto del New Jersey è sicuramente il primo full-length Calculating Infinity (Relapse Records, 1999) ad aver lasciato un’impronta indelebile nel panorama del metal estremo. La band mette da subito in mostra le caratteristiche essenziali del loro sound: riff ultra-tecnici, aggressivi e selvaggi, ritmi sincopati, frequenti variazioni di tempo e divagazioni jazz. I Dillinger danno vita con il loro primo album ad un mix corrosivo di grindcore, hardcore e free-jazz, ergendosi a pionieri di un genere che viene oggi definito Mathcore (“math” dovuto alle articolate metriche utilizzate, che spiazzano completamente al primo ascolto). Calculating infinity è brutale, ogni pezzo ci catapulta in medias res nel feroce “caos ragionato” creato dalle stridenti 6 corde del gruppo che riprendono fiato solo negli intermezzi di stampo jazzistico. Non serve dirvi quanti ascolti sono necessari per vederci chiaro nell’intricata tela poliritmica tessuta dai cinque.

Nel corso degli anni il sound del gruppo è rimasto pressoché invariato e gli album successivi possono essere catalogati come variazioni sul tema, anche se sono evidenti contaminazioni elettroniche e sporadiche aperture verso melodie più orecchiabili emerse dal secondo full-length. Ma non illudetevi, la reticenza ad intraprendere una qualsiasi linea melodica vagamente commerciale resta sempre il filo conduttore nella discografia del gruppo.

Perchè hanno deciso di abbandonare le scene?

La ragione della scioglimento sembra essere essenzialmente una: i Dillinger non vogliono diventare una parodia, una versione edulcorata dall’età di se stessi. Parola di Ben Weinman, fondatore ed unico membro da sempre nella band:

I don’t like the idea of slowing down or doing it less often, I like to just dive in full-force and take things to the extreme because that’s what this band has always been about.”

Se avete assistito ad un concerto del gruppo o anche solo curiosato su youtube non potete che condividere le parole del frontman, i live del gruppo sono primitivi, catartici, estremi e completamente fuori controllo. Lo stage è una giungla e più volte i membri sono rimasti feriti durante le esibizioni. Stage-diving da altezze improponibili, utilizzo di fuochi d’artificio senza precauzioni, defecare sul palco e lanciarla al pubblico non sono di certo roba per anziani. Perciò è di questo che si tratta, la band ha sempre regalato show esplosivi che rispecchiano a pieno la loro musica caotica, e non può che finire così.

Nel 2016 la band ha rilasciato l’ultimo album in studio Dissociation (Party Smasher Inc., 2016) a cui è seguito un lungo tour che li ha portati in tutto il globo, il grande epilogo lo show di addio: 29 Dicembre al Terminal 5 di New York. A dire il vero si tratta di una triade di “farewell show” che ha visto sul palco anche Code Orange, Daughters e ospite d’eccezione Mike Patton. La band ha utilizzato la serata del 27 Dicembre per eseguire dal vivo l’EP Irony Is a Dead Scene (Epitaph Europe, 2002) inciso insieme al cantante dei Faith No More.

DEP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il video integrale del concerto:

 

 

Fonti

 

Credits

 

 

 

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